Samantha Cristoforetti, cosa ci insegna San Francesco sul pianeta: “È la casa di tutti”

Samantha Cristoforetti racconta la Terra vista dallo spazio e spiega perché proteggere il pianeta significa soprattutto cambiare il nostro modo di viverlo

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Francesca Secci

Giornalista, esperta di lifestyle

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, scrive soprattutto di argomenti di attualità, lifestyle e cura della casa.

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Guardare la Terra dallo spazio significa cambiare prospettiva. La frase arriva direttamente da Samantha Cristoforetti, che lo sa bene, perché lei il nostro pianeta ha avuto modo di osservarlo ogni giorno da un punto di vista che appartiene a pochissime persone.

Ospite di Francesco, il Santo di tutti, la serata di Rai1 dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco, ha raccontato cosa resta davvero di quell’esperienza una volta tornati a terra.

Un po’ come diceva Jurij Gagarin, “Da quassù la Terra è bellissima”. Osservare la Terra da lontano significa rendersi conto di quanto siamo legati al pianeta in cui viviamo. Samantha Cristoforetti parte proprio da questa consapevolezza per mettere in discussione una delle espressioni che utilizziamo più spesso quando parliamo di ambiente.

Samantha Cristoforetti: “Salvare il pianeta? Da chi?”

“Salvarlo da chi, da che cosa? Da noi?”. Samantha Cristoforetti non ama molto l’espressione “salvare il pianeta” e il motivo diventa più chiaro quando racconta cosa significa osservarlo dallo spazio per mesi.

Da lassù cambia anche la percezione del tempo. Vedere le Alpi o gli Appennini significa pensare a qualcosa che si è formato nel corso di decine di milioni di anni. Lo stesso vale per i crateri lasciati da meteoriti caduti sulla Terra in epoche lontanissime. Il pianeta esiste da circa quattro miliardi di anni e continuerà a esistere.

La Terra osservata dallo spazio resta un’immagine bellissima, ma il racconto di Samantha Cristoforetti va oltre. Dallo spazio diventa più difficile immaginarsi separati dal pianeta. Prima ancora di chiederci chi debba salvarlo, forse dovremmo ricordarci che ne facciamo parte. Ciò che rischia davvero di cambiare, riguarda invece noi molto più da vicino.

“Quello che è fragile sono gli ecosistemi da cui noi dipendiamo”, ha spiegato Samantha Cristoforetti. Da quegli ecosistemi dipendono la nostra vita, la sicurezza alimentare, quella fisica, le infrastrutture, le economie e anche le condizioni che ci permettono di vivere in pace.

È una distinzione che sposta il discorso. Quando parliamo di ambiente cerchiamo spesso qualcuno che possa intervenire, trovare una soluzione o cambiare le cose. Samantha Cristoforetti riporta invece l’attenzione sul fatto che noi siamo parte dello stesso pianeta che vogliamo proteggere. Possiamo modificare le nostre scelte, migliorare tecnologie e processi, ridurre l’impatto delle nostre attività. Non perché la Terra abbia bisogno di essere salvata da qualcuno, ma perché dalla sua trasformazione dipende direttamente il modo in cui viviamo.

Samantha Cristoforetti e l’ “abbraccio al Creato”

Prima di arrivare a questo punto, Samantha Cristoforetti aveva raccontato anche il significato delle fotografie condivise durante le sue missioni. Immagini spettacolari dell’Umbria, dell’Italia e della Terra intera che per lei non sono mai state semplici cartoline.

“Una cartolina la mandi quando vai in vacanza e dici: guarda che bel posto in cui mi trovo”. Il messaggio delle immagini scattate dallo spazio è diverso: “Guardate in che meraviglioso pianeta abitiamo tutti quanti, perché questa è la nostra casa di tutti”.

Dalla Cupola della Stazione Spaziale Internazionale, Samantha Cristoforetti osservava la Terra mentre la stazione compiva un’orbita completa ogni 90 minuti. Quindici o sedici giri del pianeta al giorno, altrettante albe e altrettanti tramonti.

Un movimento che Samantha Cristoforetti ha descritto come “una sorta di abbraccio al Creato”: girare continuamente intorno alla Terra e avere quasi la sensazione di abbracciare tutto il pianeta. Un’immagine che ha immediatamente riportato il discorso a San Francesco. “Forse anche a Francesco sarebbe piaciuta questa immagine”, ha detto.

Samantha Cristoforetti, cosa possiamo cambiare

Samantha Cristoforetti è un’ingegnere, è una mente pratica, affida alla scienza e alla tecnologia una parte importante del cambiamento, ma mette subito da parte l’idea che possano fare tutto al posto nostro. “Non si sviluppano da sole”, ha ricordato parlando delle nuove tecnologie. Prima vengono le scelte: decidere di investirci, portarle su larga scala e inserirle davvero nel modo in cui produciamo, ci spostiamo e consumiamo energia.

Gli esempi sono quelli delle fonti pulite, della decarbonizzazione, della mobilità con meno emissioni e di processi industriali capaci di ridurre l’impatto della produzione di acciaio, cemento e fertilizzanti. È qui che il discorso torna all’uomo: gli strumenti possono cambiare, ma qualcuno deve scegliere di usarli e di cambiare insieme a loro.