Inverness è la Capitale delle Highlands scozzesi, sul fiume Ness: qui la storia si sente nell’aria. E su una collina che domina tutto c’è lui: il Castello di Inverness, in arenaria rossa, con le torri che guardano giù sulla città e sul fiume. Un posto che ha attraversato quasi mille anni di storia scozzese, tra assedi, incendi, regine ed eserciti, e che è diventato, tra le altre cose, lo sfondo reale della tragedia più famosa di Shakespeare.
La storia del Castello di Inverness
Prima del castello che vediamo oggi ce ne sono stati molti altri, tutti costruiti più o meno sullo stesso punto. Non è una coincidenza: quella collina sul Ness era strategicamente perfetta. Una fortificazione esisteva già nel VI secolo, quando San Columba – abate irlandese, missionario instancabile – visitò la fortezza del re dei Pitti Brude. Non era ancora il castello di Inverness, era qualcosa di molto più primitivo, su Craig Phadrig, la collina dall’altra parte del fiume. Ma il sito era già importante.

L’XI secolo vede il primo castello vero sul posto attuale. Lo costruisce Malcolm III, detto Canmore, in terra e legno, con fossato e bastioni. Una struttura difensiva, niente di sontuoso. Suo figlio Davide I lo rafforza; da questo momento in poi la storia del castello diventa una sequenza di eventi violenti, quasi senza respiro.
Il 1308 è una data che vale la pena ricordare: Robert the Bruce conquista il castello e lo demolisce deliberatamente. Meglio distruggerlo che lasciarlo ai nemici: una logica militare brutale ma efficace. Ci vorrà un secolo prima che qualcuno pensi seriamente a ricostruirlo. Il conte di Mar comincia i lavori nel 1412, questa volta in pietra.
Nel 1428 succede una cosa abbastanza singolare: Giacomo I convoca ad Inverness i capi delle Highlands, li fa venire al castello e poi li arresta. Tutti. Una trappola in piena regola, che scatena decenni di attacchi di rappresaglia da parte dei MacDonald, Signori delle Isole, nel 1455, 1462, 1491.
Il Cinquecento porta uno degli episodi più complessi dell’intera storia del castello. Nel 1562 Maria Stuarda, Regina di Scozia, si presenta davanti ai cancelli e le viene negato l’ingresso. Ordine di George Gordon, conte di Huntly, che governava la fortezza. I suoi sostenitori reagiscono, assediano la fortezza, la prendono in tre giorni e il custode Alexander Gordon viene impiccato.
Nel Seicento c’è la Guerra dei Tre Regni, con il castello che passa tra Covenanter e realisti più volte. Sopravvive, viene ristrutturato in una torre di cinque piani. Oliver Cromwell nel frattempo costruisce una cittadella più vicina al fiume, ma quella struttura dura pochissimo, viene demolita nel giro di un decennio. Parte delle sue pietre finisce reimpiegata nel castello.
Il Settecento porta al castello due momenti da raccontare separatamente. Il primo è il 1715: una rivolta giacobita, il castello occupato, poi abbandonato in fretta. Gli Hannover lo ribattezzano Fort George e lo trasformano in guarnigione militare. Il secondo momento arriva dopo ed è definitivo. Carlo Edoardo Stuart – il Giovane Pretendente, The Young Chevalier o Bonnie Prince Charlie – è in marcia verso Culloden con il suo esercito. Prima di partire, ordina di radere al suolo il castello. Non vuole lasciare ai britannici una struttura militare funzionante.
La rinascita arriva nell’Ottocento, quando si decide che Inverness ha bisogno di strutture giudiziarie degne di questo nome. L’architetto William Burn progetta l’edificio attuale in arenaria rossa, costruito in due momenti distinti: il tribunale negli anni Trenta del 1800, la prigione nel decennio successivo. Nel 1896 davanti al castello viene eretta una statua di Flora MacDonald, eroina delle Highlands, opera dello scultore Andrew Davidson.
Lo stile del Castello di Inverness
Il castello che si vede oggi non assomiglia a quello che la maggior parte delle persone immagina sentendo la parola “castello scozzese”. Non è medievale nell’aspetto, non ha quella patina romantica che ci si aspetta dalle Highlands. È un edificio ottocentesco, progettato con una precisa intenzione estetica, che riprende alcune forme della tradizione castellana senza imitarla pedissequamente.
A renderlo tanto caratteristico è l’arenaria rossa, un colore che cambia durante la giornata: più chiaro al mattino, quasi mattone bruciato quando il sole è basso nel pomeriggio. La struttura è composta da due corpi principali con torri angolari, sobria, più istituzionale che romantica. Del resto nasce come tribunale e prigione, non come residenza nobiliare, e questa origine si legge nelle linee dell’edificio.
La posizione però gli dà una presenza scenografica: visto dal basso, dalle rive del Ness, sembra incombere sulla città in modo quasi teatrale. E in certi momenti, come con le nuvole basse tipiche delle Highlands, o con la nebbia mattutina sul fiume, l’effetto è davvero notevole.
Cosa vedere
L’Inverness Castle Experience ha aperto al pubblico nel 2026, dopo una trasformazione profonda degli spazi interni ed esterni. Aperto tutto l’anno, racconta la storia delle Highlands attraverso percorsi narrativi e installazioni che coprono secoli di vicende scozzesi. È un modo diverso di visitare un castello, basato più su un’esperienza immersiva.

I giardini esterni sono accessibili liberamente, ed è proprio qui che si trova uno dei punti panoramici più belli della città. Da lassù si vede il fiume, i ponti, i tetti di Inverness e, nelle giornate limpide, le montagne all’orizzonte. La statua di Flora MacDonald è qui, austera e silenziosa.
Il legame con Shakespeare e Macbeth
Difficile parlare di Inverness senza arrivare qui. In Macbeth, Shakespeare colloca a Inverness il castello di Macbeth e ne fa il teatro dell’uccisione di Re Duncan: il delitto da cui prende avvio tutta la tragedia del potere, della colpa e della rovina. Il legame letterario con la città, quindi, è reale e fortissimo. Va però detto con chiarezza che non si tratta dell’edificio che vediamo oggi: il castello attuale è ottocentesco, mentre quello evocato dalla tragedia appartiene a un’altra epoca.
Nel tempo, Inverness è diventata soprattutto un luogo simbolico nell’immaginario legato a Macbeth. Le Highlands, con i loro cieli bassi, le brume e i paesaggi severi, continuano ancora oggi a sembrare il fondale naturale di quella tragedia: un mondo in cui ambizione e presagi sembrano appartenere alla terra stessa.