Virginia Woolf: l’eterna scrittrice

Virginia Woolf è ancora viva. Lo è perché ci ha lasciato in eredità la sua genialità, le sue emozioni più autentice, il suo sguardo sul mondo

Nominare Virginia Woolf vuol dire parlare di Gita al faro, di Orlando e de La signora Dalloway, di romanzi che hanno fatto la storia della letteratura britannica e che sono attuali ancora oggi. Come lo è lei, viva ed eterna. Una fonte d’ispirazione per le donne di ogni età, ieri come oggi.

Si perché Virginia Woolf non è stata solo una scrittrice e una saggista, non è solo una delle figure più importanti della letteratura del XX secolo, come se da solo questo non bastasse a ricordarla oggi e per sempre, ma era anche un’attivista, una femminista, una donna impegnata nella lotta per i diritti e la parità di genere.

Intelligente, colta e curiosa, affamata di cultura e di mondo, ma anche tormentata dai demoni interiori, da dolori del passato e del presente, consumata dalls una malattia. Ecco chi era la donna dietro la grande scrittrice.

Virginia Woolf

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.”

Il 25 gennaio del 1882 nasceva a Londra Adeline Virginia Stephen, successivamente Woolf, la più grande scrittrice e saggista britannica del mondo. Appassionata di scrittura sin da bambina, inizia la sua carriera professionale nel 1905 per il Times per poi dedicarsi completamente all’attività di autrice. Se da una parte può vantare un successo tempestivo, confermato dal pubblico intellettuale di lettori ai quali si rivolge, dall’altra deve fare i conti con le sofferenze che ha vissuto durante l’infanzia.

Da piccola, infatti, Virginia e sua sorella subiscono delle violenze sessuali da parte dei loro fratellastri, George e Gerald Duckworth, nati dalla relazione precedente della madre, di cui parlerà la scrittrice più avanti.

Nel 1985, invece, dovrà dire addio per sempre a sua mamma trovandosi davanti a un lutto devastante che la segnerà per sempre. È questo il momento durante il quale la sua malattia si manifesta per la prima volta.

Virginia Woolf soffriva di un disturbo bipolare che la portò per tutta la vita ad avere sbalzi d’umore, profonde crisi depressive ed esaurimenti nervosi alternati a periodi apparentemente felici. A questi si aggiungevano anche forti emicranie e insonnia che la rendevano spesso impossibilitata a lavorare, a scrivere. È lei stessa a raccontare di sentire delle voci maschili nella sua testa, che la torturano e la tormentano, voci che la spingono a tentare il suicidio, più e più volte.

È in questi anni di sopravvivenza contro i suoi demoni che il suo matrimonio con Leonard Woolf la fa sprofondare nella disperazione più assoluta, nella contraddizione inaccettabile tra l’amore infinito nei confronti del suo compagno e la consapevolezza della sua malattia. Virginia per diversi anni fu rinchiusa in una stanza buia vigilata costantemente da un infermiere e curata con tranquillanti e farmaci. È lei stessa a renderci partecipe dei suoi tormenti, della sua follia che definisce a tratti divertente, di quei momenti di rabbia sfogati sul marito, ma anche di quelli di calma e di serenità dove poteva analizzare quello che aveva dentro, e da quello plasmare i suoi personaggi, le sue storie.

La femminista anticonformista

Da sempre abituata a frequentare salotti letterali e ambienti colti, Virginia Woolf sviluppa ben presto un’idea che si contrappone a quelle del tempo, che sfida coraggiosamente. Si avvicina al movimento delle suffragette e diventa una grande sostenitrice dei movimenti femministi e della parità di genere. Il suo status di intellettuale femminile lei lo rivendica apertamente, lo fa nei saggi e nei romanzi, lo fa per dare la voce a tutte le altre donne.

Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?

Il saggio narrativo Una stanza tutta per sé, un pilastro per il movimento femminista, rappresenta perfettamente tutto il suo pensiero. È in questo che denuncia le discriminazioni ai danni delle donne, che affronta in maniera arguta e mirata il sistema patriarcale che considera l’uomo come essere superiore sottolineando la mancanza di libertà, di espressione e di spazi della controparte femminile. La Woolf esorta le donne a rivendicare i loro diritti e presta a loro la sua voce.

La grande scrittrice

Da una parte la donna fragile e tormentata, quella che non riesce a superare la morte dei suoi genitori, che non sa mettere a tacere le voci nella sua testa, quella che accetta a fatica di essere anche una creatura sessuale, oltre che intellettuale, dall’altra la grande scrittrice.

Dopo le prime collaborazioni con riviste letterarie pubblica il suo primo romanzo La crociera, nel 1915. Viveva per scrivere e viceversa, lo faceva in quel capanno del giardino della casa di Rodmill, che lei chiamava la casetta. Lo faceva a piedi scalzi e guardandosi intorno. Lo faceva ascoltando quello che provava dentro e quello che sentiva fuori. Non si limitava solo a descrivere quello che accadeva, lei riusciva a dare forma alle cose non dette attraverso la sua penna.

Lo faceva con un linguaggio fluido, emozionale e intenso, raffinato sì ma diretto. Virginia Woolf era tutti i suoi personaggi e loro erano lei. Il riflesso di tutto ciò che era stato e che poteva essere, le mancanze, i dolori, le consapevolezze. La coscienza e l’incoscienza. Eccola la vera forza di una scrittrice immensa, quella che risiede nelle sue osservazioni trascritte su carta.

Ma il peso da portare, per essere riuscita a catturare e portare nel cuore tutto ciò che c’era fuori, era alto. In una delle sue più forti crisi depressive Virginia si riempie le tasche di sassi e si getta nel fiume Ouse, annegando. Il suo corpo sarà ritrovato giorni dopo.

«Carissimo,
sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E stavolta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone avrebbero potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so. Vedi non riesco neanche a scrivere questa mia come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere felici più di quanto lo siamo stati noi.

(Lettera di Virginia Woolf al marito)

Eppure Virginia Woolf è viva. Lo è perché ci ha lasciato in eredità i suoi scritti, la sua genialità, i pensieri del suo cuore e i suoi sguardi sul mondo. Lo è perché lotta ancora per le donne e con le donne e lo farà per sempre.

Virginia Woolf

Virginia Woolf