Reazione a catena, chi sono Le Pappardelle che fanno impazzire Pino Insegno

Carolina, Francesca e Maria Giulia sono "Le Pappardelle", che continuano a vincere al quiz show di Rai1 condotto da Pino Insegno

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Claudia D'Alessandro

Giornalista, esperta di Spettacolo e Content Editor

Giornalista e content creator, si nutre da sempre di cultura e spettacolo. Scrive, legge e fugge al mare, quando ha bisogno di riconciliarsi col mondo.

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Continuano a difendere il titolo con le unghie e con i denti, e nel frattempo stanno facendo impazzire Pino Insegno e stanno dividendo il pubblico. Si chiamano “Le Pappardelle” e sono diventate uno dei fenomeni di Reazione a Catena.

Chi sono Le Pappardelle di Reazione a Catena

Sono diventate uno dei fenomeni di Reazione a Catena, tanto che lo stesso Pino Insegno ha detto: “Sono qui, fanno parte dell’arredamento, non riusciamo ormai a farne a meno”. Stiamo parlando del trio che sta conquistando lo show di Rai1 e che sta facendo impazzire il pubblico (nel bene e nel male), Le Pappardelle.

Il gruppo è composto da Carolina, Francesca e Maria Giulia, tre amiche di lunga data di Firenze, tutte residenti nel quartiere dell’Isolotto. Sono campionesse di Reazione a Catena dal 3 agosto 2026. Ovviamente la loro amicizia è precedente al programma: Francesca e Maria Giulia frequentavano già le elementari, mentre il rapporto fra tutte e tre si è consolidato attraverso le attività di volontariato nella parrocchia della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie all’Isolotto.

Hanno inoltre una forte passione comune per teatro, canto e musical e partecipano alle attività del Teatro La Fiaba. Alcuni spettacoli della compagnia sono originali, altri adattamenti. Francesca, in particolare, ha mostrato anche le sue capacità di cantante durante il programma.

Carolina è la capitana. Secondo quanto raccontato dalle stesse ragazze, Francesca e Maria Giulia non volevano assumere quel ruolo e Carolina “non dice mai di no”. Nel gioco dell'”Intesa Vincente”, invece, Maria Giulia occupa la posizione centrale e deve indovinare le parole: la considerano la più pragmatica delle tre e quella che riesce ad arrivare rapidamente alla soluzione. Ed è proprio l’Intesa Vincente uno dei motivi della loro lunghissima permanenza nello show del preserale di Rai1: sono diventate particolarmente difficili da battere in questa prova.

Fino a ora hanno accumulato circa 100mila euro: con questa somma vorrebbero fare un viaggio insieme, anche se la destinazione è ancora da definire.

Perché si chiamano così

Hanno scelto il nome de “Le Pappardelle” perché condividono una grande passione per il cibo e soprattutto per la pasta, con un richiamo evidente alla Toscana. C’è però un piccolo paradosso gastronomico: Carolina ha raccontato di essere vegetariana, mentre le altre vorrebbero naturalmente le pappardelle al cinghiale.

Una piccola curiosità sul trio: questa non è la loro prima esperienza a Reazione a Catena. Tre anni fa avevano già partecipato al programma con il nome “Le Frangette”, perché all’epoca tutte e tre portavano la frangia. Furono però eliminate immediatamente.

Ma non si sono arrese: negli anni successivi hanno continuato ad allenarsi guardando moltissime puntate su RaiPlay e utilizzando anche un sito che genera parole, con cui inventavano definizioni e simulavano l’Intesa Vincente. Nel marzo 2026 hanno rifatto il provino e sono state richiamate.

La loro preparazione è stata piuttosto seria: gli amici del teatro parrocchiale hanno organizzato addirittura una finta puntata di Reazione a Catena, completa di conduttore e squadra avversaria, per farle esercitare prima di andare negli studi Rai di Napoli. Nel frattempo due di loro non avevano più la frangia — Francesca è l’unica che l’ha mantenuta — quindi serviva un nuovo nome.

La loro permanenza così lunga ha creato un piccolo fenomeno televisivo e social: dopo la puntata del 27 agosto sono comparsi numerosi commenti sui social di spettatori che vorrebbero finalmente vedere nuovi campioni. Altri, al contrario, sottolineano che il loro rendimento – soprattutto nell’Intesa Vincente – dimostra che la serie di vittorie non può essere attribuita semplicemente alla fortuna.