Morto Gino Paoli, addio al re del cantautorato italiano: l’annuncio della famiglia

Il cantautore di brani immortali come "Il cielo in una stanza" e "La gatta" è morto a 91 anni

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Paola Landriani

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Content e lifestyle editor, copywriter e traduttrice, innamorata delle storie: le legge, le scrive, le cerca. Parla di diversità, inclusione e di ciò che amano le nuove generazioni.

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Il mondo della musica italiana saluta Gino Paoli, uno dei più grandi cantautori del Novecento, poeta in musica che ha trasformato la fragilità e la passione in parole semplici, vere, immortali.

Il cantautore è morto a 91 anni. Con la sua voce inconfondibile e una scrittura che sfiorava più che colpire, Paoli ha raccontato la vita come pochi: senza enfasi, ma con una verità così limpida da entrare nel cuore di tutti.

Morto Gino Paoli, autore di emozioni senza tempo

Il cielo in una stanza, Sapore di sale, Senza fine, La gatta: quattro titoli che basterebbero da soli a raccontare un’epoca.
Con quelle canzoni Gino Paoli ha insegnato a tutti noi che la semplicità può essere una forma di profondità, e che l’amore — quando è sincero — non ha bisogno di grandi parole per farsi capire.

Ed è anche per questo che la notizia della sua perdita lascia un silenzio profondo. Ad annunciare la sua morte, avvenuta nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2026, sono stati i suoi cari con una nota: “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”.

Poche parole corredate da una richiesta precisa: la massima riservatezza in un momento tutt’altro che semplice da metabolizzare.

Appartenente alla leggendaria scuola genovese, Paoli è stato tra i pionieri di una rivoluzione silenziosa, insieme a Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. Tra fumo, caffè e chitarre nei locali del porto, nacque una nuova idea di musica: la canzone come poesia, come racconto della vita quotidiana. Paoli è stato il più introverso, forse il più fragile, ma anche il più autentico.

Nel corso della sua carriera ha scritto per Mina, per Ornella Vanoni, per Sergio Endrigo, Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni, Lucio Dalla, Danilo Rea, e ha duettato con artisti di generazioni diverse, da Samuele Bersani a Noemi, da Francesco De Gregori a Daniele Silvestri.

In ognuna di queste collaborazioni c’era un rispetto reciproco, quasi timido: tutti riconoscevano in Paoli il maestro che non faceva lezioni, ma mostrava un modo di stare al mondo. Negli ultimi anni, il sodalizio ritrovato con Ornella Vanoni lo aveva riportato sul palco con una tenerezza nuova, quella di chi sa che il tempo passa ma certe canzoni restano.

Gino Paoli: amori, ferite e un cuore che non ha mai smesso di battere

Dietro l’artista riservato, c’era un uomo profondamente umano. Gino Paoli è stato un innamorato ostinato della vita, anche quando la vita gli aveva fatto male.

La sua storia con Ornella Vanoni è stata una delle più intense del panorama musicale italiano: una passione irrequieta, fatta di arte, gelosia e libertà, raccontata poi da entrambi con affetto e ironia.

Poi è arrivata Stefania Sandrelli, giovanissima, luminosa, e da quell’amore è nata Amanda Sandrelli, una delle attrici più amate del nostro cinema. Quel legame, discusso e travolgente, racconta la complessità di un uomo che non ha mai vissuto a metà: né i sentimenti, né le scelte.

Nel 1963 la sua vita aveva già sfiorato la fine. Paoli, schiacciato da un dolore profondo, si sparò al cuore. Il proiettile non fu mai estratto. “È ancora lì”, raccontava spesso, “mi ricorda che sono vivo.”

Da quel momento, il suo sguardo sul mondo cambiò: diventò più lieve, ma anche più vero. Da quella ferita nacque forse la parte più poetica della sua musica. Quella che guarda le cose semplici, gli amori imperfetti, i pomeriggi di mare e i silenzi pieni di pensieri.

Uomo di poche parole e di molta anima: non amava la televisione, né i premi, né le celebrazioni. Eppure ogni volta che saliva su un palco, bastava una nota per riportare tutti nel suo universo: un luogo di calma, verità e nostalgia.

Oggi, di lui restano le canzoni,  che continuano a parlarci come se fossero state scritte ieri. Perché in fondo, ricordarlo verrebbe da pensare che la musica non muore: cambia solo stanza.