Gli ultimi 50 giorni di Alessandra Appiano. E il dolore del marito

Dopo la scomparsa di Alessandra Appiano, il marito Nanni Delbecchi racconta il suo dolore

Nanni Delbecchi per la prima volta rompe il silenzio e racconta gli ultimi giorni di vita di Alessandra Appiano e quel male oscuro che se l’è portata via.

Lo scorso 3 giugno la scrittrice è scomparsa all’improvviso, gettandosi nel vuoto dall’ottavo piano di un hotel, dopo essere uscita dalla clinica in cui era ricoverata. Suo marito Nanni Delbecchi ha deciso di scrivere una lettera per rispondere alle illazioni di chi nei giorni scorsi l’ha descritta come “fragile, malinconica e segretamente depressa”, e per ricordare una donna che al contrario era “una sorgente infaticabile di luce e di energia”.

“Mia moglie Alessandra Appiano, 25 anni di convivenza, 15 di matrimonio civile, è soggiaciuta al raptus di un disturbo manifestatosi in modo oscuro e quasi metafisico, un maleficio che non le ha lasciato scampo nonostante i diversi tentativi di cura” si legge nella lettera pubblicata su Il Fatto Quotidiano, in cui il giornalista ripercorre gli eventi che hanno portato alla tragica scomparsa della scrittrice.

“Eravamo certi che tutto si sarebbe risolto – racconta -. Come immaginare che una simile forza della natura non si sarebbe risollevata, così come era accaduto ai tanti amici che in un modo o nell’altro avevano sperimentato la depressione? Invece quel ricovero si è rivelato l’ultimo passaggio di uno spietato destino di morte, la prova – non il sospetto – che la vita è davvero capace di tutto”.

“Aveva le sue tristezze e le sue malinconie, certo – ricorda Nanni Delbecchi parlando di Alessandra Appiano -, accentuate da una natura cui si alternavano spleen ed euforia. Era un’artista vera, duplice anche nel suo lavoro, capace di tormentarsi per tre mesi sul “non ho più niente da dire” e poi di buttar giù di getto un romanzo nei tre mesi successivi. Sentiva come pochi l’ineluttabile trascorrere del tempo e aveva i suoi momenti di crisi; ma quale persona intelligente e sensibile non ne ha?”.

Infine lo scrittore ricorda quei tragici cinquanta giorni che hanno cambiato per sempre la sua esistenza, portando la moglie a compiere un gesto estremo. “Tutto si è rivelato inutile; un calvario da uno specialista all’altro, fino alla decisione del ricovero proprio per scongiurare qualsiasi gesto estremo – spiega -. Ma la mattina del 3 giugno da quel luogo che doveva curarla e proteggerla è potuta fuggire, vagare indisturbata per i deserti vialoni della periferia fino a raggiungere uno dei tanti anonimi grattacieli milanesi, sede di un hotel”.

“Dalla terrazza dell’ottavo piano ha guardato per l’ultima volta quella città che amava tanto – scrive Nanni Delbecchi – dove era arrivata dalla provincia nella speranza di un posto nel mondo che si era conquistato con la sua intelligenza, il suo talento, il suo perfezionismo, il suo culto per il lavoro. Fra i lettori di queste righe ce ne saranno alcuni che conobbero Alessandra, ed è verosimile che sviluppino riflessioni ulteriori, più o meno analoghe – conclude -. Ma quelli che non la conobbero, o l’hanno vista solo in qualche apparizione mediatica, vorrei che avessero di Alessandra l’immagine più semplice che io ne porto nel cuore. Era una donna buona”.

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