Giornata Mondiale del Rene, le raccomandazioni degli esperti per prevenzione, diagnosi precoce e dialisi

La dialisi peritoneale è il trattamento di prima linea, quando occorre, per la malattia renale cronica. Resta fondamentale la diagnosi precoce

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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La malattia renale cronica rappresenta oggi una delle sfide di sanità pubblica più importanti del nostro tempo, eppure rimane ancora largamente sottovalutata.

Colpisce una persona su dieci in Italia e il numero appare in crescita per l’invecchiamento della popolazione e l’aumento di diabete, obesità e ipertensione, veri e propri nemici del rene. Questo scenario è reso ancora più insidioso dal fatto che il quadro decorre spesso silente: i pazienti non avvertono alcun sintomo nelle fasi iniziali della malattia, finché non si manifesta in forma grave, mettendo a rischio la vita stessa.

Tuttavia, quando la diagnosi giunge precocemente, le cose cambiano radicalmente. Semplici esami, poco costosi e non invasivi – creatininemia ed esame delle urine – possono identificare il problema quando ancora è gestibile, permettendo interventi terapeutici che rallentano significativamente la progressione della malattia.

Per questo motivo la Fondazione Italiana del Rene (FIR) e la Società Italiana di Nefrologia (SIN), in occasione della Giornata Mondiale del Rene che si celebra quest’anno il 12 marzo, invita la popolazione a fare prevenzione, attraverso una serie di iniziative di informazione e screening gratuiti su tutto il territorio. Il messaggio è chiaro: occorre abbattere le barriere verso diagnosi precoce della MRC e interventi tempestivi, in grado di rallentare il ricorso alle terapie sostitutive – dialisi e trapianto – anche di oltre 25 anni.

Quale dialisi

Come segnalano gli esperti della Società Italiana di Nefrologia occorre puntare sulla dialisi peritoneale, ovviamente quando indicata, per i vantaggi in termini di qualità della vita, costi e sostenibilità ambientale.

La conferma viene da un rapporto tecnico (HTA) di Altems: la dialisi peritoneale è più efficace, costa il 43% in meno dell’emodialisi per paziente all’anno e rappresenta la scelta di prima linea per i pazienti con malattia renale cronica, con un impatto positivo anche in termini di qualità della vita. E dall’evento promosso dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN) in collaborazione con Fondazione Italiana del Rene (FIR), Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto (ANED), FORUM Nazionale Associazione Trapiantati e ALTEMS – Università cattolica del Sacro Cuore.

“Il messaggio è inequivocabile: la dialisi peritoneale è il trattamento dialitico di prima linea, sia dal punto di vista clinico che economico, per i pazienti con malattia renale cronica in stadio avanzato – lo ricorda Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia e Professore Ordinario di Nefrologia, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. L’auspicio è ovviamente che il numero di questi pazienti cali grazie a prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi.

Le opzioni terapeutiche oggi disponibili, assunte in tempi adeguati, possono infatti ritardare sensibilmente la progressione della malattia e l’ingresso in dialisi”.

A fronte di questi dati, comunque, in Italia la dialisi peritoneale è impiegata solo in meno del 10% dei pazienti, contro una media di altre nazioni europee praticamente doppia. Ma non bastano questi numeri a far riflettere.

“Al di là dei dati economici e di efficacia clinica, la dialisi peritoneale – spiega Massimo Morosetti, Presidente della Fondazione Italiana del Rene e Direttore Unità Operativa nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Grassi di Roma – offre vantaggi significativi anche in termini di sostenibilità ambientale: riduce consumi di acqua, energia elettrica e rifiuti ospedalieri, allineandosi agli obiettivi globali di conservazione del pianeta sottolineati nel World Kidney Day 2026 il cui slogan quest’anno è Salute Renale per tutti. Vicini alle Persone. Attenti al Pianeta”.

Il punto di vista dei pazienti

La dialisi peritoneale può favorire infine i pazienti che vivono lontani dai centri di emodialisi o con difficoltà ad uscire di casa, garantendo equità nell’accesso alle cure e migliorando concretamente la qualità della vita.

“Dal punto di vista dei pazienti, la dialisi peritoneale, quando clinicamente indicata e condivisa con pazienti e caregiver, rappresenta da sempre la scelta terapeutica preferibile. Essendo una terapia domiciliare, garantisce maggiore autonomia e una migliore continuità lavorativa e sociale rispetto all’emodialisi ospedaliera. Consente infatti di integrare il trattamento nella vita quotidiana, senza viverlo come un’interruzione – sottolinea Giuseppe Vanacore, Presidente ANED. I pazienti adeguatamente informati sui benefici clinici e sulla libertà che questa metodica offre la richiedono sempre più spesso”.

La dialisi peritoneale insomma emerge dalle evidenze scientifiche come un trattamento che va ben oltre la semplice efficacia clinica: è una scelta che cambia la vita dei pazienti, garantendo loro autonomia, continuità nel lavoro e negli affetti, e la possibilità di integrare il trattamento nella propria quotidianità senza le interruzioni imposte dalla dialisi ospedaliera.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.