La farfalla e il calabrone: l’amore irragionevole di Italo Calvino e Elsa De’ Giorgi

"Dovremmo cercare di proiettare su di esso le luci migliori, perché ci soccorra sempre. Sarà anche l’unico modo che abbiamo di non riprendere a farci del male, so che per questo ci sarà un tributo di dolore da pagare"

Ma come possono amarsi una farfalla e un calabrone? Probabilmente in maniera folle e irragionevole, impossibile, come Italo Calvino ed Elsa De’ Giorgi hanno fatto. Perché ci hanno provato tanto, forse troppo, a sincronizzare il loro volo per proseguire insieme, ma non ce l’hanno fatta come ricorda lo scrittore: “Ma certo il tuo ritmo è ritmo di farfalla solare e flessuosa, il mio è ritmo di calabrone che fa vibrare le sue elitre cartacee e nere come l’inchiostro”.

Così è nata la leggenda della farfalla e del calabrone che, come i personaggi delle Fiabe Italiane di Italo Calvino sono destinati a vivere per sempre nella memoria degli altri. Ma loro, non erano frutto della penna dello scrittore. Loro erano reali, così come lo era il loro amore. Perché lui, a Elsa, aveva consegnato il suo cuore e probabilmente, se avesse potuto, le avrebbe donato il mondo intero.

Ma certe storie, è evidente, sono destinate a non durare. Quella di Italo ed Elsa, però, resta in quelle 400 lettere intrise di passione disperata, inquietudine e sentimento ardente, un patrimonio epistolare dall’intenso valore, secretato però dalla vedova Calvino Esther Judith Singer.

Italo Calvino

Italo Calvino

Il primo incontro

Nel 1955 Italo Calvino e Elsa de’ Giorgi si incontrano a Firenze. Lui ha 32 anni, ed è uno dei più giovani e promettenti scrittori della scuderia Einaudi. Vive in un camera ammobiliata a Torino ed è ufficialmente riconosciuto come un uomo rigoroso e tutto d’un pezzo. Lei ne ha 40 di anni, e vive in una villa aristocratica a Roma con suo marito.

Elsa, attrice e scrittrice, è bella, anzi bellissima al punto tale che in molti le consigliano di dedicarsi solo ed esclusivamente al mondo del cinema perché è in quello che è destinata a brillare. Ma lei no, è determinata a far comprendere a tutti che oltre a un bel corpo c’è di più. Anche se poi non rinuncerà mai a quell’atteggiamento da diva che le rimediava, inevitabilmente, gli sguardi degli altri e i corteggiamenti di tutti gli uomini che incontra.

Galeotto è il suo ingresso a Einaudi e la pubblicazione di Coetani. Il libro di Elsa che viene affidato per l’editing a Calvino. I due si incontrano, si guardano e scoppia la scintilla. Forse fievole per Elsa, sicuramente impetuosa per Italo Calvino che da quel momento si lascia andare a passioni tormentate nei confronti della donna.

L’amore clandestino

Sposata con il conte Sandrino Contino Bonacossi, Elsa vive in una villa bellissima a Roma frequentata dai personaggi più illustri del tempo come Alberto Moravia, Renato Guttuso e Carlo Levi. Ma una scusa, per allontanarsi dal tetto coniugale e raggiungere Italo, lo trova sempre.

Lui la cerca in ogni momento della sua vita, scrive di giorno e di notte, lo fa per lei, anche quando viene evitato. Ma la passione scoppia e i due iniziano a fare la spola tra Torino e Roma, incontrandosi a metà strada o incontrandosi nei treni per stare insieme, anche solo per una notte. Nell’estate del 1955 la donna di trasferisce a Sanremo e i due riusciranno a stare insieme, a viversi di più, ma sempre in clandestinità.

Se mi mancasse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgomitolerebbe addosso. Tu sei un’eroina di Ibsen, io mi credevo un uomo di Cechov. Ma non è vero, non è vero. Gli eroi di Cechov hanno la pateticità e la nobiltà degli sconfitti. Io no: o vinco o mi annullo nel vuoto incolore

Elsa De' Giorgi

Elsa De’ Giorgi

Le lettere di Italo calvino

Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia. E questo tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente, lo giudico un’intrusione di un moti psicologico completamente estraneo all’atmosfera che deve reagire tra noi

Il patrimonio epistolare che lo scrittore ci ha lasciati è l’eredità più grande di un amore tormentato, irrequieto e passionale, lo stesso però che dà a Calvino la forza e l’energia di andare avanti. La razionalità controllata dello scrittore è ormai un solo ricordo: la frenesia di incontrare la sua Elsa, di amarla, gli fa battere il cuore come un adolescente.

Dopo ogni incontro con Elsa, Calvino prende la sua penna e scrive: “Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro, siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore”.

Sono 400, in tutto, le lettere dello scrittore destinate alla sua Elsa di cui oggi abbiamo testimonianza grazie ad alcune pubblicazioni del tempo e al libro scritto dalla De’ Giorgi in cui racconta la sua storia d’amore con lo scrittore.

Il Raggio di Sole

Quella tra Italo e Elsa è una relazione intellettuale e passionale: ogni opera di Calvino, prima della sua pubblicazione, passa tra le mani della sua amata. Il suo giudizio, per lo scrittore, è più importante di ogni cosa. Perché lei è il suo Raggio di Sole, anagramma del nome di Elsa e simbolo della luce che illumina le sue giornate e il suo cuore. È a lei che dedica Fiabe Italiane, probabilmente immaginando che lui e la sua Elsa fossero come i protagonisti di quel libro.

“Quando non mi senti all’altezza del tuo ritmo lo dici subito. Ma certo il tuo ritmo è ritmo di farfalla solare e flessuosa, il mio è ritmo di calabrone che fa vibrare le sue elitre cartacee e nere come l’inchiostro. Tu sei la vita per me, la vita che si cerca di inseguire e talora di dominare e racchiudere ma che sempre ci sovrasta”

L’addio

Ma il sentimento dirompente di Italo Calvino non ce l’ha fatta, da solo, a far funzionare la storia. Sceglie di allontanarsi per il troppo mal d’amore provocato dalle continue disattenzioni di Elsa che, intanto, è impegnata nella ricerca del marito. Dopo la scoperta del tradimento, infatti, Sandrino Contino Bonacossi lascia la moglie e sparisce per un anno.

È quella l’occasione per uscire allo scoperto, per vivere la relazione sotto la luce del sole, la stessa di cui era permeata la vita dello scrittore da quando c’era il suo Raggio di Sole. Ma il punto di equilibrio non si trova, neanche adesso.

“Dovremmo cercare di proiettare su di esso le luci migliori, perché ci soccorra sempre. Sarà anche l’unico modo che abbiamo di non riprendere a farci del male, so che per questo ci sarà un tributo di dolore da pagare” scrive Italo Calvino in una delle ultime lettere alla sua Elsa dicendogli così addio per sempre.

Italo Calvino

Italo Calvino

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