Post-Covid, la scienza spiega perché il dolore rimane a lungo

Dolori muscolari, al torace, mal di gola, cefalee in chi è guarito dal Covid: perché si manifestano questi problemi e come agisce il virus nel corpo

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando si parla di post-Covid, ovvero del quadro che può interessare in forma più o meno seria diverse persone che hanno superato l’infezione da virus Sars-CoV-2, molti dei problemi che vengono riferiti sono legati alla comparsa di dolori che appaiono direttamente correlati con l’infezione. E sono di tipo molto diverso tra loro.

Si va dal classico mal di testa fino ai muscoli che dolgono dopo uno sforzo minimo, dalla sensazione di avere un dolore che può addirittura ricordare quello di cuore fino ad un inspiegabile mal di pancia. Ora la scienza riesce a descrivere cosa “combina” il virus su questo fronte in corso d’infezione, come spiegano gli esperti che si sono incontrati a Bologna in occasione del congresso di FederDolore-SICD (Società Italiana Clinici del Dolore).

Il viaggio del virus attraverso i nervi

Gli studi clinici dimostrano che circa la metà dei pazienti che ha avuto l’infezione ha dovuto lottare contro i dolori muscolari, seguiti da cefalee acute (6-21%), dolore toracico (2-21%), oculare (16%), mal di gola (5-17%) e addominale (12%). E ultimamente ci sono segnalazioni di problemi che interessano addirittura il viso. Ma come può il virus lasciare questa eredità?

Attraverso un lungo percorso che si “muove” in modo impercettibile tra cervello e polmone attraverso una via naturale di collegamento, il nervo vago. A dirlo è una ricerca basata su un’importante collaborazione interdisciplinare del Polo Universitario San Paolo di Milano spiegherebbe quindi perché in seguito possono nascere i dolori.

“La presenza del virus Sars-CoV-2 è stata documentata non solo nelle aree cerebrali di controllo del respiro, ma è stato rilevato nello studio pubblicato su Journal of Neurology, il suo percorso tra polmone e cervello lungo il nervo vago che controlla diverse funzioni corporee – spiega Tommaso Bocci, ricercatore dello studio nato dalla collaborazione di neurologi, rianimatori e patologi del Centro di ricerca Aldo Ravelli dell’Università di Milano.

Fin dai primi casi gravi di Covid abbiamo osservato delle alterazioni respiratorie che non erano giustificabili solo alla polmonite. Lo studio ha confermato la presenza del virus nel nervo vago, che utilizza la nuova strada di diffusione lungo le fibre nervose, per scatenare il dolore”. E poi?

“Ci sono 3 vie che il virus può usare per provocare il dolore: quella diretta, quella mediata dall’infiammazione e come conseguenza del protrarsi della malattia. Quando continua lo stimolo infiammatorio – interviene Emanuele Piraccini, Terapia del Dolore, Ospedale Bellaria AUSL Bologna – ci sono alterazioni a livello nervoso con una cronicizzazione che colpisce circa il 30% dei pazienti. Si è visto anche che i pazienti già affetti da dolore cronico se colpiti dal Covid, hanno avuto una notevole riacutizzazione.

Inoltre il dolore in corso di infezione da Covid-19, ha un effetto negativo su tutto il decorso della malattia: basti pensare che un paziente che ha dolore toracico e non riesce a tossire, può accumulare secrezioni a livello polmonare e aver può facilmente infezioni o polmoniti”.

Cure anti-dolore? Complesse

Purtroppo il dolore che compare in epoca successiva a Covid-19 può mantenersi per settimane e addirittura diversi mesi dopo il contagio dal virus e si manifesta in molto diffuso.

“Purtroppo la risposta alla terapia farmacologica si è rivelata bassa e preoccupa anche nuove sindromi dolorose a livello del volto, quali nevralgie trigeminali, occipitali che coinvolgono il volto e la nuca – spiega Giuliano De Carolis, Preseidente FederDolore-SICD.

Sono più rare, ma la dimensione di questa nuova forma sta aumentando. Ci dovremo attrezzare a dover gestire una nuova emergenza post-pandemica che ci vedrà impegnati sia con i pazienti che hanno dovuto fare i conti con un difficile accesso alle cure  sia con quanti hanno sviluppato dolore cronico come conseguenza dell’infezione. Sono quelli che hanno manifestato un dolore cronico anche a distanza di mesi dalla risoluzione dell’infezione che corrispondono circa al 4% dei pazienti Covid più gravi, cioè quelli ricoverati o addirittura intubati”.

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