Alzheimer, nuova tecnica per la diagnosi e nuove cure

Morbo di Alzheimer: in arrivo nuove terapie e la possibilità di diagnosi precoce della malattia grazie alla combinazione di Pet e puntura lombare

Il morbo di Alzheimer è una malattia neuro-degenerativa cronica che porta al drastico calo delle capacità cognitive di chi ne è affetto. Ad oggi non esiste una cura definitiva contro questa malattia, ma la diagnosi precoce risulta determinante per limitare i suoi effetti più devastanti. Un nuovo protocollo diagnostico efficace è stato presentato nel corso degli ultimi giorni al Convegno di Neuroscienze, tenutosi presso l’Università di Milano-Bicocca. Questa nuova procedura potrà essere utilizzata non solo per diagnosticare l’ Alzheimer, ma anche di prevedere quali individui rischiano di ammalarsi ancor prima di manifestare i sintomi tipici di demenza.

Il nuovo protocollo diagnostico si basa sulla combinazione di due tecniche, la PET (tomografia ad emissione di positroni) e la puntura lombare. Le due analisi permettono di determinare l’accumulo di proteina beta-amiloide (responsabile del processo neurodegenerativo) sia a livello cerebrale sia nel liquido cerebrospinale. Quando la beta-amiloide si accumula nel cervello, i suoi livelli diminuiscono nel liquido cerebrospinale. Le concentrazioni di beta-amiloide possono essere determinate a livello cerebrale grazie alla PET, mentre i livelli nel liquido cerebrospinale sono determinati attraverso una puntura lombare.

Secondo le ricerche più recenti, l’accumulo di beta-amiloide può avere inizio già dieci anni prima della comparsa dell’Alzheimer, ecco perché le due tecniche risultano efficaci anche per la diagnosi precoce. Le novità nella lotta contro l’Alzheimer non riguardano solo le tecniche diagnostiche: durante il convegno di Neuroscienze di Milano, sono state proposte anche delle cure sperimentali ritenute efficaci se somministrate ai pazienti nei primi stadi della malattia o che ne manifestino i primi sintomi.

Alcune di queste terapie si basano sull’utilizzo di molecole in grado di bloccare la produzione di proteina beta-amiloide, così da prevenire il suo accumulo. Altre cure prevedono l’utilizzo di speciali anticorpi, somministrati mediante iniezione sottocutanea o endovena, capaci di rimuovere la beta-amiloide che risulta già accumulata nel tessuto cerebrale. Questi anticorpi sono stati prodotti in laboratorio e programmati in modo da poter arrivare al cervello, legare la proteina in eccesso e trasportarla attraverso il torrente circolatorio dove sarà eliminata dall’ organismo.

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