Matthew McConaughey e l’arte di correre in discesa

In un'intervista esclusiva a DiLei, l'attore vincitore di un premio Oscar e di un Golden Globe, racconta la paternità, il rapporto con la madre e la difficoltà di gestire la fama

È una notte come tante in Texas. Quella in cui un giovane studente di 23 anni, che fatica a prender sonno nel suo alloggio della confraternita, riflette sul futuro. Sulla sua scrivania c’è un foglio,  una penna la “ruba” al compagno di stanza. Inizia a riempire il bianco con dei numeri, dieci per la precisione. Accanto ad ognuno di questi, scrive lentamente gli obiettivi della sua vita. Li rilegge, uno alla volta, prima di mettere via quel foglio, che riprenderà in mano soltanto trentasette anni dopo.

Il nome del giovane è Matthew McConaughey e, oltre a frequentare l’università, a quel tempo ha appena iniziato le riprese di un film dal titolo “Dazed and Confused“, che diventerà nel giro di qualche anno un cult a livello internazionale. Matthew è un ragazzo molto aperto e socievole, ma allo stesso tempo piuttosto riflessivo. Ama tenere dei diari, che scrive di getto ma ha poi timore a rileggere. Neanche immagina che il cinema sarebbe diventato a breve suo lavoro e una delle più grandi soddisfazioni della sua vita.

Oggi Matthew McConaughey ha superato i cinquant’anni, anche se non li dimostra. E ha avuto il coraggio di riaprire quei diari, dai quali è nato un libro incredibilmente intenso e folgorante dal titolo “Greeenlights“, uscito in Italia per Baldini+Castoldi.

I semafori verdi sono quelli che tutti noi incontriamo nella nostra vita e dobbiamo imparare a riconoscere, così come dobbiamo riuscire a trasformare quelli gialli e rossi. Di questi e di molto altro (dalla paternità al rapporto non sempre lineare con sua madre, dalla gestione della fama alla morte di suo padre) abbiamo parlato direttamente con Matthew in questa video-intervista esclusiva.

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