Giovanni Allevi, a Verissimo la gioia dopo la malattia: “Ero tra la vita e la morte”

Ospite di Silvia Toffanin a “Verissimo” il pianista Giovanni Allevi racconta la speranza ritrovata dopo la malattia

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Maria Francesca Moro

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Giovanni Allevi è reduce dal periodo più difficile della propria vita. Il pianista e compositore ha affrontato la malattia e le difficili cure che ne sono seguite dopo aver scoperto di essere affetto da un mieloma multiplo, una grave forma di tumore del sangue. Con il peggio ormai alle spalle, il maestro racconta a Verissimo della gioia di tornare a suonare e di una nuova speranza.

Giovanni Allevi ricorda il momento più duro

Come sta oggi Giovanni Allevi? Se l’è chiesto Silvia Tofannin, che ha accolto il compositore nel salotto di Verissimo nel pomeriggio di sabato 4 marzo. “Bene, – ha risposto lui – sono felicissimo di essere qui, sono emozionato”. Allevi oggi sta bene, seppur la malattia abbia lasciato nel suo corpo “dei segni indelebili: dolore cronico alla schiena, due vertebre compromesse, tremore alle dita e formicolio, e qualche volta una profonda stanchezza”.

Gli ultimi anni, per lui, sono stati segnati da una profonda sofferenza. “Ho toccato il fondo dopo la chemio: pesavo 63 chili. Le terapie sembravano non fare effetto, ero in bilico tra la vita e la morte” ricorda. Ma è proprio in quel baratro che ha scoperto l’immensa forza di cui è capace: “Lì mi sono fatto una domanda: ma chi sono io? Cosa sono? Sono questo dolore, questa malattia, questa sofferenza? Sono tutto questo o altro, in un’altra dimensione che non si fa toccare da niente?”

Sono commoventi le riflessioni di quest’artista che fa sognare con la propria musica: “Lì ho intuito che anche nella disperazione c’è un io invisibile che non si fa toccare da niente. Ancora oggi, quando sono in difficoltà, mi ripeto: la sofferenza è la nuvola, io sono il cielo”.

La malattia si è solo “addormentata”

Il peggio è passato, ma quella che ha colpito Allevi è una malattia cronica. “Devo continuare le cure, – spiega – devo continuare tutta la vita sperando che non si svegli di nuovo”. La sua nuova casa è l’istituto dei tumori, che il pianista considera “un luogo sacro”. La gratitudine è verso tutti “i guerrieri e le guerriere” che lo abitano. “Nutro per loro un affetto profondo e una nobile ammirazione”. “Un giorno, mentre ero in fila per fare le terapie, dalle persone che erano lì con me è partito un applauso. – ricorda commosso – Mi ha sorpreso. Avevo un nodo in gola. Avrei voluto dire che quell’applauso è per tutti loro. Nella mia carriera di applausi ne ho ricevuti tanti, ma quello lo porto nel cuore”.

La speranza è nella musica

Nonostante i dolori e la stanchezza, Giovanni Allevi è tornato a portare la propria musica in giro per il mondo ed è tutt’oggi in tour, da Buenos Aires a Stoccarda. La composizione musicale è la sua “ancora di salvezza”. Il nuovo concerto lo ha composto sul letto d’ospedale: “Inizia con 7 note che sono la trasformazione in musica delle 7 lettere della parola mieloma. L’ho fatto per cercare di avere la meglio sulla malattia”.

È nella musica che Giovanni Allevi trova la speranza nel futuro: “Questo genere di malattie dicono che il mio domani non può spingersi nel futuro. Le statistiche dicono così, ma io non ci credo. Ho scoperto il presente allargato che io voglio vivere con intensità. Ogni alba è una promessa, ogni tramonto è un arrivederci”.