Vasco Rossi dopo l’intervento alla schiena: “Sono morto non so quante volte”

Il rientro a casa dopo l'intervento subito e la riflessione sulla solitudine del corpo e della mente. Le parole di Vasco Rossi arrivano dritte come lame

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Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

Giornalista ed evocatrice di parole: appassionata di lifestyle, tv e attualità. Inguaribile curiosa, osserva il mondo. Spesso sorseggiando un calice di vino.

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Vasco Rossi torna a confidarsi con i suoi fan, scegliendo ancora una volta la via della più totale sincerità. Dopo aver subito un delicato intervento alla schiena, il rocker di Zocca ha affidato ai social una riflessione sulla solitudine e sulla fragilità, in un messaggio che va oltre il semplice bollettino medico. Alle spalle ci sono le ferite e le difficoltà legate alla depressione.

La riflessione di Vasco dopo l’intervento

È di pochi giorni fa la notizia del ricovero di Vasco Rossi presso la Clinica Villalba di Bologna, necessario per trattare una spondilolistesi che perdurava da quasi due anni. Come spiegato dall’equipe guidata dal professor Alessandro Gasbarrini, la procedura di decompressione lombare ha richiesto l’inserimento di quattro viti per stabilizzare la colonna e l’impianto di una protesi discale.

Un intervento tutt’altro che semplice, alla quale però il rocker aveva risposto con quel piglio ironico che da sempre lo contraddistingue: “L’operazione è riuscita perfettamente e sono già in piedi. Dovrò osservare qualche giorno di convalescenza. La cosa più grave è che mi annoierò un po’”, aveva commentato su Instagram.

Ma è con il rientro a casa che il racconto ha assunto una dimensione diversa, dando vita a un pensiero profondo sul valore delle crisi personali e su quanto siano necessarie, nella vita di ognuno: “Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi. Io per esempio sono morto non so quante volte“.

Una figura forte, che dal fisico si estende alla mente: “Si muore e se ti va bene muoiono anche certe convinzioni, le brutte idee, qualche modo di vedere sbagliato, o di pensare. In ogni caso arrivi a un punto dove in effetti ti sta crollando tutto intorno.
Sono momenti necessari anche questi. Almeno per me che sono sempre stato così – anche quando ero giovane avevo questo aspetto psicologico un po’ ballerino. Poi ora sto spesso da solo quindi non è che proprio posso evadere da me stesso… Perché magari tu nella vita esci e ti distrai. Ecco, io non è che posso uscire molto, quindi non mi distraggo. Allora rimango un po’ inchiodato“.

La solitudine e la depressione

Non è la prima volta che il Blasco affronta il delicato tema della salute mentale e della depressione. Ne ha descritto sintomi e inquietudini in alcuni suoi celebri brani, su tutti Jenny è pazza:

Jenny non sente più niente
non sente le voci che il vento le porta
Jenny è stanca
Jenny vuole dormire 

“Oggi si chiama depressione, una volta esaurimento nervoso. Mia zia mi diceva che me la curava a bastonate“, ha ironizzato – ma non troppo – su un aneddoto familiare, ponendo l’attenzione sui vecchi pregiudizi. Lo ha fatto parlando del brano Marea:

Lo so cos’è la marea
Io lo so com’è sentirsi a terra
Io non ho paura di restare solo
Quando lo dico mi vengono i brividi davvero 

Negli anni, Vasco Rossi non ha mai nascosto le fasi buie provocate da gravi lutti come la perdita del padre Carlino e dell’amico Massimo Riva, come non ha mai celato il ricorso a farmaci e terapie mirate. Per il rocker il dolore non va censurato, si deve raccontare e condividere, anche sul pentagramma.