I rapporti pericolosi tra Covid-19 e ossa

I pazienti Covid hanno dimostrato una particolare predisposizione alla fragilità ossea con alto rischio di fratture

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Ossa sotto “tiro” in caso di Covid-19. Chi soffre di cronicità come l’osteoporosi può avere una prognosi peggiore e soprattutto nel periodo di Post-Covid è fondamentale prestare attenzione alla robustezza ossea ed al possibile rischio d’insorgenza di osteoporosi, che può legarsi anche alla necessità di terapie a base di derivati del cortisone.

A lanciare l’allarme sono gli esperti che si sono confrontati nell’ambito del recente congresso CUEM. Uno studio presentato in quella sede, condotto proprio nel nostro Paese, consente di capire ancora meglio i delicati rapporti tra salute delle ossa e Covid-19, l’infezione da virus Sars-CoV-2.

La ricerca è stata pubblicata su su Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism e ha messo in relazione la prevalenza di fratture vertebrali  e impatto clinico del virus. Nella ricerca sono stati inclusi 114 pazienti sottoposti a radiografia laterale del torace all’accesso al pronto soccorso.

Sono state individuate fratture vertebrali nel 36% dei pazienti studiati, che peraltro erano anche più frequentemente affetti da ipertensione e malattia coronarica. Le condizioni dell’88% dei pazienti con fratture ha richiesto il ricovero ospedaliero rispetto al 14% di quelli senza danni ossei anche nei decessi che hanno colpito il 22% dei soggetti con fratture rispetto al 10% di quelli senza con una mortalità più elevata nei soggetti con danni vertebrali più gravi, rispetto a quelli le cui fratture erano moderate o lievi.

Le fratture rendono “fragili”

“Le fratture vertebrali si sono rivelate un marker semplice di fragilità e data la loro elevatissima prevalenza e il loro potere predittivo di un esito peggiore, potrebbero essere a pieno titolo inserite tra le comorbidità già note per avere un impatto negativo sulla prognosi quali ipertensione, diabete e obesità – spiega Andrea Giustina, Co-Presidente del CUEM e responsabile dell’Istituto di Scienze Endocrine e Metaboliche presso l’IRCCS Università Vita-Salute San Raffaele di Milano”.

I pazienti Covid-19 ospedalizzati hanno mostrato una particolare predisposizione alla fragilità ossea con alto rischio di fratture. I fattori alla base di questa osservazione potrebbero essere molteplici tra cui gli alti livelli di citochine pro-infiammatorie, bassi livelli di calcio, età avanzata, altre malattie concomitanti come il diabete mellito e i trattamenti con glucocorticoidi associato a immobilizzazione prolungata e perdita di massa muscolare.

In questo senso è importante notare che la terapia cortisonica che si è dimostrata efficace nel migliorare l’estio dei pazienti Covid-19 ospedalizzati ha importanti effetti collaterali metabolici sull’osso che vanno tenuti presente soprattutto in quei pazienti che continuano ad assumere cortisone a lungo e quindi nella fase post Covid.

Non solo donne a rischio

Attenzione però: non bisogna pensare che il problema sia solo femminile. “Un comune denominatore – conclude  Giustina – tra gli studi sul Covid-19 e le terapie croniche corticosteroidee è che le fratture vertebrali in queste condizioni non risparmiano in nessun modo il sesso maschile che è risultato perlomeno altrettanto colpito rispetto al sesso femminile.

Questo riscontro deve essere da stimolo per tutti gli addetti ai lavori ma anche per la popolazione generale di non trascurare la salute ossea nel maschio evitando di cadere in quel reverse bias di genere che vede l’osteoporosi come patologia esclusivamente femminile. Il dosaggio della vitamina D, così importante anche per il suo ruolo nel sostenere la difesa immunitaria, e una valutazione MOC-DEXA della massa ossea nei maschi a rischio di osteoporosi o che abbiano riportato già una frattura sono elementi importanti di buona pratica clinica”.

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