Tony Pitony, il fenomeno che tutti vogliono. Ma che X Factor scartò

Artista del momento e autore della sigla del Fantasanremo 2026, partecipò a X Factor nel 2020 e si beccò tre no. Solo Mika ne intravide la genialità

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Sara Gambero

Giornalista esperta di Spettacolo e Lifestyle

Una laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia del Cinema. Appassionata di libri, film e del mare, ha fatto in modo che il lavoro coincidesse con le sue passioni. Scrive da vent’anni di televisione, celebrities, costume e trend. Sempre con un occhio critico e l'altro divertito.

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Tony Pitony, o TonyPitony tutto attaccato,  è l’artista cavallo pazzo del momento: trovare un biglietto per un suo concerto (affollatissimo di vip) è una impresa impossibile, ha firmato la sigla del Fantasanremo 2026, ma nel 2020, quando partecipò alle audizioni di XF Italia si beccò tre no: da Manuel Agnelli, Emma ed Hell Raton, che lo guardarono come un marziano appena sbarcato sul pianeta Terra. L’unico che intravide in lui un preparatissimo musicista dietro la maschera – già allora si presentava con la parrucca di Elvis –  fu Mika. Cantò una sua versione strampalata di Hallelujah e tra le facce shifate dei giudici, Mika pronosticò: “Lui canta molto bene, come se si stesse nascondendo ma fosse un ‘professionale’ che ha lavorato tanto”. Manuel: “Sei diabolico Mika, solo che poi lo dobbiamo cuccare noi”. E Tony tornò a casa con i pitoni nel sacco.

Tony Pitony a XF 2020
IPA
Tony Pitony a XF 2020

A rivedere oggi quel video, con Tony che è al momento l’artista più ascoltato su Spotify  e che, si scopre leggendo la sua bio, non solo ha studiato e fatto tantissima gavetta, ma è davvero un musicista con i contro attributi, ci rendiamo conto di quanto spesso anche i grandi professionisti (o professionali per dirla alla Mika) sbaglino. Manuel lo perdoniamo solo perché ci ha poi regalato i Maneskin, ma di Tony non avevano capito niente.

Chi è davvero Tony? Siracusano classe 1996, la sua musica è fatta di testi volgari e politicamente scorretti, i suoi live sono strampalati come il suo personaggio; un degno erede degli Skiantos e di Elio. Eppure, proprio come Elio, Tony ha grandi doti canore e grandissima preparazione (ha lavorato per anni come performer a Londra nei teatri del West End): un professionista cammuffato da Elvis, che gioca coi generi musicali, tra jazz, disco, rap, elettronica e musica leggera, divertendosi e divertendo.

Di lui si legge “La sua musica fonde sonorità elettroniche, influenze visionarie del passato e testi che spaziano dal trash italiano all’antiproibizionismo”.

Tony Pitony
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Tony Pitony

Lui si (auto)definisce come un “artista concettuale che si muove lungo un filo conduttore che unisce influenze apparentemente distanti: la sensibilità visionaria degli Anni ’60, le sonorità della musica elettronica, l’espressività teatrale e l’irriverenza del trash, fino a convergere in un’estetica che esplora il fetish e l’antiproibizionismo”.

Le sue canzoni parlano da sole fin dal titolo: da Culo a Mi piacciono le nere, sono caratterizzate da un linguaggio volutamente e politicamente scorretto, ironia e teatralità. Provocano sapendo di provocare, con buona pace dei moralisti. D’altronde, come scrivono su Rolling Stone, “l’oscenità e le parolacce sono all’ordine della musica punk, nella trap o nell’hip-hop, quindi perché c’è da stupirsi se quello stesso registro viene trasferito sulla musica leggera?”

Tony Pitony
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Tony Pitony

Tony non rilascia interviste, della sua vita si sa pochissimo, mantiene questo mistero che alimenta la curiosità sul personaggio, che pare davvero uscito da qualche fumetto. Non piace a tutti, fa incavolare molti, dalle femministe alle minoranze a tutti quelli che si fermano all’apparenza dei suoi testi volgari e provocatori. Forse solo se proviamo ad essere Mika, riusciamo a intravedere il genio.