Calluna, come coltivare e dove posizionare la pianta che resiste al freddo

La calluna resiste al freddo e vive all’aperto tutto l’anno: cosa sapere sull'esposizione, sulle annaffiature e sulle cure invernali

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Tra ottobre e novembre riempie i banchi dei vivai, in vasetti rosa, bianchi o viola già pronti per balconi e fioriere: la calluna è una delle piante che vediamo più spesso in autunno. Al freddo non cede e va coltivata all’aperto, anche in pieno inverno, a patto di darle quello che chiede: un posto luminoso e un terriccio acido, che lasci scolare l’acqua. Resistere all’inverno e fiorire d’inverno, però, sono due cose diverse. La pianta supera bene i mesi freddi, ma la fioritura segue un calendario suo, legato alla cultivar.

Calluna, le caratteristiche della pianta e quando fiorisce

Il nome botanico è Calluna vulgaris, in italiano brugo. Piccolo arbusto sempreverde della famiglia delle Ericaceae, cresce spontaneo in Europa e in Asia Minore, nelle brughiere e sui suoli poveri. Forma cuscini fitti e bassi, con foglie minuscole, simili a squame, strette lungo i rametti. Il fogliame può essere verde, giallo oro, arancio o rosso, e in alcune cultivar d’inverno vira al bronzo.

I fiori sono piccolissimi, a quattro petali, riuniti in spighe bianche, rosa o porpora. Compaiono tra l’estate e l’autunno, con fioriture che vanno da luglio a novembre e tempi che cambiano parecchio da una pianta all’altra. Molte callune vendute in autunno appartengono alle cosiddette bud bloomers, i cui boccioli restano chiusi e mantengono il colore a lungo. Bellissime in vaso, meno utili alle api, che trovano polline e nettare nelle forme tradizionali.

E l’erica? Le due piante vengono confuse spesso, anche sui cartellini, ma appartengono a generi distinti, con richieste e calendari propri. L’Erica carnea, per esempio, fiorisce dall’inizio dell’inverno alla primavera e tollera anche i terreni calcarei; la calluna vuole un suolo acido.

Dove posizionare la calluna tra balcone e giardino

Dà il meglio in pieno sole, in un punto aperto e luminoso: lì fiorisce di più e mantiene compatta la forma. Tollera una mezz’ombra leggera, come quella sotto alberi alti e radi, ma l’ombra fitta la indebolisce; le cultivar a foglia dorata, in particolare, hanno bisogno di tanta luce per conservare il loro colore.

Sul balcone il discorso si complica d’estate, perché la calluna soffre il caldo umido e prolungato: un vaso esposto a sud, accanto a un parapetto in muratura, si scalda e si asciuga in poche ore. Lì qualche ora di riparo nel primo pomeriggio la aiuta a superare luglio e agosto. Su un balcone esposto a est, o in giardino, il sole pieno va benissimo tutto l’anno.

Una cosa è certa: la calluna è una pianta da esterno. Il soggiorno riscaldato, con l’aria secca e la luce scarsa, la mette in difficoltà, e in casa può stare giusto qualche giorno, come decorazione. Sul balcone sistemiamola dove l’acqua scola via facilmente e dove il vaso resta sotto gli occhi, così da controllarne l’umidità.

Quale terreno scegliere per coltivare la calluna

Essendo un’acidofila, ama i terreni acidi, cioè con un pH inferiore a 7, che corrisponde alla neutralità. In genere indica un pH di 6,5 o meno, e la pianta cresce al meglio intorno a 5,5. In un terreno calcareo, invece, stenta e deperisce poco a poco, ma non facciamo l’errore di sottovalutare il drenaggio.

In natura vive su terreni leggeri e sabbiosi, dove l’acqua passa in fretta, e nei suoli pesanti e sempre bagnati le radici marciscono. In vaso la strada è più lineare: un terriccio per acidofile, lo stesso che si usa per azalee e ortensie. E se il giardino ha un terreno calcareo? Per saperlo serve un test: i kit per misurare il pH si trovano a prezzi contenuti. Se il suolo è alcalino, la calluna va coltivata in vaso o in una fioriera riempita di terriccio acido.

Come piantare la calluna in vaso e in piena terra

I periodi giusti sono la primavera e l’autunno, in base al clima della zona: dove l’inverno è rigido, la primavera lascia alle radici il tempo di sistemarsi. Le piante comprate in autunno si mettono a dimora subito, con qualche annaffiatura in più se il tempo resta asciutto.

Per il vaso partiamo dal contenitore, che deve avere buoni fori di scolo, e riempiamolo di terriccio per acidofile. Sfiliamo la calluna dal vasetto di plastica e, se le radici formano una matassa compatta, allentiamole appena con le dita. La zolla va sistemata alla stessa altezza di prima, a filo con il terriccio; pressiamo leggermente intorno e annaffiamo con abbondanza.

In giardino il lavoro comincia dal terreno, con il test del pH e un controllo del drenaggio: un po’ di terriccio di foglie ben decomposto mescolato alla terra di scavo prepara la buca. La zolla si sistema in modo che i rametti più bassi si appoggino al suolo e la parte alta delle radici resti coperta, si pressa con le mani e si annaffia a fondo.

Quanto annaffiare la calluna e quando concimarla

Meglio guardare il terriccio, come facciamo già per le altre piante; se i primi centimetri sono asciutti, annaffiamo; se sono ancora freschi, rimandiamo di un giorno. La zolla va tenuta umida; secca del tutto, la pianta soffre, mentre zuppa d’acqua rischia di marcire. Più attenzione per le piante in vaso, dove la poca terra si asciuga in fretta, e per quelle appena messe a dimora. In piena terra, superata questa fase, diventano piuttosto resistenti alla siccità. In vaso il controllo va fatto tutto l’anno, inverno compreso.

Sul concime dobbiamo puntare alla leggerezza; in piena terra, su un suolo fertile, se la cava con una pacciamatura di terriccio di foglie, da distribuire ogni anno tra novembre e febbraio. In vaso, dove la terra si impoverisce più in fretta, si usa un fertilizzante per acidofile: granulare a lenta cessione a marzo o aprile, oppure liquido durante la bella stagione, alle dosi indicate in etichetta.

Come curare la calluna in inverno

Rustica e abituata ai climi del Nord Europa, la calluna passa l’inverno all’aperto, ma quanto freddo sopporti dipende dalla cultivar. In giardino le cure invernali sono minime: la pacciamatura di terriccio di foglie protegge le radici durante le gelate. In vaso il nemico vero è l’acqua ferma, perché un terriccio fradicio per settimane fa marcire le radici. Teniamo vuoti i sottovasi, alziamo il vaso con un paio di piedini e, nei periodi di piogge insistenti, spostiamolo sotto una tettoia. Teli e ricoveri in casa restano per le situazioni estreme, come vasetti minuscoli in zone con gelate lunghe.