Sars-2-CoV-2019, cosa fanno gli anticorpi nella cura del coronavirus

All'attacco del coronavirus grazie agli anticorpi nel sangue di chi è guarito. Ed è in fase di sperimentazione un nuovo farmaco

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Con il coronavirus, oltre ai farmaci diretti contro il virus o mirati a limitare l’infiammazione, si sta puntando a queste due strategie.

La prima si chiama immunità attiva ed è quella del vaccino, per la quale ci vorrà tempo. La seconda è quella che prevede l’impiego di anticorpi “pronti” per l’uso. In questo caso si parla di immunità passiva. In questo ambito, per fortuna, ci sono novità incoraggianti che potrebbero aggiungersi presto alle cure già disponibili.

Le difese nel sangue dei guariti

L’ipotesi di utilizzare come difesa dalle infezioni il sangue di chi è guarito non è nuova. Già alla fine del 1800 si parlava di questa cura ben prima che arrivassero gli antibiotici, nel trattamento delle malattie batteriche e virali.

L’obiettivo, anche nel caso di Sars2-CoV-2019, è semplice: chi ha incontrato il virus e ha superato l’infezione ha nel suo sangue anticorpi specifici per questo nemico, in pratica “soldati” specializzati che sono stati progressivamente prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione stessa. Addirittura, come scrivono su Journal of Clinical Investigation Arturo Casadevall e Liise-anne Pirofski, anche nel sangue di alcune persone in convalescenza possono essere presenti anticorpi che, teoricamente, potrebbero aiutare altri a “reagire” con più forza all’infezione.

Questo è l’obiettivo che ci si è posti inizialmente in Cina, dove alcuni malati sono stati trattati con cellule selezionate dal plasma di chi è guarito, ed ora anche in altre parti del mondo, anche perché la disponibilità degli anticorpi cresce progressivamente con l’aumento del numero delle persone che superano l’infezione.

Anche in Italia, in alcuni centri, si sta portando avanti questa ipotesi di lavoro, anche perché la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità consente l’impiego di questa terapia che nasce dal sangue di chi ha vinto la lotta con il virus in caso di epidemie virali diffuse (ora siamo in fase di pandemia) e se non sono presenti terapie consolidate e certe. Fornire l’esercito dei “buoni”, attraverso il sangue potrebbe quindi diventare a breve anche in Italia una via per le cure, magari per i casi più gravi e non da solo.

Si è infatti capito che in diversi pazienti non basta agire con forza per “spegnere” la capacità di replicarsi del virus, ma occorre anche limitare l’infiammazione che, pur essendo un processo di difesa, in alcuni casi diventa proprio il carburante che peggiora la situazione, in particolare nei pazienti con grave polmonite.

Per questo, in futuro, si potrebbe pensare a trattamenti combinati con farmaci che riducono il processo infiammatorio troppo “robusto” agendo ad esempio su specifici motori dell’infiammazione stessa, come ad esempio le citochine ed in particolare l’IL-6, nei confronti della quale agisce tocilizumab, già ampiamente testato con risultati incoraggianti su alcuni malati in Italia.

Dall’Olanda, l’anticorpo che “attacca” il virus

Oltre ai “soldati” reclutati attraverso il sangue dei guariti,  tra le armi di difesa potrebbero essere disponibili anche veri e propri “Robocop” sintetici, ovvero creati in laboratorio. L’obiettivo è sempre l’immunità passiva, ma in questo caso si tratta di una vera e propria cura attraverso anticorpi monoclonali.

Il primo farmaco di questo tipo è stato trovato dagli studiosi dell’Università di Utrecht e dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam. La speranza è che a brevissimo, si parla di qualche settimana, il medicinale possa essere pronto per la sperimentazione sui malati. L’anticorpo, in pratica, “chiude la porta” in faccia al virus negandogli la possibilità di infettare le cellule.

Agisce in pratica impedendo alle “punte” che abbiamo imparato a conoscere e che formano la corona invisibile del virus, impedendo loro di agganciarsi alla cellula e quindi penetrare al suo interno e moltiplicarsi. Per ora siamo solo alle prime fasi di sperimentazione ma, visti i tempi, si spera che a breve questa potrebbe essere una speranza in più nella lotta contro il coronavirus.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Sars-2-CoV-2019, cosa fanno gli anticorpi nella cura del coronavirus