Olimpiadi 1972: il Massacro di Monaco di Baviera

L'entusiasmo dei Giochi olimpici fu presto oscurato dalle tenebre del terrorismo. Il 5 settembre iniziava il Massacro di Monaco

Correva l’anno 1972 e la Germania si preparava ad accogliere il grande ritorno dei Giochi olimpici estivi, una delle manifestazioni sportive più importanti del mondo. Certo è che nessuno poteva immaginare che quell’evento di portata internazionale, che aveva come obiettivo quello di portare gioia e allegria, iniziati con l’inaugurazione dei Giochi il 26 agosto, si sarebbe trasformato in una tragedia.

E invece proprio lì, a Monaco, il sole fu oscurato dalle tenebre del terrorismo, dall’attacco di un gruppo palestinese che sequestrò e uccise alcuni degli atleti israeliani giunti nel Paese per gareggiare.

Un evento che tenne il mondo intero col fiato sospeso per 21 lunghissime ore, tra preghiere e speranze, tra tentativi di liberazione falliti che portarono alla morte di tutti gli atleti israeliani sequestrati, di cinque palestinesi e di un poliziotto tedesco. Ecco cosa è successo durante le Olimpiadi nel 1972.

Massacro di Monaco

Massacro di Monaco

I Giochi della XX Olimpiade

Quando il calendario segnò l’arrivo di un nuovo anno, la Germania si preparò ad accogliere il grande e atteso ritorno dei Giochi Olimpici, la seconda volta nel paese dopo l’edizione di Berlino del 1936. Un’occasione, questa, accolta con grande entusiasmo per ridare lustro e prestigio all’immagine della Germania segnata dal dopoguerra.

Un sole blu stilizzato attraversato da una spirale era il logo dei Giochi della XX Olimpiade, ma il vero simbolo di quella competizione era il bassotto Waldi, una mascotte che simboleggiava la gioia e l’allegria, sentimenti che dovevano rappresentare l’evento nel Paese e nel mondo intero.

Eppure, quell’edizione delle Olimpiadi estive si trasformò presto in una delle più grandi tragedie del dopoguerra. Perché dopo qualche giorno dall’inizio dei giochi un attacco terroristico firmato dal commando dei terroristi di Settembre Nero lasciò una scia di sangue destinata a cambiare per sempre la storia e a scrivere quel tragico capitolo del Massacro di Monaco.

Il piano di Settembre Nero

Era un giorno caldo e soleggiato di luglio quando due dei più importanti esponenti di Al-Fatah incontrarono il capo dell’organizzazione conosciuta come Settembre Nero. Sul piano della discussione c’era il recente attacco terroristico del volo 571 della compagnia aerea belga Sabene, conclusosi però con la liberazione degli ostaggi e con la conseguente cattura dei dirottatori.

Un risultato, questo, che non aveva soddisfatto gli organizzatori dell’attentato, che non avevano avuto giustizia per la causa palestinese.

Serviva qualcosa di più grandioso, di spettacolare e di portata mondiale. Quale occasione migliore, per i terroristi, se non quella delle Olimpiadi? La scelta ricadde proprio sull’edizione che si sarebbe tenuta da lì a poco a Monaco, già segnata da una polemica relativa alla non accettazione di atleti palestinesi nella competizione.

L’idea si trasformò presto in un piano ben organizzato che condusse gli esponenti del gruppo di Settembre Nero più volte all’interno del villaggio olimpico per studiare i tragitti, gli appartamenti degli atleti e la sicurezza che, proprio in quell’occasione, era ridotta al minimo.

Con l’idea di organizzare un evento gioioso e spensierato, per cancellare i ricordi legati alla Germania nazista, fu deciso di organizzare un piano di sicurezza meno rigido, lo stesso che fu facilmente aggirato da Settembre Nero. Così, all’alba del 5 settembre, i terroristi entrarono all’interno del Villaggio Olimpico per raggiungere gli appartamenti che ospitavano gli atleti israeliani.

Massacro di Monaco

Massacro di Monaco

Il 5 settembre

Alle ore 4:30 del 5 settembre del 1972, il comando terroristico prova a entrare nell’appartamento situato al piano terra della palazzina dove alloggiano gli atleti israeliani. Non c’erano tutti però perché una buona parte di essi era uscita dal Villaggio Olimpico, quella sera, per assistere al musical Il violista sul tetto.

Svegliato dal rumore e visti i fucili e le armi da fuoco, il giudice di wrestling Yossef Gutfreund, lancia l’allarme agli altri atleti nell’edificio.

Il wrestler israeliano Moshe Weinberg prova ad attaccare uno dei membri del commando terrorista ma senza successo. Viene colpito da un proiettile in viso che gli costa la vita. Gad Tsobari, lottatore israeliano, riesce a scappare. Gli altri diventano ostaggio degli uomini palestinesi.

L’inizio della negoziazione

È Gad Tsobari a lanciare l’allarme, o almeno a provarci. Il suo inglese è elementare e fa fatica a far comprendere alla sicurezza che un gruppo di uomini armati di fucili e pistole è all’interno degli appartamenti degli atleti. Tuttavia nelle sue parole si percepisce che c’è qualcosa che non va, così uno dei responsabili della sicurezza si reca verso la palazzina per chiedere cosa sta succedendo. La risposta è un cadavere che viene fatto rotolare fuori dall’edificio.

Quelle che seguono sono ore difficili che lasciano il Paese e il mondo intero col fiato sospeso. I vertici della sicurezza nazionale tedesca vengono informati degli atleti tenuti in ostaggio, sono undici. I sequestratori, intanto, iniziano la loro negoziazione.

Hanno due pretese chiare e precise e non sono disposti a scendere a patti: vogliono che siano liberati, entro le ore 9:00, i detenuti palestinesi dalle carceri israeliane e liberati i terroristi tedeschi Andreas Baader e Ulrike Meinhof. In cambio lasceranno andare tutti gli ostaggi. La richiesta rende chiaro che l’atto di terrorismo ha a che fare con la guerra tra Israele e Palestina.

Le forze dell’ordine organizzano due blitz, entrambi fallimentari, mentre il resto del Paese e del mondo chiede la sospensione dei Giochi olimpici. La risposta è negativa: lo show deve andare avanti.

Dopo diverse ore di trattative, le forze dell’ordine concedono ai terroristi di andare in Egitto e continuare le trattative. Ma si tratta di un agguato, sulla pista dell’aeroporto una squadra speciale li attende per liberare gli ostaggi. Quando il commando Settembre Nero capisce il piano uccide gli atleti. Il conflitto a fuoco è letale, muoiono anche 5 palestinesi e un poliziotto.

Alle ore 1:30 del 6 settembre, dopo 21 ore, è tutto finito. Il bilancio è di 17 vittime: 11 atleti israeliani, 5 terroristi, un poliziotto.

Il ricordo della strage

Il ricordo della strage è ancora vivido nella memoria di chi è sopravvissuto e di chi ha dovuto dire addio per sempre alle persone morte nell’attentato, delle mogli degli atleti che hanno visto i corpi dei loro mariti torturati, oltre che senza vita.

Il Massacro di Monaco rivive nel film 21 Hours at Munich, candidato a due Emmy Award, nella pellicola Sword of Gideon e nel documentario Un giorno a settembre.

Il ricordo della strage è stato commemorato anche durante l’apertura dei Giochi olimpici di Tokyo su richiesta di Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale con un minuto di silenzio, dedicato alla strage e alle undici vittime israeliane del 5 settembre del ’72.

Le vittime del Massacro di Monaco

Le vittime del Massacro di Monaco