Filorosso, si torna a Garlasco: le ombre sui reperti mai analizzati

Antonino Monteleone torna sul caso Garlasco a "Filorosso": le novità sulle nuove indagini e i dubbi sui reperti che non sono mai stati analizzati

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Martina Dessì

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Il caso Garlasco, a distanza di anni – quasi 19 – dalla tragica scomparsa di Chiara Poggi, continua a far discutere e a sollevare interrogativi mai del tutto chiariti. Durante l’ultima puntata di Filorosso, il programma di approfondimento in onda su Rai3 condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi, l’attenzione del pubblico si è nuovamente accesa sui dettagli investigativi. Al centro dell’inchiesta giornalistica vi sono le dichiarazioni del professor Francesco Maria Avato, medico legale e consulente storico della difesa di Alberto Stasi, tornato a parlare per analizzare le anomalie legate alla gestione e alla repertazione della scena del crimine.

Il dolore per una giovane vita spezzata resta una ferita aperta, ma proprio il rispetto per la verità impone di analizzare con lucidità ogni singolo elemento materiale. Nell’intricata vicenda processuale, che si è conclusa con la condanna definitiva dell’ex fidanzato Alberto Stasi, la ricostruzione temporale e la conservazione degli oggetti presenti nell’abitazione dei Poggi sono sempre stati fondamentali.

La controversia della pattumiera e la gestione delle prove

Uno dei temi maggiormente dibattuti riguarda il trattamento dei reperti di casa Poggi, con particolare riferimento al contenuto della pattumiera che non era mai stato analizzato in precedenza, prelevata dai Carabinieri solo otto mesi dopo il delitto. Il professor Avato ha ricordato le limitazioni operative vissute dai periti della difesa durante le prime fasi delle indagini: la possibilità concessa era esclusivamente quella di osservare e fotografare, senza potere di intervento diretto.

Quando venne richiesta la salvaguardia e la conservazione della pattumiera, la reazione fu di evidente sorpresa da parte degli inquirenti dell’epoca. Avato ha sottolineato come l’oggetto sia stato successivamente manipolato da terzi senza il coinvolgimento dei consulenti di Stasi, evidenziando le criticità di una catena di custodia che avrebbe dovuto garantire la massima linearità e che invece non c’è stata. Questa mancata preservazione tempestiva continua a rappresentare un punto di forte discussione per gli esperti della materia.

Incongruenze e dettagli inediti dal frigorifero di casa Poggi

Il servizio televisivo ha mostrato per la prima volta immagini inedite scattate il 5 dicembre 2007, a cinque mesi dal delitto. Gli scatti dall’interno del frigorifero di casa Poggi mostrano alimenti ormai deteriorati dal tempo, ma anche dettagli rilevanti come la lattina di birra che Alberto Stasi sostenne di aver consumato la sera del 12 agosto 2007, un elemento che non venne mai repertato ufficialmente.

Ciò che viene fuori con maggiore evidenza è una potenziale discrepanza tra i lotti di Estathé: la confezione ancora presente all’interno del frigorifero al momento dei rilievi non sembrerebbe coincidere con il lotto del contenitore ritrovato nella spazzatura. Una difformità che solleva dubbi sulle tempistiche di utilizzo e sul reale svolgimento delle azioni all’interno della casa nelle ore precedenti e successive all’omicidio.

L’inclusione di questi particolari nel dibattito sul caso non vuole comunque riaprire ferite mai rimarginate, ma evidenziare come la qualità dei rilievi scientifici sia fondamentale per l’accertamento dei fatti. La puntata del 3 agosto di Filorosso riporta così l’attenzione sull’importanza del rigore procedurale nella ricerca della verità giudiziaria, un diritto fondamentale per le vittime e per chiunque sia coinvolto in vicende di tale gravità.