Alopecia, arriva la proteina che può invertire la caduta dei capelli

Un nuovo studio ha scoperto come l’equilibrio tra diverse proteine è fondamentale per la ricrescita dei capelli e come stimolarlo in modo positivo

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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È il sogno di quanti soffrono di alopecia, ossia della caduta irreversibile di capelli: poter tornare ad avere la chioma del passato, senza limitarsi a interventi sui “sintomi” del problema o senza dover ricorrere a trattamenti più invasivi come il trapianto. Da una nuova ricerca arrivano, però, speranze: è stata scoperta, infatti, una proteina implicata proprio nel processo di caduta dei capelli e che potrebbe invertirlo.

L’alopecia, un problema non solo estetico

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha indagato i meccanismi che sono alla base dell’alopecia che, come spiega il Manuale MSD (una delle fonti di informazione medica più autorevoli e utilizzate al mondo), è definita come “la caduta dei peli in una qualsiasi parte del corpo. La perdita dei peli è spesso causa di grande disagio per il paziente sia dal punto di vista estetico che psicologico, ma può essere anche un segno importante di patologia sistemica”. In particolare, la caduta di capelli o follicoli piliferi, può avvenire in modo graduale – soprattutto iniziando dalla sommità della testa con la comparsa di chiazze di calvizie – o avere un esordio improvviso, legato a eventi esterni traumatici, come stress, lutti, incidenti, ecc.

Due tipi di alopecia

Gli esperti individuano due tipi di alopecia: quella cicatriziale, che è il risultato della distruzione del follicolo pilifero e che avviene quando quest’ultimo è irreparabilmente danneggiato e sostituito da tessuto fibroso; quella non cicatriziale, è causata da processi che riducono o rallentano la crescita dei capelli senza danneggiare irreparabilmente il follicolo pilifero. In entrambi i casi l’effetto su chi ne è interessato può essere molto negativo, anche e soprattutto in termini psicologici, perché causa spesso imbarazzo o senza di vergogna, specie nelle donne. Nel caso dell’alopecia androgenica, considerata una malattia ereditaria legata all’azione dell’ormone diidrotestosterone, i dati indicano che può colpire oltre il 70% degli uomini (alopecia di tipo maschile) e il 57% di tutte le donne (perdita dei capelli di tipo femminile) di età superiore agli 80 anni.

La nuova ricerca e la scoperta della proteina MCL-1

Alla luce di questi numeri, i risultati della nuova ricerca inducono ottimismo. Gli studiosi, infatti, hanno esaminato cosa accade in presenza di alopecia, a livello cellulare, scoprendo il ruolo centrale di due proteine. Una è la MCL-1, che agisce come protettore contro l’autodistruzione a cui vanno incontro le cellule staminali dei follicoli piliferi. Se la proteina viene meno, ecco che le staminali non riescono a portare a termine la fase di ricrescita, che – come sottolineano i ricercatori – implica uno stress significativo per il DNA e a livello energico della cellula. Ad attivare il meccanismo di autodistruzione, invece, è la proteina P53.

L’equilibrio tra proteine: cosa accade se viene meno

Studiando i ratti, i ricercatori hanno osservato che, di fronte alla caduta di capelli (che di per sé non è irreversibile, ma può diventarlo in caso di danni importanti al DNA nelle prime fasi della ricrescita), la proteina P53 induce al “suicidio” le staminali dei follicoli, che dunque non portano a termine la rigenerazione del capello o del pelo. A contrastare questo fenomeno, però, è la proteina MCL-1: se questa viene meno, ecco che i capelli non ricrescono più, mentre se le due proteine sono in sostanziale equilibrio la ricrescita può avvenire. Quando gli scienziati hanno eliminato forzatamente sia la MCL-1 che la P53, la crescita dei capelli è ripresa.

Come invertire il processo di caduta dei capelli

Esaminando nel complesso tutti i processi coinvolti nella rigenerazione dei follicoli, i ricercatori hanno individuato una rete complessa che regola l’equilibrio tra proteine e in particolare il ruolo di una via di segnalazione chiamata ERBB, che sarebbe in grado di aumentare la produzione di MCL-1, dunque di invertire il meccanismo di autodistruzione delle cellule staminali, permettendo di portare a termine la creazione di nuovi follicoli. Bloccando ERBB, dunque, si è visto che i livelli di MCL-1 diminuiscono, impendendo la ricrescita. La deduzione degli scienziati è quindi che agendo in modo da stimolare la presenza e l’azione della MCL-1 sarebbe possibile rimettere in modo l’attività delle cellule staminali, invertendo il processo di caduta dei capelli.

Il meccanismo inverso: quando si verifica l’alopecia

Al contrario, se aumenta la presenza delle proteine coinvolte nella morte cellulare, non è più possibile che avvenga la ricrescita dei capelli. Nello specifico, i ricercatori hanno analizzato come la proteina BAK, che agisce come un esecutore principale nel processo di autodistruzione cellulare, se rimossa consente di tornare a una normale crescita dei capelli, persino in assenza della MCL-1. Le scoperte cellulari sono risultate molto interessanti agli esperti del campo, perché rappresentano un nuovo approccio al problema dell’alopecia. Finora, infatti, i trattamenti si sono focalizzati sul ruolo e l’azione di ormoni, sistema immunitario o circolazione sanguigna. Questa nuova ricerca, invece, si è concentrata sull’azione di sopravvivenza delle cellule staminali durante la fase di rigenerazione. Una scoperta importante soprattutto per quel 2% della popolazione mondiale che è colpito dall’alopecia autoimmune.