Fedeltà, perché guardare la nuova miniserie con Michele Riondino

Arriva su Netflix la nuova limited serie italiana dedicata all'amore e alle relazioni: tante domande e poche risposte, che valgono per tutti

Iniziare a vedere il giorno di San Valentino una serie che parla di tradimento e desiderio non è forse il modo più indicato per trascorrere la festa degli innamorati, quella in cui tutto è un cuore e ci si concentra su un ideale dell’amore del tutto irrealistico.

Almeno per un giorno vogliamo credere che tutto sia possibile, che il principe azzurro esiste (ed è ovviamente il nostro compagno) e che il lieto fine pure è a portata di mano.

Quando poi si torna coi piedi per terra, però, ci si può anche concedere la visione di Fedeltà, la nuova miniserie Netflix in sei episodi tratta dall’omonimo romanzo di Marco Missiroli che esplora insicurezze e fragilità dell’animo umano. L’abbiamo vista in anteprima per voi ed ecco perché secondo noi andrebbe vista.

Fedeltà, l’amore è fatto di sfaccettature

La forza di questa serie sta nel raccontare come una storia – qualsiasi storia – apparentemente perfetta possa sgretolarsi quando si insinua il dubbio, l’insicurezza, la gelosia. Carlo e Margherita, interpretati da Michele Riondino e Lucrezia Guidone, sono due trentenni come tanti che vivono a Milano in un monolocale e sognano una casa più grande e tanti progetti insieme. La loro stabilità viene intaccata quando lei inizia a sospettare che il marito la tradisca con una delle sue studentesse del corso di scrittura. Ed è qui che entra in gioco altro. L’amore si trasforma in ossessione, orgoglio, ripicca e senso di colpa. E così facendo è destinato a portare sofferenza e solitudine. Basta pochissimo per distruggere quello che con fatica, compromesso e abnegazione si è costruito per cinque anni. Stare insieme è una scelta che va fatta e confermata giorno per giorno.

Fedeltà, la quinta protagonista

A fare da sfondo alla vita di Carlo e Margherita c’è Milano, la quinta protagonista della serie. Una città dai mille volti, che rappresenta già di per sé la duplicità insita nell’animo umano. Milano è moderna e antica, spietata e malinconica, frenetica e accogliente, in grado di far sentire soli anche in mezzo a un mare di gente e di coccolarti quando hai bisogno della tua solitudine. E forse è anche la città che meglio di tutte si presta per raccontare le dinamiche di una coppia di trentenni che fanno dei lavori normali e faticano a realizzare i propri sogni, pur avendoli a portata di mano. La difficoltà nel trovare una casa che possa soddisfare le loro necessità e che non costi più di quanto si possa guadagnare un’intera vita, la facilità con cui si può incontrare qualcuno che possa metterci in crisi. Milano è tutto questo e questa serie ce lo mostra alla perfezione.

Fedeltà a San Valentino, la scelta (geniale) di Netflix

Non vi sveleremo se il sentimento che Carlo prova per Sofia, la sua studentessa, lo porterà a separarsi da Margherita, né se lei deciderà di lasciarlo, di tradirlo a sua volta o di perdonarlo. Fedeltà va visto fino in fondo perché è una storia d’amore come tante ed è reale. E forse sta qui la scelta geniale, seppur in controtendenza, di Netflix: nel 2022 è ancora giusto perpetrare nel proporre un’idea dell’amore del tutto irrealistica? Come se andare a cena e fare gesti romantici in un unico giorno dell’anno possa compensare un intero anno. L’amore va coltivato giorno dopo giorno, è un impegno che si prende con un’altra persona, ma anche e soprattutto con se stessi. Ed è questo il nodo cruciale attorno al quale ruota tutta la serie: è giusto rimanere fedeli all’altro a scapito di sé o è più giusto essere fedeli a se stessi anche a scapito della persona amata?