Il nostro profumo è quello delle nonne, mai così alla moda: perché lo vogliamo

Dietro il grandmacore olfattivo c’è una voglia molto contemporanea di carattere, memoria e lentezza. I profumi delle nonne risvegliano in noi qualcosa di più profondo

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Giorgia Sdei

Giornalista esperta di spettacolo

Laureata in Scienze Filosofiche con master in comunicazione per lo spettacolo è giornalista pubblicista dal 2023. Scrive di tutto quello che passa per uno schermo, grande o piccolo che sia.

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Per anni abbiamo cercato profumi che sapessero di bucato pulito, vaniglia morbida e pelle appena uscita dalla doccia: fragranze discrete, facili da indossare, leggere al punto da non farsi notare. Adesso invece, scorrendo TikTok, compaiono flaconi che sembrano arrivare direttamente dal mobile del bagno di famiglia: Chanel N°5, Shalimar, Miss Dior, L’Air du Temps. Intorno, una nuova generazione parla di aldeidi, iris e rosa con l’entusiasmo che fino a ieri riservava ai gourmand. Ma cosa è successo?

Il fenomeno ha già il suo nome, perfetto per l’algoritmo: grandmacore. Dentro questa definizione finiscono le composizioni cipriate, floreali, speziate o saponose che ricordano le donne cresciute in un’epoca in cui si sceglieva una sola essenza e la si indossava per anni. Chiamarli “profumi delle nonne” può sembrare una presa in giro. Sui social, però, l’espressione è diventata quasi un complimento.

Quelle scie dense e riconoscibili ci attirano perché hanno qualcosa che molti lanci recenti faticano a offrire: una personalità precisa. Si fanno sentire, cambiano durante la giornata e restano nella memoria. E oggi che tutto è omologato, avere un odore inconfondibile sembra improvvisamente molto cool.

Ci piace tutto ciò che rallenta il tempo: ecco perché amiamo i profumi delle nonne

Il ritorno dei grandi classici in fatto di profumi si inserisce in una tendenza più ampia. Piano piano abbiamo trasformato in ispirazione digitale tutto ciò che evoca una vita meno frenetica: ricette scritte sui quaderni (e non nelle note del telefono), maglie fatte all’uncinetto, servizi da tè spaiati, orti, mercatini e cardigan. Il nonna maxxing racconta il desiderio di uscire, almeno per qualche ora, dalla palestra permanente della produttività.

Ogni gesto ormai viene tradotto in numeri: notifiche che si accumulano, grafici che riassumono le giornate, indicatori che misurano perfino la qualità del nostro recupero. In questo continuo bisogno di quantificare, anche il tempo libero finisce per assomigliare a un compito da monitorare. Una fragranza persistente, invece, resta fuori da questo sistema. Non si registra, non si confronta, non produce risultati da interpretare, ma esiste solo nel momento in cui la si indossa, come una presenza discreta che accompagna senza chiedere nulla in cambio.

Profumo
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Le fragranze persistenti ci rendono riconoscibili e uniche

Le note rétro aggiungono una familiarità difficile da spiegare. La cipria richiama una trousse vista da bambine, la violetta una caramella dimenticata, il sandalo un armadio in legno. A volte il ricordo è reale, altre volte nasce da film, fotografie e racconti. Il risultato però non cambia: sentiamo una connessione con qualcosa che sembra stabile.

Indossare un classico diventa così un piccolo gesto di continuità: lo stesso flacone può essere passato dal comò di una nonna alla mensola di una nipote, acquistando un significato diverso senza perdere la propria identità.

Dopo tanta vaniglia, il naso vuole una sorpresa

Il successo dei gourmand ha riempito profumerie e social di biscotto, caramello, latte, marshmallow e creme dolci. Allo stesso tempo, gli skin scent hanno conquistato chi preferisce un effetto intimo e pulito. Entrambe le famiglie restano amatissime, ma la loro diffusione ha reso molte novità prevedibili.

Le composizioni di stampo classico offrono un’esperienza più irregolare. L’apertura può sembrare austera e diventare morbida dopo mezz’ora. La rosa può apparire fresca, terrosa o scura. L’iris porta con sé sfumature asciutte, mentre aldeidi e fiori bianchi creano un effetto brillante che oggi appare quasi insolito.

