L’ansia da divertimento: perché sentirsi “tristi” in estate è più comune di quanto pensi

Viaggi, aperitivi e weekend perfetti: se guardare il telefono in estate ti fa sentire inadeguata, non sei sola: è un meccanismo psicologicoe e si chiama ansia da divertimento

Foto di Marta Pettolino Valfrè

Marta Pettolino Valfrè

Psicologa e docente

Psicologa e coach, si occupa di clinica e sessuologia. Insegna all’Università di Torino e scrive libri coniugando clinica e divulgazione scientifica.

Pubblicato:

Si può sentire già quando arrivano le prime giornate di sole, e si intensifica con le serate che si allungano e i racconti social che si moltiplicano: è la tristezza estiva che bussa alla tua mente, proprio mentre il resto del mondo sembra vivere e divertirsi.

Giugno arriva e con lui la sensazione che tutto il mondo si trasformi in un highlight reel di felicità.

Non c’è niente che non va, ma lo stato d’animo che si prova è un misto tra malinconia, inadeguatezza e irrequietezza senza motivo apparente. Eppure è lì. Tutti sembrano così felici, così abbronzati, così in pace con il mondo e questo non aiuta a stare bene nella propria vita, della quale si sa molto di più di una foto postata pubblicamente.

E poi c’è la domanda delle domande: dove vai in vacanza?

E pensare alla risposta fa risalire la pressione sociale, come se ci fosse un obbligo sottinteso a fare qualcosa di straordinario, da raccontare, fotografare e possibilmente rendere più invidiabile di quello che fanno gli altri. Come se esistesse una gara non dichiarata a chi si diverte di più.

Per alcune persone l’estate non porta leggerezza. Porta confronto, aspettative e un senso di inadeguatezza che tende ad amplificarsi proprio nei mesi in cui tutti sembrano divertirsi.

Se ti riconosci in queste emozioni, sappi che sei in buona compagnia.

Perché l’estate è strutturalmente ansiogena

La narrazione culturale estiva è tra le più potenti e totalizzanti che esistano: sole, libertà, relax, avventure, amici, mare. L’estate viene venduta come un’aspirazione esistenziale.

Il problema è che le aspirazioni, quando non vengono soddisfatte, ma anche quando lo sono, possono trasformarsi in una fonte di pressione sottile e logorante.

E la vetrina sociale che guardiamo ogni giorno sui social non fa che aumentare la FOMO, ovvero la paura di perdersi qualcosa e di essere l’unica sfigata a farlo.

La pressione sociale a sentirsi felici e attivi durante la primavera e l’estate, unita all’interruzione delle routine quotidiane e alle aspettative legate alle vacanze, può generare quello che in psicologia si chiama Disturbo Affettivo Stagionale (SAD), alterazione correlata alla depressione maggiore e che nella sua forma tipica si manifesta in autunno-inverno, ma che può esistere anche nella variante estiva.

Le giornate più lunghe, il caldo e l’umidità elevata sembrano giocare un ruolo nel SAD estivo, esprimendosi spesso con insonnia, calo dell’appetito, senso di agitazione interna e ansia.

L’estate porta con sé una serie di fattori che dal punto di vista neurobiologico e psicologico possono destabilizzare.

Per alcune persone, la struttura quotidiana, fatta di lavoro, studio, orari fissi, è una risorsa di regolazione emotiva. Perderla d’improvviso non è necessariamente liberatorio.

Ma anche senza arrivare a una diagnosi clinica, quello che molte persone sperimentano in estate è qualcosa di diffuso e quotidiano: una sorta di disagio emotivo che nasce dal contrasto tra come ci si sente davvero e come “ci si dovrebbe” sentirsi.

A questo si aggiunge la pressione economica e relazionale: le vacanze costano, non tutti possono permettersele, e la sensazione di non avere progetti estivi all’altezza di quelli degli altri può attivare sentimenti di inadeguatezza.

Il paradosso della felicità obbligatoria

Uno studio pubblicato su Scientific Reports (Bastian et al., 2022) ha analizzato oltre 7.400 partecipanti in 40 paesi, scoprendo qualcosa di controintuitivo: più una persona percepisce una pressione sociale a essere felice, peggiore è il suo benessere emotivo.

Paradossalmente, l’obbligo di sentirsi bene produce l’effetto opposto: aumenta la ruminazione, la solitudine e i sintomi depressivi.

L’estate è la stagione in cui questa pressione raggiunge il picco. Chi non riesce ad adeguarsi a questo standard emotivo finisce per sentirsi doppiamente sbagliata: prima per come si sente, poi per non riuscire a sentirsi diversamente.

È quello che in psicologia si chiama meta-emozione negativa: vergognarsi della propria tristezza, o provare ansia per la propria ansia.

La ricerca di Robb Rutledge e colleghi alla Yale University aggiunge un tassello: quando ci aspettiamo molto da un’esperienza rischiamo di godercela meno di quanto avremmo fatto senza quelle aspettative.

Le aspettative troppo alte, quindi, riducono la felicità percepita e in estate emergono quelle che abbiamo bramato per tutto un anno, come se questa fosse l’unica occasione da vivere.

Instagram e la trappola del confronto verso l’alto

C’è un secondo livello difficile da ignorare: i social media. In estate, Instagram, TikTok e affini si riempiono di contenuti selezionati, filtrati e ottimizzati per sembrare la versione migliore possibile di una vacanza, di un corpo, di un’amicizia. Il meccanismo psicologico che si innesca si chiama upward social comparison, confronto verso l’alto, ed è uno dei predittori più robusti di ansia e bassa autostima.

