Chi era Oliver Tree, il cantante morto a 33 anni in uno scontro tra elicotteri

Eccentrico e fuori dagli schemi, Oliver Tree è morto tragicamente a soli 33 anni. Chi era davvero l'artista di "Ugly is Beautiful"

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Martina Dessì

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Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

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Si è spenta tragicamente, a soli 33 anni, la vita di Oliver Tree, una delle menti più brillanti, eccentriche e imprevedibili della musica e della cultura digitale contemporanea. Il noto cantante statunitense, all’anagrafe Oliver Tree Nickell, è rimasto vittima di un drammatico scontro tra elicotteri avvenuto nei cieli sopra un parcheggio, un incidente aereo costato la vita a sei persone. Nato a Santa Cruz nel 1993, l’artista era diventato un vero e proprio fenomeno globale che stava cercando di trasformare la sua esistenza in un’opera d’arte.

Con il suo inconfondibile taglio a scodella, i jeans decisamente oversize e quegli occhiali da sole rétro diventati un simbolo del suo stile, aveva colonizzato l’immaginario di molti. E la sua estetica, un po’ satirica e un po’ meme-culture, lo ha reso una figura tanto divisiva quanto adorata.

Oliver Tree, la scalata tra hit planetarie e record mondiali

Il percorso musicale di questo autore, produttore e regista muove i primi passi nell’ambito dell’elettronica, ma la vera e propria consacrazione è arrivata nel 2020. L’album di debutto, intitolato significativamente Ugly is Beautiful, ha scosso le classifiche grazie a hit planetarie del calibro di Alien Boy e soprattutto Life Goes On. Questo brano in particolare è diventato un pilastro della Rete, trasformando l’artista nel Re di TikTok con miliardi di visualizzazioni. I suoi pezzi, perfetti per l’era della viralità, si muovevano liberamente tra sonorità indie-pop, hip-hop ed elettronica.

La sua creatività, comunque, non si esauriva sul palco o in uno studio di registrazione. Grande appassionato di sport estremi, era un atleta fenomenale di scooter freestyle. Questa sua dedizione per il monopattino lo aveva portato persino a conquistare un prestigioso Guinness World Record, guidando il modello più grande mai costruito al mondo, a testimonianza di una personalità che non conosceva mezze misure in nessuna delle espressioni della sua esistenza.

Una carriera come arte concettuale

L’essenza profonda del suo percorso artistico può essere riassunta in una sua stessa celebre dichiarazione, in cui definiva la sua intera parabola professionale come un unico, immenso progetto di arte concettuale. Sempre in perfetto equilibrio tra finzione e realtà, lo showman amava confondere i suoi fan e i media. Più volte aveva annunciato un finto ritiro dalle scene, una provocazione che puntualmente si risolveva con il ritorno sotto i riflettori attraverso alter ego bizzarri.

Tra le sue metamorfosi più famose restano impresse quella del cowboy nostalgico nell’album Cowboy Tears del 2022 e quella dello stilista eccentrico nel successivo Alone in a Crowd, pubblicato nel 2023. Con la sua scomparsa, la musica perde un innovatore e un provocatore nato, di quelli che non si trovano davvero più, e anche un artista che ha insegnato a una generazione come la vulnerabilità e l’ironia possano diventare la più potente forma di espressione.