Carlo Ginzburg, i cinque libri da leggere per capire il padre della “microstoria”

Si è spento all'età di 87 anni Carlo Ginzburg, uno degli storici italiani più celebri e tradotti nel mondo: i libri per conoscerlo

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Claudia D'Alessandro

Giornalista, esperta di Spettacolo e Content Editor

Giornalista e content creator, si nutre da sempre di cultura e spettacolo. Scrive, legge e fugge al mare, quando ha bisogno di riconciliarsi col mondo.

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Carlo Ginzburg è uno degli storici italiani più celebri e tradotti nel mondo, universalmente riconosciuto come uno dei padri fondatori della “microstoria”, quel metodo storiografico che analizza piccoli casi isolati o biografie di persone comuni per ricostruire la mentalità e la cultura di un’intera epoca.

Nella corso della sua attività storiografica Ginzburg ha redatto più di venti testi (senza considerare traduzioni, prefazioni e curatele), ma ci sono cinque libri imperdibili per conoscerlo a fondo e comprenderne il lavoro minuzioso.

Carlo Ginzburg, i saggi più importanti

La saggistica di Carlo Ginzburg possiede una qualità letteraria straordinaria: ha rivoluzionato la scrittura storica applicando tecniche tipiche della narrativa letteraria – in particolare del romanzo giallo – alla realtà dei documenti d’archivio. Nei suoi capolavori, lo storico non si limita a elencare dati, ma costruisce una vera e propria architettura narrativa: crea suspense, introduce indizi, ritarda le conclusioni e scava nella psicologia di personaggi dimenticati dalla storia.

I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento (1966)

È l’opera d’esordio con cui Ginzburg ha rivoluzionato lo studio della stregoneria. Esaminando i verbali dei processi dell’Inquisizione in Friuli, lo storico scopre l’esistenza dei “benandanti” (nati con la camicia), contadini che credevano di proteggere i raccolti dai maghi malvagi combattendo in spirito durante alcune notti dell’anno.

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I benandanti
I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento

Il libro mostra come l’Inquisizione, non comprendendo questo antico culto agrario pagano e benefico, abbia progressivamente “forzato” i contadini, sotto interrogatorio, a confessare e autoconvincersi di essere veri e propri stregoni adoratori del diavolo.

Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del Cinquecento (1976)

Considerato il manifesto mondiale della microstoria e un capolavoro assoluto della saggistica, Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del Cinquecento racconta la storia vera di Menocchio, Domenico Scandella, un mugnaio friulano del ‘500 processato e infine condannato al rogo dall’Inquisizione per eresia.

Il formaggio e i vermi
Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del Cinquecento

Menocchio aveva sviluppato una sua personalissima e strabiliante cosmologia: credeva che all’inizio il mondo fosse solo un caos primordiale, come il latte e che la Terra, Dio e gli angeli fossero nati spontaneamente da quel caos, proprio “come i vermi nascono nel formaggio”.

In quest’opera Ginzburg dimostra come la cultura popolare delle classi subalterne non fosse solo una ricezione passiva delle idee dei ricchi, ma un filtro creativo autonomo, capace di mescolare letture colte e antiche tradizioni orali. È inoltre il libro perfetto se ci si vuole approcciare per la prima volta allo storico: si legge quasi come un romanzo giallo e racchiude tutta la genialità del suo metodo di ricerca.

Miti emblemi spie. Morfologia e storia (1986)

Si tratta di una straordinaria raccolta di saggi in cui spicca il celebre testo sul “paradigma indiziario”. Ginzburg teorizza un metodo di ricerca comune a tre figure apparentemente diversissime nate alla fine dell’Ottocento: Sherlock Holmes (il detective), Sigmund Freud (lo psicanalista) e Giovanni Morelli (lo storico dell’arte).

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Miti emblemi spie
Miti emblemi spie. Morfologia e storia

Tutti e tre arrivano a una verità nascosta non tramite grandi leggi scientifiche, ma interpretando minuscoli dettagli apparentemente trascurabili: le tracce di fango per Holmes, i lapsus per Freud, la forma dei lobi delle orecchie nei quadri per Morelli. Per Ginzburg, questo è esattamente il modo in cui deve lavorare lo storico.

Storia notturna. Una decifrazione del sabba (1989)

In questo saggio monumentale, lo storico allarga lo sguardo oltre i confini italiani per cercare le radici profonde del mito del Sabba, la riunione notturna delle streghe. Attraverso un’analisi comparata che unisce storia, antropologia e folklore, lo storico viaggia indietro nei secoli fino a rintracciare connessioni con i miti sciamanici dell’Eurasia. Il sabba viene così decifrato come la deformazione inquisitoriale di antichissimi riti legati al viaggio nel regno dei morti.

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Storia notturna
Storia notturna. Una decifrazione del sabba

Il giudice e lo storico. Considerazioni in margine al processo Sofri (1991)

Un libro più breve e dal forte sapore civile e metodologico. Ginzburg prende spunto dal controverso caso giudiziario di Adriano Sofri, legato agli anni di piombo in Italia, per riflettere sulle analogie e sulle differenze profonde tra il mestiere del giudice e quello dello storico.

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Il giudice e lo storico
Il giudice e lo storico. Considerazioni in margine al processo Sofri

Entrambi cercano prove e indizi per ricostruire la verità del passato, ma con scopi diversi: il giudice deve condannare o assolvere un singolo; lo storico deve comprendere e contestualizzare un contesto umano e sociale.