La “recessione dei baci” è reale, ma non per il motivo che pensi.

Meno baci e più vulnerabilità: ora diamo un significato profondo a uno dei gesti più antichi del mondo

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Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

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E se il problema non fosse che ci siamo disinnamorati dei baci, ma che gli attribuiamo un peso più significativo?
La “recessione dei baci” riflette come è cambiato il nostro approccio al dating, all’amore e al contatto fisico. Dietro a meno baci, c’è molto di più della semplice perdita di romanticismo.

Cos’è la “recessione dei baci” e perché se ne parla sempre di più

Un fenomeno abbastanza recente che sembra aggiungere un tassello in più al nostro modo di vivere l’amore.
La “kissing recession“è la nostra tendenza a dare meno baci sulla bocca rispetto al passato, e ce lo dice proprio un sondaggio di YouGov condotto su adulti britannici. Il gesto più bello del mondo, alcuni lo definirebbero. Sembra molto naturale, perciò quando diminuisce appare strano. Eppure, per noi, risulta quasi un ostacolo, un momento che ha bisogno del suo spazio per accadere.

Non è semplice freddezza, è che il contesto in cui siamo cresciute ci fa percepire in maniera differente l’intimità: siamo connesse tutto il giorno con chiunque vogliamo. Non ci mostriamo vulnerabili poiché siamo sotto gli occhi di tutti, perciò è una situazione che ricerchiamo consapevolmente e a cui diamo spazio solo se, paradossalmente, ci sentiamo sicure.
Anche le dating app hanno contribuito a rendere le relazioni più meccaniche e meno spontanee, quindi anche solo per dare un bacio servono almeno dieci minuti di analisi dettagliata della situazione. I momenti romantici sono andati in diminuendo perché sono aumentate le famose situationship: ora è difficile stabilire in che rapporto siamo con l’altra persona. Più incertezza significa meno sicurezza, quindi niente vulnerabilità e gesti affettuosi. Preferiamo mantenere un certo distacco, con confini netti.
La “recessione dei baci” esiste e non è un capriccio, e potrebbe essere la nostra risposta a un contesto incerto.

Perché ci baciamo di meno? I motivi oltre i social

Far ricadere sempre la colpa sui social è un evergreen e purtroppo è spesso azzeccato. Ma nel caso della “recessione dei baci” ci sono cause ben più profonde del semplice like scambiato sui social.
Le relazioni sono vissute a step: il primo incontro, la frequentazione, il fidanzamento, e per chi ha molta pazienza e volontà, la convivenza. È un aspetto che manca nelle relazioni di oggi. Si parla di situationship, di complicationship e “zone grigie”, senza etichette. La frase che ci piace tanto leggere: “Non definiamoci, godiamoci i momenti insieme”, degna di un ragazzo malessere fatto e finito che piuttosto che impegnarsi in una relazione preferirebbe guidare una macchina senza freni.
In uno stato di incertezza tale, non sappiamo quando è il “momento giusto” per un bacio né a che punto sia la relazione.

Cerchiamo prima di tutto il nostro comfort emotivo, perciò abbiamo ridefinito il concetto di intimità. Tante interazioni, poca vicinanza. Non c’è volontà, non c’è impegno e soprattutto non c’è linearità. Come possiamo sentirci a nostro agio così?
Abbiamo cambiato idea anche sul consenso. O meglio, ci troviamo costrette a misurare i nostri passi per mantenere i confini netti. Non vogliamo più che un bacio sia dato per scontato. È un gesto che alcune ritengono più intimo del sesso: si mescolano sensazioni, odore, contatto fisico e annullamento delle distanze psicologiche. Perché è davvero difficile baciare una persona con cui non c’è chimica o sentimenti condivisi.

Meno appuntamenti, più “kissing recession”

Il nostro modo di uscire è particolare. La JOMO sta prendendo sempre più piede, ma meno eventi mondani significano anche meno possibilità di conoscere persone e flirtare. È interessante anche come ci sentiamo più disinibite a parlare con qualcuno solo dopo aver bevuto almeno un cocktail. Cambia parecchio l’approccio con o senza alcol. Così tanto che abbiamo creato delle vere e proprie uscite in cui gli alcolici non sono presi in considerazione.
È il nostro paradosso: ci piace restare in casa, rifiutare le uscite che non ci farebbero sentire a nostro agio, ma così togliamo molte occasioni alla vita sociale e, successivamente, alla possibilità di creare una’intimità fisica.

In passato era più semplice conoscere persone nuove: c’erano più luoghi e occasioni. Oggi, oltre alla scarsità di locali ed eventi, siamo anche più restìe. Online siamo sempre circondate da migliaia di persone, ma dal vivo ci manca la ricerca dell’intimità. E non intesa come connessione sessuale, ma come affinità di anime.

recessione di baci
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Mettiamo più confini, perché per essere vulnerabili, vogliamo sentirci sicure, non incerte.

Il bacio non è più un gesto così “leggero”

Forse abbiamo dimenticato come si fa a essere spontanee. O meglio, ci siamo abituate così tanto a osservare, analizzare e interpretare ogni gesto che anche un bacio può trasformarsi in una piccola decisione strategica. E mentre ci perdiamo in una sessione intensiva di overthinking, il momento passa. Nel sondaggio di YouGov, tra i 18 e i 24 anni emerge soprattutto come il 40% si chiede quale sia il momento giusto per un bacio, mentre il 28% teme di non essere bravo a baciare.
La spontaneità lascia spazio alla consapevolezza, e la consapevolezza, quando diventa eccessiva, può essere un freno.

Forse è proprio questo uno dei motivi per cui un bacio oggi può sembrare più importante di quanto lo fosse in passato. Non è più soltanto un gesto che succede perché due persone si piacciono: può diventare una conferma, un segnale, o una risposta alla domanda che ci facciamo dall’inizio dell’appuntamento: “Che cosa siamo?”. E quando un gesto così piccolo deve rispondere a una domanda così grande, è normale che ci pensiamo due volte prima di farlo.

Il futuro della “recessione dei baci”

A volte si ha fretta di arrivare a un certo obiettivo o a un punto della vita. Nel caso dell’amore, siamo diventate prudenti. E forse, la “recessione dei baci” ne è l’esempio più lampante. Strettamente collegata anche all’ansia da prestazione e alle nostre insicurezze (l’overthinking prima del “Lo bacio ora o dopo?” “Sono stata brava?” è d’obbligo per noi), ha rallentato molto i ritmi.
La prudenza è la nostra migliore amica e con lei anche la calma di lasciare che le cose facciano il loro corso. Ci teniamo di più a trovare connessioni profonde e significative, che a regalare baci e “pezzi” di noi.

Perciò, forse, oggi appare come “recessione dei baci” poiché sta cambiando l’assetto precedentemente adottato nelle relazioni. Ma in futuro, ciò sarà la normalità.
La chiamiamo “recessione” poiché il nostro modo di vivere l’amore oggi viene messo a paragone con il passato. La verità è che si tratta di due contesti quasi opposti.
Non significa necessariamente che non siamo romantiche o non conosciamo i gesti d’affetto, è solo cambiato il modo in cui ci arriviamo. Non siamo diverse, non siamo lente, non siamo fredde. Siamo state brave ad adattarci ai social, alle situazioni più strambe che ci sono capitate e ai nostri bisogni.
Oggi scegliamo il nostro comfort emotivo, la nostra sicurezza. Domani, ci baceremo in modo più spontaneo, forse.