Marius Borg esce dal carcere, gli arresti domiciliari a Palazzo reale

Il figlio della Principessa Mette-Marit di Norvegia lascia la prigione: sconterà gli arresti domiciliari nella residenza reale di Skaugum

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Antonella Latilla

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Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

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Marius Borg Høiby, figlio della Principessa Mette-Marit di Norvegia, lascerà il carcere per trascorrere le prossime settimane nella tenuta reale di Skaugum.

La decisione è arrivata dopo il ricorso presentato dai suoi legali contro la condanna a quattro anni di reclusione inflitta dal Tribunale distrettuale di Oslo per una lunga serie di reati, tra cui stupro, violenza sessuale, aggressioni, traffico di droga e violazione di ordini restrittivi.

Il rilascio non equivale a una piena libertà: il 29enne sarà sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, in attesa dell’ulteriore verdetto della Corte d’Appello. Una decisione che potrebbe arrivare non prima del 2027.

Il figlio di Mette-Marit di Norvegia esce dal carcere

Il Tribunale distrettuale di Oslo ha stabilito che Marius Borg potrà scontare le prossime quattro settimane di custodia cautelare nella residenza reale di Skaugum, sotto costante monitoraggio elettronico. Una scelta che ha immediatamente acceso il dibattito in Norvegia, dove il caso è seguito con enorme attenzione mediatica.

L’accusa si è opposta alla decisione, sostenendo che esista ancora un concreto rischio di recidiva e chiedendo che il figlio della Principessa resti in carcere fino alla conclusione del procedimento d’appello. La difesa, al contrario, ritiene che il braccialetto elettronico e il programma di controllo predisposto dalla polizia siano sufficienti a garantire la sicurezza delle persone coinvolte.

Durante l’udienza, Marius Borg ha assicurato di non voler più avere alcun contatto con una delle donne coinvolte nel procedimento. “Se un giorno si presentasse alla mia porta, chiamerei la polizia”, ha dichiarato davanti ai giudici, ribadendo di voler evitare qualsiasi nuovo procedimento giudiziario.

La richiesta di poter lasciare il carcere era stata avanzata anche per motivi familiari. Secondo quanto riferito dai suoi legali, Borg aveva espresso il desiderio di trascorrere del tempo accanto alla madre Mette-Marit, recentemente sottoposta a un trapianto di polmone e ancora in fase di convalescenza.

La condanna e i reati contestati

Il 15 giugno il Tribunale distrettuale di Oslo ha condannato Marius Borg a quattro anni di carcere al termine di un processo durato sette settimane. Le accuse contestate sono particolarmente pesanti e comprendono due episodi di stupro ritenuti provati, violenze fisiche e psicologiche nei confronti di alcune ex compagne, traffico di droga, furti e violazione di misure restrittive.

Tra gli elementi più significativi emersi durante il processo figura anche un episodio di violenza domestica documentato dagli investigatori, che hanno rinvenuto un coltello conficcato nel muro dell’abitazione durante un intervento delle forze dell’ordine. Lo stesso Marius Borg ha ammesso alcuni dei reati contestati, tra cui il traffico di droga e diversi furti, spiegandoli con le proprie dipendenze e con uno stile di vita fuori controllo.

La sentenza, però, non è definitiva. Il ricorso presentato dalla difesa congela l’esecuzione della condanna fino al nuovo giudizio.

Il caso che ha travolto la monarchia norvegese

Tutto è cominciato nell’agosto del 2024, quando un presunto episodio di violenza domestica ha portato al primo di quattro arresti di Marius Borg. Con il proseguire delle indagini, gli investigatori hanno acquisito il suo telefono cellulare, dal quale sarebbero emersi nuovi elementi che hanno ampliato il quadro accusatorio fino a comprendere decine di ipotesi di reato.

Da quel momento il procedimento è diventato uno dei casi giudiziari più delicati mai affrontati dalla famiglia reale norvegese. Le accuse, unite alla notorietà del protagonista, hanno generato una pressione senza precedenti sulla monarchia, costretta a convivere con un processo seguito quotidianamente dai media.