Ruby Bridges, l’attivista che da bambina ha cambiato il mondo

È stata la prima bambina di colore a entrare in una scuola pubblica: questa è la storia di Ruby Bridges, che è riuscita a cambiare il mondo

Donne importanti, donne che hanno lasciato un segno e che lavorano per rendere il mondo migliore. Donne, insomma, di cui vogliamo sentire e ricordare la storia. È a questa categoria che appartiene Ruby Bridges, che grazie al suo coraggio e all’impegno della sua famiglia è diventata, letteralmente, uno dei simboli dell’integrazione delle persone di colore in America.

E c’è di più, quando lo è diventata Ruby era ancora solo una bambina. Come ha fatto? Facendo qualcosa che quando lei era piccola era a dir poco impensabile: andare a scuola. E non in una scuola qualsiasi: in una scuola pubblica di New Orleans.

Ruby Bridges e la determinazione della sua famiglia

Per capire quanto sia fondamentale la storia di Ruby, bisogna fare un passo indietro e guardare alla sua famiglia. La mamma di Ruby si chiamava Lucille Commandore ed era figlia di due contadini. In tenera età, Lucille fu costretta a cominciare ad aiutare i suoi genitori nei campi e nella tarda adolescenza divenne una governante, com’era d’uso ai tempi. Quella vita, però, stava stretta a Lucille, che non aveva voglia di soffrire in silenzio.

I genitori di Ruby Bridges

Un giorno, Lucille incontrò Abon Bridges, un uomo che aveva le sue stesse idee di indipendenza e che credeva nell’integrazione tra bianchi e persone di colore. I due si sposarono nel 1953 e nel 1956 lasciano i rispettivi lavori, limitanti e svilenti, per trasferirsi a New Orleans. Lì la coppia ebbe ben otto figli e oltre a lavorare nella comunità afroamericana della città, iniziò a partecipare a riunioni di attivisti. Lucille e Abon avevano un’idea che non volevano abbandonare: fornire ai loro bambini un’istruzione di qualità. E, per farlo, i piccoli avrebbero dovuto frequentare la scuola pubblica.

Ruby Bridges, le difficoltà e l’amore di Barbara Henry

Così, quando per mezzo delle conoscenze che avevano stretto Lucille e Abon si trovarono davanti la richiesta della National Association for the Advancement of Colored People, che prevedeva l’introduzione della loro prima figlia, Ruby, in una scuola pubblica fino ad allora solo destinata solo ai bianchi, risposero di sì. Tra i due, Lucille era la più determinata: Abon nutriva alcune riserve e aveva paura per la sua piccola, ma Lucille credeva in quella bimba di soli sei anni, con gli occhi grandi e una grinta da vendere.

E, possiamo ben dirlo, fece benissimo a crederle, perché Ruby era destinata a seminare amore, nonostante le prime orribili difficoltà. Sì, perché non andò tutto liscio: non appena la piccola entrò alla scuola elementare William Frantz i genitori dei suoi compagni di classe ritirarono tutti i bambini in segno di protesta e gli insegnanti si rifiutarono di lavorare perché “non era loro compito insegnare a una creatura inferiore”.

Ruby Bridges all'ingresso della scuola

Solo un’insegnante, una donna, decise di insegnare a Ruby. Si chiamava Barbara Henry e divenne anche lei un simbolo per la lotta all’integrazione. Per un anno intero, Barbara si occupò di istruire Ruby con amore, insegnando in una classe composta soltanto da lei come se stesse insegnando a tanti bambini, per non farla sentire a disagio. Non solo: cercò ogni giorno di accoglierla con tenerezza, perché la piccola, per ragioni di sicurezza, arrivava sempre a scuola scortata.

Ancora oggi, quando a Ruby viene chiesto di Barbara, risponde con tenerezza: «…all’inizio ero spaventata da lei: non avevo mai visto un’insegnante bianco e avevo timore che mi giudicasse, come avevano fatto tutti gli altri. Poi ho capito che era la donna più bella, gentile e generosa che abbia mai conosciuta. Ha compiuto un’impresa straordinaria: tentare di tenere la mia mente impegnata anche se eravamo soltanto noi due. Non potevo dimenticare l’assenza degli altri bambini, ma con lei era più facile».

Il primo anno di scuola e la determinazione di Ruby

Come abbiamo detto, il primo anno di scuola non è stato facile per Ruby, anche se sia lei che Barbara cercavano di trovare qualcosa di buono in ogni giorno. Purtroppo non è stato semplice: spesso la piccola veniva minacciata di essere avvelenata dalle mamme di altri bambini che frequentavano la scuola, cosa che indusse le autorità a farle mangiare solo il cibo che portava da casa. In più, anche gli insegnanti che lavoravano nelle altre classi non le rendevano la vita facile.

L’impatto della presenza nella scuola elementare fu enorme: suo padre perse il lavoro, il negozio di alimentari in cui la famiglia aveva sempre fatto la spesa non li volle più e i genitori di Lucille vennero espropriati dalla loro terra in Mississipi, perché la risonanza mediatica del caso fu davvero enorme. Eppure, Ruby non si è mai persa d’animo, nonostante i giorni di dolore.

Ruby bridges da adulta

Come fece a resistere? Perché si aggrappò al bello e alle persone buone che incontrava. Non solo Barbara Henry, ma anche lo psichiatra infantile Robert Coles, che si offrì gratuitamente di darle supporto in quel difficile primo anno, incontrandola una volta a settimana a casa dei Bridges. E, ancora, uno dei vicini di casa, che diede a suo padre un nuovo lavoro e divenne amico di famiglia.

Ancora, con il passare del tempo, diversi membri della comunità afroamericana iniziarono a supportare i Bridges, al punto da camminare dietro a Ruby quando veniva accompagnata a scuola, per darle forza. Ma molti altri si unirono a loro: diverse mamme bianche, piano piano, iniziarono a dare sostegno alla bambina, così come altre donne che iniziarono a battersi per l’integrazione. Tutto questo non solo portò Ruby a completare la sua istruzione, ma la rese ciò che è oggi: un’attivista che si batte per i diritti dei bambini di tutto il mondo.