Serve qualche minuto per capire cosa stiamo annusando perché il nostro naso ha bisogno di allenamento come qualsiasi altro muscolo. Ma proprio questa attesa rende l’esperienza interessante. Noi che siamo abituate a valutare un video o un prodotto nei primi secondi del suo primo utilizzo, dobbiamo riabituarci a una composizione complessa che impone un ritmo differente. Si sviluppa sulla pelle e chiede di essere seguita.

C’è anche una questione di presenza. Molti classici furono progettati per lasciare una scia evidente, entravano nella stanza insieme a chi li indossava e continuavano a farsi percepire dopo il suo passaggio. Per una generazione spesso spinta verso un’immagine neutra, levigata e adatta a ogni contesto, questa sicurezza ha un fascino liberatorio.

I profumi classici di oggi sono le fragranze ribelli di ieri

Attenzione però, l’associazione con le nonne rischia di cancellare l’energia originaria di questi profumi. Chanel N°5, presentato nel 1921, introduceva un linguaggio astratto e moderno, lontano dalle essenze costruite per riprodurre fedelmente un fiore. La sua struttura aldeidata risultava nuova, sofisticata e difficile da confondere.

Il nostro profumo è quello delle nonne, mai così alla moda: perché lo vogliamo
I profumi del passato hanno carattere, proprio come noi

Pochi anni dopo, Shalimar portò alla ribalta una sensualità calda, fatta di vaniglia, bergamotto e accordi ambrati. Era amato dalle flapper, giovani donne che accorciavano gli abiti, ballavano jazz e ridefinivano il proprio spazio nella società. Il suo immaginario apparteneva alla trasformazione, non certo alla prudenza.

Anche Miss Dior nacque durante un passaggio storico decisivo. Arrivò nel 1947, lo stesso anno della prima collezione di Christian Dior, portando con sé fiori, sfumature verdi e una femminilità elegante ma vitale. L’Air du Temps di Nina Ricci, lanciato subito dopo la guerra, tradusse invece il bisogno di serenità in garofano, rosa, gelsomino e sandalo. Le colombe sul tappo resero visibile quel messaggio.

Il tempo ha trasformato queste novità in simboli familiari. La loro lunga permanenza sul mercato le ha legate alle madri e alle nonne che le hanno scelte. E oggi le riscopriamo con occhi diversi, libere dalle associazioni che avevano per le generazioni precedenti.

Profumi vintage, il ritorno delle fragranze classiche

Le profumazioni disponibili oggi possono differire dalle prime edizioni, specialmente nelle formulazioni. Le regole sugli ingredienti sono cambiate, alcune materie prime sono diventate rare e molte maison hanno alleggerito le composizioni. L’identità generale, però, resta riconoscibile.

Accanto alle fragranze storiche, il mercato propone interpretazioni contemporanee di note tradizionali. La rosa incontra il cuoio, la lavanda viene ammorbidita dal miele, l’incenso si mescola a legni trasparenti. Oud e sandalo perdono pesantezza grazie agli agrumi o alle spezie. Il risultato mantiene un’eco familiare e si adatta con facilità al presente.

È lo stesso principio che applichiamo alla moda vintage. Recuperiamo una giacca dagli anni Ottanta e la portiamo con jeans larghi e sneaker così il capo conserva la propria storia, mentre l’abbinamento lo rende nostro. Con le essenze accade qualcosa di simile: non serve ricostruire un personaggio d’epoca, basta trovare l’accordo che funziona sulla nostra pelle.

Vogliamo tornare a essere riconoscibili

Possediamo spesso diverse boccette, ciascuna legata a un umore, una stagione o un’estetica. La possibilità di cambiare è divertente, ma quanto ci stuzzica invece l’idea di possedere una firma personale che ci identifica a primo impatto? Le nostre nonne venivano riconosciute anche dalla scia che lasciavano sul cappotto, in ascensore o nei corridoi di casa. Perché non possiamo farlo anche noi?

Il successo del grandmacore olfattivo parla quindi di identità. Vogliamo qualcosa che abbia spessore, che resista al cambio di stagione e che non assomigli a tutto il resto. Se per trovarlo dobbiamo aprire un vecchio cassetto o provare un flacone che esiste da cent’anni, siamo pronte a farlo. La modernità, questa volta, sa di rosa, cipria e legno.