Latte acido, usi alternativi: dalla pulitura dell’argento al nutrimento per piante

Quali sono gli usi alternativi del latte acido: possiamo sfruttarlo in mille modi diversi, ma ci sono alcune piccole regole da seguire

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Quante volte ci siamo ritrovate davanti al frigorifero, magari la mattina presto mentre prepariamo il caffè, solo per scoprire il latte è scaduto o magari è diventato acido? Il primo istinto, quasi un riflesso condizionato, è quello di buttare la confezione. Ma fermiamoci un secondo: quello che stiamo per gettare può essere un ingrediente prezioso che può esserci d’aiuto in mille modi diversi. Il latte acido, infatti, grazie alla naturale formazione dell’acido lattico, può diventare un alleato per la pulizia della casa e persino per la salute del nostro angolo verde. Ma ci sono alcuni aspetti da considerare per usarlo nel modo corretto e senza correre rischi.

Fertilizzante per piante

Sapevate che le nostre piante hanno bisogno di calcio proprio come noi? Il latte acido è un integratore naturale in questo caso, ma attenzione: non dobbiamo mai versarlo puro nel vaso, perché rischieremmo di soffocare le radici e creare cattivi odori. La regola d’oro che dobbiamo sempre tenere a mente è la diluizione. Il rapporto ideale è di 1 a 4: una parte di latte per quattro parti di acqua.

È più utile per alcune piante che hanno un maggiore fabbisogno di calcio, come i pomodori nel nostro orto sul balcone, ma anche le rose o le ortensie che abbiamo in giardino. Se abbiamo delle piante che faticano a crescere, magari possiamo provare a irrigarle con questa miscela una volta ogni due o tre settimane. Ci raccomandiamo in particolar modo sulla frequenza di utilizzo: è un rimedio puramente indicativo, e non possiamo esagerare con le dosi, altrimenti le piante non ne gioveranno affatto.

Lucidante naturale

Quante volte abbiamo rinunciato a usare quel bel vassoio o le posate d’argento solo perché erano diventate scure e opache? L’ossidazione dell’argento è un processo naturale, ma non è sempre necessario comprare paste abrasive che, a lungo andare, finiscono per rigare la superficie. Il latte acido è un’alternativa che può dimostrarsi efficace, a patto che seguiamo il giusto metodo: dobbiamo solo immergere gli oggetti in una bacinella con il latte scaduto e aggiungere qualche goccia di limone.

L’acido lattico e il limone non intaccano il metallo: lasciamo gli oggetti in immersione per circa mezz’ora, poi passiamoli con un panno morbido. Noteremo subito la differenza: saranno molto meno opachi e l’argento tornerà a splendere in modo naturale. È fondamentale, però, risciacquare bene sotto l’acqua corrente e asciugare ogni pezzo con cura; l’umidità residua, infatti, è la prima causa di nuove macchie. Meglio quindi organizzare questo momento quando non abbiamo fretta, così da prenderci cura al meglio dell’argenteria.

Pulizia del rame e ottone

Gli oggetti in rame e ottone sono bellissimi da vedere, ma sappiamo bene quanto possa essere frustrante vederli annerire o coprirsi di quella patina verdastra dovuta all’ossidazione. Non è incuria, è semplicemente la natura che fa il suo corso. Il rame e l’ottone, infatti, reagiscono costantemente con l’ossigeno presente nell’aria e con l’umidità che abbiamo in casa. È un processo chimico chiamato ossidazione: in pratica, il metallo crea una sorta di ‘pelle’ protettiva esterna — quella patina scura che vediamo — per difendersi dagli agenti esterni. Se poi teniamo questi oggetti in cucina, i vapori dei grassi e il calore velocizzano ancora di più il processo.

Spesso compriamo prodotti specifici dall’odore pungente, ma abbiamo un’alternativa: sempre il latte acido. Il procedimento è davvero pratico: prendiamo un vecchio pentolino di rame o un candelabro in ottone, e passiamo sulla sua superficie un panno imbevuto di latte acido. Per le zone più difficili, possiamo aiutarci con uno spazzolino da denti. Lasciamo agire il latte per qualche minuto e, quando la patina scura inizierà a sciogliersi, passiamo un panno pulito per rimuovere i residui e risciacquiamo bene con acqua fresca. Anche in questo caso vale il consiglio di prima: cerchiamo sempre di risciacquare al meglio, di togliere ogni residuo di latte acido, e di asciugare con un panno senza tenere residui, anche minimi.

Quando non usare il latte acido

In un periodo in cui cerchiamo tutte di stare più attente agli sprechi, imparare a riciclare quello che abbiamo già in dispensa è una scelta da promuovere e fin troppo spesso sottovalutiamo quanto i rimedi delle nostre nonne fossero pratici: il recupero del latte acido è di certo interessante ma, come per ogni rimedio naturale, è fondamentale conoscere anche i suoi limiti. La prima regola riguarda il giardino: non dobbiamo mai usare il latte sulle piante che non sopportano i terreni acidi. Pensiamo alla lavanda, al rosmarino o alla salvia, che sono piante mediterranee abituate a terreni poveri, sassosi e soprattutto alcalini. Versare del latte alla loro base, anche se diluito, potrebbe cambiare il pH del suolo in modo troppo brusco, mettendo in difficoltà le radici e portando, alla fine, al deperimento della pianta.

Consideriamo inoltre che il latte è una sostanza organica e, se non viene rimosso correttamente dopo la pulizia, tende a decomporsi ulteriormente, emanando un odore sgradevole che può persistere per giorni. Per questo motivo, è essenziale risciacquare sempre molto bene ogni superficie che abbiamo trattato, che siano le piastrelle o un oggetto in metallo. Evitiamo poi di usare il latte su tessuti porosi o tappeti dove non possiamo effettuare un risciacquo perfetto: il liquido penetrerebbe nelle fibre diventando impossibile da togliere del tutto.

Come sempre, un consiglio per la sicurezza: se il latte nel cartone presenta muffe scure o un odore così forte da essere nauseabondo, vuol dire che la carica batterica è troppo alta. In quel caso, meglio evitare di usarlo: il riutilizzo è una scelta promossa, ma la nostra sicurezza deve sempre venire al primo posto.