Uno studio condotto da Liu nel 2025 ha dimostrato che su piattaforme come TikTok e Instagram, la fruizione passiva dei contenuti amplifica sistematicamente il confronto verso l’alto, attivando quella che i ricercatori chiamano FOMO (Fear of Missing Out): la paura viscerale di stare perdendo qualcosa che gli altri stanno vivendo. Livelli più alti di FOMO sono consistentemente associati a maggiore ansia, umore depresso e minore soddisfazione di vita.

L’esposizione a rappresentazioni idealizzate della vita altrui sui social produce la convinzione distorta che gli altri conducano esistenze più felici. E in estate, questa distorsione si intensifica: ogni foto dal mare è un dato di confronto non richiesto.

Il risultato è una percezione distorta della realtà, in cui la propria estate, che per quanto dignitosa e piacevole, non regge il confronto.

Le vacanze rendono felici? Sì, ma meno di quanto pensiamo

L’immaginario che spesso si lega alla stagione estiva è quello della felicità e della libertà. Ma c’è davvero correlazione tra le vacanze e il benessere psicofisico?

Uno studio su 3.650 cittadini olandesi ha monitorato i viaggi e i livelli di felicità nel corso di due anni, rilevando che le vacanze migliorano lievemente il benessere soggettivo, ma che l’effetto è per lo più di breve durata.

La notizia più interessante viene però dall’anticipazione: è il pianificare la vacanza, più che il farla, a generare il maggior incremento di benessere. Il problema è che questo meccanismo funziona come un rimbalzo: più è alta l’aspettativa, più è probabile la delusione quando la realtà balneare si scontra con l’ideale costruito nei mesi precedenti.

Le vacanze o le attività più usuali in estate possono sicuramente aiutare a spezzare il ciclo tra stressori lavorativi, incapacità di distaccarsi psicologicamente dal lavoro e strain occupazionale, con benefici reali sul benessere mentale, soprattutto quando si riesce a raggiungere un distacco psicologico autentico dall’ambiente lavorativo, ma quello che ci dice la scienza è che sognare e organizzare una vacanza rende più felici e per più tempo che farla davvero.

Tristezza estiva: cosa fare

La prima cosa da fare è smettere di colpevolizzarsi. Sentirsi giù in estate non è un fallimento, è una risposta comprensibile a una combinazione di fattori biologici, ambientali e sociali che in estate si sommano in modo peculiare.

Accettare che non tutte le estati siano uguali, e che non dobbiamo essere in un modo che non ci appartiene, è già un atto terapeutico.

Vediamo alcune strategie che ti possono aiutare a vivere l’estate a modo tuo:

  • Stabilizza sonno e veglia
    Le notti estive accorciano il buio e ritardano il rilascio di melatonina, spostando l’orologio circadiano. Tieni orari il più possibili fissi anche nei weekend, usa tende oscuranti, ed evita schermi luminosi nell’ora prima di dormire.
  • Conserva almeno 2 o 3 punti fissi
    Basta identificare due o tre momenti che rimangono stabili durante la giornata: un’ora di attività fisica, un orario di pasto, una routine mattutina.
  • Diversifica l’uso dei social
    La ricerca mostra che è lo scrolling passivo è il comportamento più associato al confronto verso l’alto e alla FOMO. Prova a impostare una regola operativa: se un social senza un’intenzione precisa, chiudi. La consapevolezza del trigger è già un intervento.
  • Valuta come stai sui social
    Se un profilo ti fa sentire sistematicamente inadeguata dopo averlo visto, non ti sta dando nulla di utile. Non è necessario smettere con i social, basta ridurre il carico comparativo.
  • Nomina la pressione quando la senti
    Usa lo strumento di defusion cognitivo: invece di reagire al pensiero “Tutti si stanno divertendo tranne me”, etichettarlo esplicitamente: “Sto avendo il pensiero che tutti si stiano divertendo tranne me.” Il solo spostamento linguistico riduce la fusione con il contenuto emotivo e la sua intensità.
  • Non combattere la tristezza, contestualizzala
    Giudicare negativamente le proprie emozioni negative le amplifica. Invece di chiedersi “Perché mi sento così mentre dovrei star bene?”, prova a chiederti “Cosa sta cercando di dirmi questa emozione?” È una domanda che sposta dall’auto-critica alla curiosità, e questo cambia la qualità del rapporto con il proprio stato interno.
  • Permettiti di non avere “l’estate più bella della propria vita” ogni anno.

Se i sintomi persistono, interferiscono con il funzionamento quotidiano o si ripresentano ogni anno nello stesso periodo, potrebbe valere la pena parlarne con una professionista.

L’estate, del resto, dura ancora qualche settimana. C’è tempo anche per stare bene, ognuna a modo proprio.

Fonti bibliografiche

Bastian B. et al. (2022). Perceiving societal pressure to be happy is linked to poor well-being. Scientific Reports.

National Institute of Mental Health (NIMH) – Seasonal Affective Disorder.

Liu, T., Liu, Z., & Zhang, L. (2025). Examining the Pathways to Social Media FOMO: Mediation Effects of Passive Engagement and Upward Social Comparisons. International Journal of Human