Filippo Nardi, perché nel 2020 non si può più parlare di goliardia

La squalifica di Filippo Nardi dal "Grande Fratello Vip" e le sue giustificazioni meritano una riflessione sulla cultura maschilista difficile da superare

C’è una cosa che mi ha colpito dell’eliminazione di Filippo Nardi dal Grande Fratello Vip, la sensazione che lui non abbia capito perché quello che ha detto abbia scatenato un polverone.

Nonostante il “conte” si sia scusato, c’è una frase che tradisce il suo stato d’animo al momento di lasciare la Casa di Cinecittà e la pronuncia mentre si affanna a preparare in fretta e furia le valigie: “Non ho bestemmiato, chiedevo sempre a loro se stessi esagerando”, dice riferendosi agli autori con cui i concorrenti parlano nel confessionale.

Sorvoliamo per un attimo sul fatto che Filippo Nardi fosse a un reality show visto da milioni di persone (al quale lui aveva già partecipato, tra l’altro) e che quindi avrebbe dovuto riflettere già da solo sul comportamento da tenere. Quello che colpisce è che fosse stupito della portata mediatica scatenata dalle sue parole e da come la produzione non lo abbia avvisato di mettere un freno alla lingua.

Questo significa che un uomo fatto e finito non abbia ancora capito che nel 2020 certe frasi non sono più ammissibili. Che non basta nascondersi dietro la solita scusa dello scherzo e della goliardia. La volgarità non è goliardia. Quelle parole non fanno ridere.

Il problema, quando ci si trova davanti a queste situazioni, è molto più complesso di quanto si creda. Nella vicenda di Filippo Nardi si innesca una combo micidiale: un maschilismo introiettato e inconsapevole e una dinamica di gruppo che esaspera le cose.

Partiamo dalla seconda. Nel gruppo, fisico o virtuale, si tende sempre a esagerare, per emergere, per distinguersi e cercare approvazione. E le battutacce sono da sempre l’argomento in cui è più semplice fare branco, trovare complicità. Questo vale a maggior ragione quando si è gli ultimi arrivati e si cerca in tutti i modi di inserirsi. È un corto circuito in cui si incappa inconsapevolmente e che viene alimentato anche dalle reazioni altrui. Difficilmente in un gruppo di soli uomini qualcuno alzerà la mano per sottolineare comportamenti inappropriati o volgari. Anzi, sempre per la stessa dinamica anche gli altri sono portati a ridere per non essere giudicati, per assimilarsi al gruppo.

La stessa cosa, in fondo, era successa qualche anno fa, quando Salvo Veneziano, sempre al GF Vip aveva pronunciato altri commenti sessisti e decisamente violenti nei confronti di un’altra concorrente, Elisa De Panicis. Gli altri concorrenti avevano riso a crepapelle, finendo anche loro nel turbinio di polemiche.

Anche in quella occasione l’ex pizzaiolo era rimasto sbalordito dalla eco mediatica scatenata dal suo comportamento, ai suoi occhi innocente, e dalla decisione di squalificarlo. Anche in quella occasione lui stesso aveva chiesto scusa insistendo col dire di non essere una persona violenta, dimostrando di non centrare il nocciolo della questione. Noi donne non pensiamo che se uno fa un commento spinto, con allusioni sessuali o violente sia di per sé una persona violenta. Il problema è che c’è una differenza tra un complimento e un’esternazione volgare. E quella differenza sta nella considerazione che si ha del corpo di una donna.

Le parole di Filippo Nardi, come quelle di Salvo Veneziano, ponevano la figura femminile in una condizione di oggetto, non di soggetto. E per di più di oggetto passivo, che subisce un’azione da parte dell’uomo. Questo è il concetto più difficile da far comprendere quando si parla di situazioni di questo tipo.

Mi ritrovo spesso a commentare con altri uomini fatti del genere e la verità è che molti non riescono a cogliere questa linea sottile. Il più delle volte sono portati a pensare che si stia esagerando in senso opposto, che ormai non si possa fare più una battuta, che la tendenza sia quella di puntare il dito per tutto.

Come se fosse una moda.

Non si crede fino in fondo che qualcosa sia cambiato. Che le cose debbano cambiare. Si crede che sia un vento passeggero. E da qui la resistenza a comprendere davvero.

A capire che noi donne siamo stufe di sentir parlare di goliardia, siamo stufe di non poter camminare liberamente per strada senza che arrivi un fischio, una parola di troppo. Siamo stufe di dover spiegare quando quella parola è il troppo.

Qualche giorno fa su Instagram mi sono imbattuta, grazie a Carlotta Vagnoli, autrice e attivista per i diritti delle donne, in un sondaggio realizzato dalla community di Girls Against Oppression. Niente di scientifico, ben inteso, ma una provocazione. La piattaforma ha chiesto alle sue follower cosa avrebbero fatto se, per 24 ore, non ci fossero stati uomini nel mondo. A stupire è la semplicità di alcune risposte, che “fanno capire benissimo la paura e la meccanicità con cui (noi donne, ndr) facciamo molte delle azioni quotidiane più comuni”, commenta Carlotta.

Ebbene, la maggior parte delle risposte verteva sulla possibilità di fare una passeggiata, di sera, ma più in generale a qualunque ora. Altre puntavano sulla libertà di vestirsi come si vuole, altre ancora sulla possibilità di fare sport all’aria aperta o di andare a ballare. Senza ricevere commenti molesti. Senza avere paura di poter subire violenza.

Cosa c’entri tutto questo con il Grande Fratello Vip e con Filippo Nardi? Tutto. Perché il punto non è se Filippo Nardi, Salvo Veneziano o il protagonista del polverone mediatico di turno siano o no sessisti. Il punto è che si comprenda e si ammetta una volta per tutte che la cultura maschilista esiste. Che è ancora ben radicata.

E che quella che stiamo cercando di estirpare è la parte più dura a morire, quella cultura assimilata, secolare. Talmente insita nella forma mentis da non consentire a un Filippo Nardi qualunque di distinguere da solo quando la battuta supera il limite, da impedire anche ad alcune donne di vedere dove sia quel limite.

Nella vicenda di Filippo Nardi, in fondo, le parole più azzeccate, che si adatterebbero bene a tante altre situazioni simili, le ha usate Antonella Elia, per cui si può nutrire o meno una simpatia, ma che in questo caso è andata dritta al punto: “Credo tu abbia dimostrato una profonda ignoranza e grande volgarità. Non credo che tu sia dispiaciuto a sufficienza. Non credo tu ti renda conto della tua pochezza intellettuale e umana”.

Il passo avanti lo faremo quando, uno per volta, gli uomini si renderanno conto. E non chiederanno scusa solo per quieto vivere.

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Filippo Nardi, perché nel 2020 non si può più parlare di goliardia