Addio ad Antonio Pennacchi, scrittore “fasciocomunista” schietto e irriverente

Antonio Pennacchi è morto a 71 anni. Vincitore del Premio Strega nel 2010 con "Canale Mussolini", è stato un grande scrittore, che ha saputo raccontare con passione la storia del nostro Paese

Antonio Pennacchi, scrittore vincitore del Premio Strega nel 2010, con Canale Mussolini, è morto all’improvviso, nella sua casa di Latina, il 3 agosto del 2021. Aveva 71 anni e avrebbe avuto un malore mentre era al telefono con sua moglie.

Era un intellettuale libero, trasversale, schietto, irriverente, dal carattere “fumino” (celebri le sue litigate in tv e non solo). Era stato politico, prima che scrittore (passato dall’Msi al Psi, poi Cgil, Uil, Pci). E operaio, prima ancora, per 30 anni, presso la Fulgorcavi (poi Alcatel Cavi, poi Nexans) a Latina. L’ultima espulsione dalla Cgil, nel 1983, l’aveva convinto a chiudere con la politica, a rimettersi a studiare e a cominciare a scrivere, sua grande passione.

“Finirà quando me ne andrò. O quando con la testa e non sarò più in grado di lavorare. Anche se mi sono stufato, avrei tanta voglia di smettere… Non è un piacere scrivere, ma dolore” aveva detto recentemente.

Antonio Pennacchi è stato in grado di raccontare, con passione, amore, realismo l’Italia del ‘900, la storia di tante famiglie che si sono riconosciute in quelle descritte nei suoi romanzi. Canale Mussolini è la storia dei Peruzzi, emigrati veneti nella zona dell’Agro Pontino, negli anni di Mussolini, ed è allo stesso tempo quella di tante altre famiglie di quel periodo storico. Attraverso la loro storia, c’è quella dell’Italia, dagli anni dieci del Novecento alla seconda guerra mondiale.

I suoi libri sono il racconto della nostra storia, un racconto disincantato, comico e drammatico al tempo stesso, ma lucido e realistico. Una storia che tutti dovrebbero conoscere, soprattutto i più giovani, per capirla e poter guardare avanti con più lungimiranza.

“La storia è un fatto collettivo. Non si fa da sola, la facciamo tutti assieme. E ognuno deve fare la sua parte”, diceva.

Antonio Pennacchi era nato a Latina il 26 gennaio 1950, figlio di coloni della bonifica dell’Agro Pontino, da padre umbro e madre veneta. Da ragazzo si era iscritto all’Msi, ma viene espulso dopo qualche anno per una manifestazione antiamericana contro la guerra in Vietnam. Decide poi di aderire ai marxisti-leninisti di ‘Servire il Popolo’. Successivamente entra, nell’ordine: nel Psi, nella Cgil, nella Uil, nel Pci e di nuovo nella Cgil. È stato operaio per quasi trent’anni, trascorsi per lo più a turni di notte, presso la Fulgorcavi (poi Alcatel Cavi, poi Nexans) di Borgo Piave, a Latina. L’ultima espulsione – quella dalla Cgil nel 1983, a firma di Sergio Cofferati, allora segretario dei chimici – l’aveva convinto a chiudere con la politica attiva.

Nel 1994, a 44 anni, – sfruttando un periodo di cassintegrazione – si è laureato in Lettere con una tesi su Benedetto Croce. Nello stesso anno c’è stata la pubblicazione per Donzelli di Mammut, che in 8 anni aveva collezionato 55 rifiuti da 33 diversi editori (ad alcuni lo rispediva cambiando titolo). Seguiranno, sempre per Donzelli, Palude (1995) e Una Nuvola Rossa (1998) e, con Vallecchi, L’Autobus di Stalin e altri scritti.

Nel 2003 per Mondadori pubblica il romanzo Il fasciocomunista che vince il Premio Napoli e da cui è tratto il film Mio fratello è figlio unico, diretto da Daniele Luchetti. Nel 2006, sempre con Mondadori, esce la raccolta di racconti Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni. Nel 2008, per Laterza, viene pubblicato Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce.

Nel 2010, per la casa editrice Mondadori, esce Canale Mussolini, grazie al quale vince il Premio Strega ed è finalista al Premio Campiello. Sempre nel 2010 esce, per Laterza, Le Iene del Circeo. Hanno fatto seguito Storia di Karel (2013), Camerata Neandertal. Libri, fantasmi e funerali vari (2014), Canale Mussolini. Parte seconda (2015), Il delitto di Agora (2018), rivisitazione del thriller “Una nuvola rossa“ pubblicato nel 1998, e La strada del mare (2020).

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