L’ossessione per la chirurgia estetica: una prospettiva psicologica

Quanto e perché oggi è importante apparire "belle" e perché a volte non ci accontentiamo del nostro aspetto fisico?

Andrea Carubia Psicologo-sessuologo

Viviamo in un’epoca in cui il culto del corpo è all’ordine del giorno e qualunque discrepanza tra il nostro aspetto fisico e i canoni di bellezza, spesso idealizzati, può portare frustrazione e insoddisfazione per quello che ci ha donato madre natura.

Uscire per strada senza trucco si è consolidata come una dimostrazione di “coraggio” quasi impensabile, però nemmeno i cosmetici più dispendiosi permettono sempre di raggiungere l’immagine desiderata. Ed è allora che la tenace ricercatrice della perfezione può decidere di affidarsi alla chirurgia plastica.

Una decisione che non è necessariamente inopportuna o pericolosa nel momento in cui si sceglie un buon professionista e si seguono le sue raccomandazioni. Eppure, anche quando si tengono in considerazione questi aspetti, esiste il pericolo di non restare totalmente soddisfatti del risultato atteso o scoprire che il cambiamento tanto agognato non ha generato tutti i benefici sperati.

 Quali sono i fattori principali per decidere di ricorrere alla chirurgia estetica?

 Il miglioramento dell’immagine fisica normalmente è correlato a conseguenze positive dal punto di vista psicologico: allargamento della rete sociale, maggiore autostima, maggiore popolarità, miglior rapporto con sé stessi.

Il successo lavorativo sembra essere un’altra ragione: un aspetto fisico curato e senza difetti infatti è spesso percepito come un fattore facilitante nella ricerca di un lavoro o di una promozione. Da questo punto di vista una sorta di investimento per il futuro.

Ciononostante, è possibile che dopo uno o due interventi estetici un individuo non percepisca ancora un cambio significativo nella sua vita: l’amore ancora non si trova, le amicizie continuano ad essere le stesse ed i dubbi sulla propria attrazione fisica persistono.

Sembra quindi che aver eliminato il difetto in questione non sia sufficiente e l’attenzione ci concentra su un altro difetto, e su un altro, e su un altro ancora, finché non si rischia di entrare in un circolo vizioso dove si perde spesso il controllo, la lucidità ed il conto dei ritocchi subiti.

Cosa si nasconde dietro la necessità di dover cambiare qualcosa di noi a tutti i costi?

Questo fenomeno ha forti connotati psicologici: si passa da una mancanza di sicurezza in sé stessi, gravi difficoltà nelle relazioni sociali o problemi legati alla sfera privata, sino ad arrivare in taluni casi a patologie mentali come ad esempio la dismorfofobia.

Frequente è anche il fatto che la gente si sottoponga ad interventi estetici, cercando un nuovo inizio, magari in seguito ad un trauma psicologico o un evento stressante oppure a causa di un bisogno eccessivo di controllo e di perfezionismo.

 E’ importante sottolineare che rispetto alle necessità psicologiche appena descritte, nulla ha a che vedere la chirurgia estetica ricostruttiva cioè su persone con malformazioni o che hanno sofferto di importanti danni fisici.

Se invece parliamo di interventi estetici quali compensazione di mancanze psicologiche e/o affettive, cioè dove non esiste un difetto evidente e la motivazione che ci spinge al cambiamento è la paura di non piacere, di non essere bella, di modificare la parte di noi percepita come “difettosa”, può essere utile l’aiuto di uno psicologo psicoterapeuta.

Attraverso un percorso psicologico infatti spesso si può evitare che da un piccolo difetto si rischi di passare ad un cambiamento radicale del proprio aspetto fisico, lasciando comunque immutate le difficoltà interiori ed il disagio psicologico che proviamo.

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