Il castello di Lude, un incanto del Rinascimento

Da fortezza medievale a dimora rinascimentale: storia, stanze arredate e giardini spettacolari del castello di Lude, gioiello ancora abitato della Sarthe

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Serena De Filippi

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Nella campagna francese, ai confini storici tra Angiò, Maine e Turenna, sulle rive di un fiume dal nome ingannevole, sorge il castello di Lude. Ingannevole perché scorre il Loir, non la Loira. Eppure è proprio Lude a guadagnarsi il titolo di castello più a nord dell’intera Valle della Loira. Un posto un po’ defilato rispetto alle rotte più battute, e forse per questo ancora più prezioso.

La storia del castello di Lude

La storia del luogo comincia prima dell’anno Mille, quando Lude occupava una posizione strategica ai confini dell’Angiò e la città doveva difendersi dalle incursioni normanne. Di quella prima fase rimangono testimonianze documentarie, ma non è certa la posizione della più antica motta feudale. La grande fortezza in muratura, all’origine del castello visibile oggi, prese invece forma progressivamente tra il XIII e il XV secolo. Sei torri, profondi fossati a secco e passaggi sotterranei voltati ne fecero un importante caposaldo militare, coinvolto anche nella Guerra dei Cent’anni. Sei torri, fossati scavati a secco, cunicoli sotterranei. Un caposaldo militare.

Castello di Lude, gli esterni
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Castello di Lude, gli esterni

Nel 1425 furono gli Inglesi a impadronirsi di Lude, presidiandolo per due anni con una guarnigione consistente. La reazione francese arrivò sul finire del 1427: Ambroise de Loré guidò l’assalto, e al suo fianco combatté anche Gilles de Rais. Qualche anno dopo, nel 1457 il castello passò nelle mani di Jehan de Daillon, ciambellano e uomo di fiducia di Luigi XI. Da quel momento cominciò una lenta metamorfosi, portata avanti non da una sola persona ma da un’intera dinastia. Furono i discendenti di Jehan, generazione dopo generazione, a trasformare l’austera fortezza in una residenza.

Tra loro spicca Jacques de Daillon, compagno di Francesco I, che insieme ai suoi successori chiamò artisti italiani per rifare il volto dell’edificio. Le feritoie lasciarono il posto a grandi finestre a crociera, scolpite e aperte alla luce, e sulle facciate comparvero i medaglioni a rilievo ispirati all’iconografia romana. Un dettaglio che rende Lude un caso raro: è l’unico castello francese ad aver conservato questo ornamento tipico del Rinascimento italiano.

All’inizio del Seicento una nuova campagna di lavori ridisegnò la corte d’onore secondo uno stile di transizione, ancora legato al tardo Rinascimento francese ma già orientato verso una maggiore regolarità e simmetria. E tra queste mura passarono ospiti di primissimo piano: re Enrico IV nel 1598 e Luigi XIII nel 1619, senza dimenticare la penna arguta della marchesa di Sévigné.

La linea dei Daillon si spense alla fine del Seicento, e dopo alcuni passaggi ereditari il castello fu venduto nel 1751 a Joseph Duvelaer, alto dirigente della Compagnia francese delle Indie Orientali. La sua erede, la marchesa de la Vieuville, lasciò un segno visibile ancora oggi: fece costruire l’ala neoclassica in tufo bianco, affidandola all’architetto Vincent Barré sotto il regno di Luigi XVI, e difese il castello durante la Rivoluzione. I discendenti proseguirono l’opera nell’Ottocento. Oggi Lude appartiene ai conti de Nicolaÿ, la stessa famiglia che se ne prende cura da circa 260 anni, uno dei pochissimi grandi castelli della zona ad essere ancora abitato davvero.

Lo stile e l’architettura

La pianta è rimasta quella quadrata delle origini medievali, con le poderose torri agli angoli e i fossati a secco a ricordare il passato difensivo. Ma ogni facciata è differente, come se il castello avesse cambiato d’abito a ogni epoca senza mai dismettere il precedente.

È stata conservata l’impronta del primo Cinquecento, con le finestre riccamente lavorate e i medaglioni scolpiti che sono il vero fiore all’occhiello. C’è la corte d’onore seicentesca, dove pilastri e lastre di marmo compongono un insieme equilibrato ed elegante. E c’è l’ala settecentesca in tufo, la nobiltà misurata del neoclassicismo. Tre gusti, tre secoli, affiancati senza stridere.

Cosa vedere

La visita dà accesso a diverse stanze arredate; il pezzo più curioso è lo studiolo all’italiana, un piccolo studio privato decorato con affreschi attribuiti alla scuola di Raffaello.

Le ali nord e sud custodiscono gli ambienti di rappresentanza; in biblioteca si trovano arazzi fiamminghi, nella sala da ballo c’è un soffitto rinascimentale, o ancora il camino monumentale in pietra della sala da pranzo. Salendo tra i piani si incontrano i saloni settecenteschi, la sala di caccia con i suoi trofei e gli appartamenti riservati agli ospiti. E dopo un restauro recente si può percorrere la grande scalinata decorata della torre nord, che porta a nuovi ambienti ricreati nell’atmosfera ottocentesca del castello.

Nel piano interrato si aprono le cucine a volta del Quattrocento, tra le pochissime cucine medievali sopravvissute in Francia insieme a quelle di Fontevraud e di Montreuil-Bellay. Vennero utilizzate per circa cinque secoli, prima di essere chiuse per alcuni decenni nel Novecento, quando al pianterreno fu allestita una cucina moderna. Restaurate e rimesse in funzione nel 1993, hanno conservato il forno per il pane, i grandi camini con girarrosto e calderone, il forno in ghisa e il montacarichi meccanico ottocentesco. In occasioni particolari, soprattutto durante le Journées gourmandes, vengono ancora utilizzate per preparare confetture con la frutta raccolta nell’orto del castello.

I magnifici giardini

Ai piedi del castello si stende uno dei motivi che da soli giustificano il viaggio. Otto ettari di giardini, riconosciuti dal Ministero della Cultura come Jardin Remarquable, scanditi da centinaia di metri di mura, balaustre e siepi potate con precisione millimetrica.

Le prime sistemazioni risalgono al Seicento, quando lo spazio tra il castello e il fiume venne modellato su terrazze digradanti, affacciate sulla valle da un’elegante balaustra di pietra. Ma la fisionomia attuale si deve soprattutto a Édouard André, il paesaggista che alla fine dell’Ottocento disegnò ampi giardini di gusto romantico, poi allargati con un parco all’inglese sull’altra riva del Loir.

Oggi gli spazi nati per funzioni più pratiche sono cambiati: il vecchio fossato è entrato nel disegno ornamentale del parco, mentre l’area bassa verso il fiume è stata trasformata in una composizione ordinata di gusto francese. Tra gli interventi più recenti c’è il giardino dell’Éperon, quasi uno spazio narrativo, tra percorsi, rose e fioriture prolungate che accompagnano buona parte dell’anno.

L’orto, esteso per due ettari e disegnato da Édouard André nel 1880, comprende serre, un’aranciera, alberi da frutto, fiori e ortaggi rari. Essendo una parte privata della tenuta, apre normalmente al pubblico un fine settimana al mese da maggio a settembre e in occasione di alcuni appuntamenti speciali. Tra questi c’è la Fête des Jardiniers, organizzata dal 1994 nel primo fine settimana di giugno con vivaisti, orticoltori, artigiani e professionisti del paesaggio.