Caffè, berne troppi potrebbe favorire l’osteoporosi, lo dice uno studio

Superare le 5 tazze al giorno è correlato a un rischio elevato di frattura delle ossa. Attenzione anche alla temperatura di caffè e tè

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Sei a rischio osteoporosi? Allora forse bere troppi caffè potrebbe non essere una buona idea. A dirlo è il risultato di uno studio, condotto da un gruppo di ricercatori australiani e pubblicato sulla rivista scientifica Nutriens: i dati mostrano che superare le cinque tazzine al giorno potrebbe portare a una minore densità minerale delle ossa, rendendole più fragili e soggette a rottura.

Cosa hanno scoperto i ricercatori

A condurre la ricerca è stato un team della Flinders University, in Australia, che ha analizzato i dati di un campione di 10mila donne in un arco di tempo di 10 anni, tenendo in considerazione sia la quantità di caffè e tè consumata mediamente ogni giorno, sia la densità ossea delle donne (BMD) a livello dell’anca e del collo del femore, che sono utilizzati come parametro di riferimento nella valutazione del rischio di osteopenia e osteoporosi nelle over 50. È emerso che chi beveva il aveva una densità minerale ossea dell’anca leggermente superiore rispetto a chi non lo beveva. Nonostante la differenza fosse lieve, è stata ritenuta comunque statisticamente significativa, perché potrebbe tradursi in un rischio di fratture inferiore.

Caffè e ossa: quale nesso

Prendendo in considerazione chi beveva caffè, invece, si è osservato che un consumo moderato, cioè pari a circa due o tre tazze al giorno, non sembra avere conseguenze a livello di maggior incidenza di fratture ossee o rischi di osteoporosi. Al contrario, al crescere del quantitativo, aumentava anche la porosità delle ossa, dunque diminuiva la BMD. A completare il quadro dei fattori che possono incidere negativamente, infine, era l’alcol: nelle consumatrici abituali o in chi ne aveva bevuto di più nel corso degli anni era associato un effetto più marcato persino rispetto a quello del caffè.

Perché troppo caffè nuoce alle ossa

Il motivo del nesso negativo del consumo maggiore di caffè con l’osteoporosi, secondo i ricercatori, è legato al suo ingrediente principale. Alcuni studi di laboratorio, infatti, hanno messo in luce l’azione della caffeina nel limitare l’assorbimento del calcio e nell’interferire con il metabolismo osseo. Per mitigare queste conseguenze, come suggerito dagli esperti, sarebbe sufficiente associare il consumo del caffè a quello del latte, ricco invece di calcio. Le conclusioni dei ricercatori, dunque, possono servire come utile indicazione, senza portare comunque a un’esclusione totale del caffè dalle abitudini quotidiane: il quantitativo ritenuto “pericoloso”, infatti, è superiore alle 5 tazze al giorno.

Altre precauzioni

Il consumo di caffè, tuttavia, va associato a correte abitudini e, soprattutto, la bevanda rimane al centro dell’attenzione di diversi studi. Di recente è stata pubblicata un’altra ricerca che mette in guardia anche rispetto alla temperatura del caffè stesso (ma questa volta anche del tè). Finanziata da Cancer Research UK, ha incrociato le storie cliniche di circa 980.000 adulti britannici, con un focus sulla temperatura della bevanda e gli effetti in termini di rischio di tumore. Combinando i dati di due grandi progetti epidemiologici nazionali come la UK Biobank e il Million Women Study, è emerso che bere caffè o tè bollenti aumenta proprio il rischio di cancro.

Bere caffè e tè bollenti aumenta il rischio di cancro

Come spiegato dai ricercatori, chi beve bevande calde ha una probabilità circa 1,7 volte superiore di sviluppare la patologia. Come riporta l’AGI, “il pericolo biologico risiede nel trauma termico cronico subito dalle pareti dell’apparato digerente. Le alte temperature finiscono per danneggiare ripetutamente le cellule che rivestono la mucosa interna, innescando alterazioni che possono degenerare in un tumore. Questo meccanismo ha mostrato una correlazione specifica con il carcinoma a cellule squamose (SCC), uno dei due principali ceppi della malattia, mentre non è stato riscontrato alcun impatto evidente sull’adenocarcinoma, l’altra forma più comune che colpisce la parte inferiore dell’organo”, cioè l’esofago.

La temperatura ideale e quella a rischio

Quando si bevono bevande molto calde, il rischio di andare incontro a un tumore, per i ricercatori, sale fino a oltre il 5 per cento. A influire, però, è anche la frequenza con cui si ingeriscono bevande bollenti: in caso di sei o più porzioni calde nell’arco della giornata l’incremento del rischio diventa esponenziale. Da qui l’appello degli enti sanitari di riferimento: secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), non si dovrebbe bere nulla che superi i 65°C. Oltre questo valore, fissato già nel 2016, si entra nella categoria dei composti classificati dalla stessa IARC come “probabilmente cancerogeni”. Va tenuto presente che mediamente in Occidente tè e caffè sono serviti e consumati a una temperatura intorno ai 60°C, dunque entro i limiti di sicurezza.

Bere in sicurezza

Che si tratti di quantità assolute o di temperature, dunque, occorre prudenza. Come sottolinea l’AGI, “Per azzerare il potenziale rischio termico non serve dunque bandire la caffeina né rinunciare all’infuso pomeridiano. È sufficiente attendere un paio di minuti affinché il liquido scenda sotto i livelli critici, oppure stemperare la bevanda aggiungendo una piccola quantità di latte freddo. Una cura banale per continuare a godersi la propria pausa senza esporre i tessuti a uno stress inutile”.

Non solo rischi: i benefici della caffeina

Va anche ricordato che la caffeina può dare anche benefici: mantiene bassa la pressione, come dimostrato da diversi studi, compreso uno condotto su oltre 1500 maschi e femmine, iniziato nel 1972 in Romagna e pubblicato nel 2023 su Nutrients; fa bene al cuore, se non si tratta di soggetti con alta pressione; aiuta il controllo del colesterolo; contrasta la stanchezza; agisce come blando antidolorifico.