Angiopatia amiloide cerebrale, cos’è e come può aumentare il rischio di demenza e Alzheimer

L’angiopatia amiloide cerebrale può avere pesanti conseguenze sul rischio di declino cognitivo: uno studio spiega perché e le cure disponibili

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Immaginate le arterie. Al loro interno corre il sangue, a meno che ovviamente non ci siano limiti o blocchi al suo flusso. Ma non ci sono solo la trombosi e le embolie a poter interferire sul normale calibro dei vasi sanguigni. Esistono anche malattie specifiche, come l’angiopatia amiloide cerebrale, che possono influire sul benessere del cervello e soprattutto sul declino cognitivo, comportando un decadimento più severo.

Una ricerca che verrà presentata  all’International Stroke Conference 2026 dell’American Stroke Association, in programma a New Orleans, viene presentata in una nota per la stampa dell’American Heart Association e consente di capire quanto e come il quadro possa essere grave e diffuso. Pensate: valutando poco meno di due milioni di anziani, lo studio ha scoperto che in presenza di angiopatia amiloide cerebrale cresce di quasi quattro volte il rischio di sviluppare un quadro di demenza nei cinque anni successivi, indipendentemente da un eventuale ictus, come a dire che questa condizione può avere un ruolo importante nel declino cognitivo.

Il processo è silenzioso

La patologia è caratterizzata dall’accumulo di proteine ​​amiloidi si accumulano nei vasi sanguigni cerebrali. Questa situazione gradualmente indebolisce la struttura stessa del vaso sanguigno e quindi può incrementare il rischio di andare incontro ad un ictus, sia esso di natura emorragica (più raro), sia di natura ischemica, più comune.

Cosa succede? Sostanzialmente nell’ambito del processo di invecchiamento piccole quantità di amiloide possono accumularsi nei vasi sanguigni cerebrali, peraltro senza causare sintomi evidenti e quindi la diagnosi clinica di angiopatia amiloide cerebrale viene formulata quando questo accumulo diventa tanto esteso da danneggiare i vasi sanguigni e interferire con la normale funzione cerebrale.

Alla fine, in questo percorso di malattia, può anche accadere che i depositi di amiloide possano indebolire le pareti dei vasi fino al punto di romperle. Ed è in questo modo che si ha lo stravaso di sangue e quindi l’ictus emorragico. Attenzione però: l’angiopatia amiloide cerebrale è anche correlata al declino cognitivo ed è più comunemente riscontrata nelle persone con malattia di Alzheimer.

Rischio indipendente dall’ictus

La ricerca coordinata da Samuel S. Bruce, della Weill Cornell Medicine di New York, prova a fare il punto sulla frequenza con cui si può sviluppare la demenza dopo una diagnosi di angiopatia amiloide cerebrale e soprattutto sull’associazione di ictus e questo quadro nel definire il rischio.

Gli esperti hanno analizzato le cartelle cliniche di oltre 1,9 milioni di beneficiari Medicare di età pari o superiore a 65 anni, considerando gli anni dal 2016 al 2022.

Ed hanno studiato le nuove diagnosi di demenza cercando di comprendere in che modo gli ictus ischemici ed emorragici influenzassero il rischio di demenza tra le persone con la patologia. L’analisi ha mostrato che l’angiopatia amiloide cerebrale è in grado di aumentare sostanzialmente la probabilità di sviluppare demenza entro cinque anni, con un effetto più forte rispetto all’ictus da solo.

Pensate: in presenza della patologia un forte decadimento cognitivo è stato osservato in poco più di quattro casi su dieci nei cinque anni successivi alla diagnosi, rispetto al 10% circa delle persone senza la malattia degenerativa dei vasi. La contemporanea presenza di ictus ha indotto un incremento delle probabilità di una diagnosi di demenza di quattro volte e mezzo rispetto ai soggetti senza nessuna delle due condizioni.

Non solo. Gli individui con angiopatia ma senza una storia di ictus hanno mostrato comunque una probabilità 4,3 volte maggiore di ricevere una diagnosi di demenza in un dato momento rispetto a quelli senza nessuna delle due patologie.

Come si riconosce e si affronta l’angiopatia amiloide cerebrale

Questa patologia si caratterizza per l’accumulo di proteine beta-amiloidi nelle pareti dei piccoli vasi cerebrali. In genere la diagnosi si fa con una RM (Risonanza Magnetica) dell’encefalo, che consente di osservare microemorragie e alterazioni della sostanza bianca del sistema nervoso.

Dal punto di vista dei sintomi, il quadro è legato all’area della specifica sofferenza cerebrale, legato alla presenza di emorragie. Può essere presente cefalea.

Sul fronte delle cure, non è disponibile un trattamento mirato che prometta di eliminare l’amiloide, ovvero la proteina anomala, che si accumula nei vasi sanguigni. Quindi occorre prestare grande attenzione al controllo della pressione arteriosa e all’eventuale impiego di farmaci che agiscono sulla coagulazione. Caso per caso il medico può individuare i trattamenti più indicati

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.