Sui passi di Emma Gatewood, la straordinaria signora degli Appalachi

Arriva in Italia il bestseller di Ben Montgomery nella traduzione di Terre di Mezzo. La storia di una donna (coraggiosa e incredibile) che - a 67 anni - si è messa in cammino

“Era alta meno di un metro e sessanta, pesava quasi settanta chili e fino a quel momento il suo unico corso di sopravvivenza erano state le lunghe giornate passate a sgobbare in fattoria”. Così viene descritta Emma Gatewood da Ben Montgomery, autore della prima e unica biografia della donna che per prima e all’età di 67 anni percorse nel 1955 il Sentiero degli Appalachi (l’Appalachian Trail), l’itinerario escursionistico più famoso degli Stati Uniti, lungo 3.500 km lungo la costa orientale, dalla Georgia al Maine.

La sua storia, famosissima oltre oceano, arriva in Italia nella traduzione italiana di Terre di Mezzo, dal 16 dicembre in libreria, con una Guida escursionistica in appendice a cura di Ilaria Canali, della Rete Nazionale Donne in Cammino (e firma di DiLei). Il libro, che s’intitola “La signora degli Appalachi Grandma Gatewood, in solitaria lungo il sentiero più famoso d’America”, racconta da una parte l’avventura a piedi di colei che fu celebrata come una eroina nazionale, Emma Gatewood, nota poi alla stampa come Grandma Gatewood, regalando suggestioni sui punti di maggior interesse dell’Appalachian Trail, dall’altra ci rivela il passato drammatico di questa donna prima che si mettesse in cammino.

Scopriremo che Emma, come tutti gli eroi, convive con dolori, fragilità e vulnerabilità che rendono ancora più speciale la sua impresa e arricchiscono di domande la lettura. Lei, madre di 11 figli e nonna di 23 nipoti, è stata vittima per moltissimi anni di violenza domestica e ha avuto il coraggio di abbandonare il marito, dichiarandosi poi nelle interviste alla stampa, semplicemente una “vedova”. Basta questo per intuire la forza di Emma e anche l’economia di sistema delle sue scelte, il riuscire a fare a meno del superfluo, metaforicamente e concretamente, voltare pagina e iniziare un cammino da sola di migliaia di chilometri nella natura più selvaggia dei Monti Appalachi, tra orsi neri, serpenti, uragani, senza mai fermarsi, con la pioggia o con il sole.

Il ritratto della personalità di Emma Gatewood che ci regala Ben Montgomery grazie a un inedito accesso ai suoi diari e corrispondenze, ci fa amare di lei il coraggio, la sua incredibile determinazione, il suo atteggiamento di perpetua fiducia nel cammino, nonostante le intemperie affrontate tra cui due veri e propri uragani. Emma Gatewood, che quando arrivò alla fine del suo cammino sul Monte Katahdin, nello stato del Maine, ultima tappa del sentiero, aveva consumato tre paia di scarpe, perso 10 chili, percorso una media di 30 km al giorno e come zaino aveva una semplice sacca del peso di 10 kg, cantò l’inno patriottico “America, the beautiful” e disse “avevo detto che lo avrei fatto e l’ho fatto!”.

Un libro che mette al centro la storia di una donna in cammino molto amata anche in Italia, Paese che ha visto la nascita della “Rete Nazionale Donne in Cammino” proprio in risposta al crescente successo del camminare al femminile. Non a caso Terre di Mezzo ha affidato a Ilaria Canali, ideatrice della Rete e del gruppo “Ragazze in Gamba”, la cura della guida escursionistica inserita in appendice alla storia di Emma Gatewood, affidando alla sua sensibilità anche una analisi della esperienza dell’Appalachian Trail da un punto di vista femminile. Anche qui infatti, come in Italia, sono moltissime le donne che affrontano questo sentiero e l’Appalachian Trail Conservancy, ente preposto alla cura e gestione del sentiero insieme ad altri, ha creato anche dei webinar di formazione dedicati alle donne così come dei podcast per la promozione delle storie delle donne in cammino sull’Appalachian Trail.

Emma Gatewood

Ma come si fa a percorrere questo sentiero? Come ci si prepara? Che zaino occorre preparare?

Sono domande che troveranno risposta nel libro, con una avvertenza: non siamo tutte Emma Gatewood e dovremmo prendere lezioni di serendipity ed essenzialità. Per un trekking così lungo, di 3.500 km, lei era partita senza un vero e proprio zaino, ma solo con una sacca cucita da lei stessa e del peso di appena 10 kg, in cui aveva inserito le seguenti cose: “salsicce di Vienna, uva passa, noccioline, dadi da brodo, latte in polvere, una confezione di cerotti, un flacone di tintura di iodio, delle forcine e un vasetto di pomata balsamica Vicks, le ciabatte e il vestito a quadretti che avrebbe potuto rispolverare se mai avesse dovuto rendersi presentabile e infine ficcò dentro un cappotto caldo, una tenda da doccia per ripararsi dalla pioggia, dell’acqua potabile, un coltellino svizzero, una torcia, delle mentine, la sua penna e un taccuino Royal Vernon Line, pagato venticinque centesimi da Murphy’s”.

E armata di queste poche cose e tantissima curiosità “eccola, il 3 maggio 1955, con le sue Ked di tela ben allacciate, all’estremità sud del Sentiero degli Appalachi, il più lungo percorso a piedi ininterrotto al mondo, davanti alle vette che si stagliavano contro l’orizzonte bluastro slanciandosi verso il paradiso e che per giorni si sarebbero spiegate ai suoi occhi. Di fronte a quell’aspro paesaggio di fiumi tumultuosi e rocce ostili c’era una donna, madre di undici figli e nonna di ventitré nipoti”.

Tutti pronti per sognare con lei leggendo il libro di Terre di Mezzo e prepararsi all’avventura americana che il gruppo delle Ragazze in Gamba ha già pianificato: l’estate 2022 sarà in cammino sull’Appalachian Trail nella prima spedizione internazionale della Rete Nazionale Donne in Cammino. “E allora, forse, saremo un po’ tutte Emma Gatewood”, ci dice Ilaria Canali.

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