Frasi De André sulla vita, sul tempo e sull’amore: le riflessioni di Faber

Le frasi di Fabrizio De André sulla vita, sul tempo e sull'amore: le riflessioni di Faber fra canzoni, citazioni e aforismi

L’11 gennaio 1999 moriva, a soli 59 anni, uno dei più grandi maestri della musica italiana: Fabrizio De André. I versi delle sue canzoni, le citazioni e gli aforismi ci hanno regalato una visione nuova sul mondo, la vita, la libertà, l’amicizia e l’amore. I suoi brani e le idee hanno cambiato l’esistenza di tantissime persone e ancora oggi conservano una straordinaria potenza.

Nato nel 1940 a Genova, il grande Faber in quarant’anni di carriera ha raccontato le storie di ribelli, sognatori ed emarginati, collaborando con tanti artisti della scuola genovese come Gino Paoli, Luigi Tenco, Umberto Bindi e Bruno Lauzi.

DiLei ha selezionato le frasi De André più significative e belle, per raccontare la vita, la libertà e l’amore in tutte le sue meravigliose sfaccettature.

Frasi De André sulla vita

Cantastorie e abile paroliere, Fabrizio De André ha saputo raccontare la vita come nessun altro. La sua abilità e il valore artistico delle sue meravigliose canzoni, hanno spinto i critici a inserire i suoi scritti nelle antologie scolastiche dedicate alla letteratura. Definito anche “il poeta degli sconfitti”, De André ci porta alla scoperta degli ultimi, svelandoci un universo differente, ricco di sfumature e una visione schietta della vita.

  • Coltiviamo per tutti un rancore
    che ha l’odore del sangue rappreso
    ciò che allora chiamammo dolore
    è soltanto un discorso sospeso. (Ballata degli impiccati)
  • Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che pensano e quelli che lasciano che siano gli altri a pensare.
  • Passano gli anni, i mesi,
    e se li conti anche i minuti,
    è triste trovarsi adulti
    senza essere cresciuti. (Un giudice)
  • Non è che i giovani d’oggi non abbiano valori; hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capir bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri.
  • Coltiviamo per tutti un rancore
    che ha l’odore del sangue rappreso
    ciò che allora chiamammo dolore
    è soltanto un discorso sospeso. (Ballata degli impiccati)
  • Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto.
  • È molto più difficile essere capiti facendo del bene che del male.
  • C’è chi aspetta la pioggia
    per non piangere da solo. (Il bombarolo)
  • Ci hanno insegnato la meraviglia
    verso la gente che ruba il pane
    ora sappiamo che è un delitto
    il non rubare quando si ha fame. (Nella mia ora di libertà)
  • Passerà anche questa stazione senza far male
    passerà questa pioggia sottile come passa il dolore. (Hotel Supramonte)
  • Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti. (La canzone del maggio)
  • Pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita
    debba in qualche modo incominciare una chitarra. (Amico fragile)
  • Quando non hai nessuna possibilità di decidere del tuo destino, ti metti nelle mani di qualcuno che, in quel momento, speri che esista. E così ti arrendi alla tentazione della preghiera: non una preghiera tua, che forse non ne sei capace, ma una di quelle che ti hanno insegnato da bambino e che, magari, ti ricordi ancora a memoria.
  • Capii di aver trovato la persona che poteva condividere le mie vette senza inorridire dei miei abissi.
  • E come tutte le più belle cose
    vivesti solo un giorno come le rose. (La canzone di Marinella)
  • Così fu quell’amore
    dal mancato finale
    Così splendido e vero
    da potervi ingannare. (Dolcenera)
  • Quello che non ho sono le tue parole
    per conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole. (Quello che non ho)
  • Ho licenziato Dio
    gettato via un amore
    per costruirmi il vuoto
    nell’anima e nel cuore. (Cantico dei drogati)
  • Questo nostro mondo è diviso in vincitori e vinti, dove i primi sono tre e i secondi tre miliardi. Come si può essere ottimisti?
  • Trovo estremamente più dignitoso chiedere l’elemosina che fare le scarpe al proprio collega in ufficio.
  • La solitudine non consiste nello stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia. Chi non sa tenersi compagnia difficilmente la sa tenere ad altri. Ecco perché si può essere soli in mezzo a mille persone, ecco anche perché ci si può trovare in compagnia di se stessi ed essere felici (per esempio ascoltando il silenzio, stretto parente della solitudine).

Frasi De André sull’amore

Fabrizio De André ha sempre raccontato l’amore nelle sue canzoni. Un sentimento vissuto in modo intenso e totalizzante, che ha segnato tutta la sua esistenza. L’amore più grande è quello per Dori Ghezzi, la donna di cui si innamorò con un colpo di fulmine e che rimase al suo fianco sino alla morte. Una coppia mitica e leggendaria, unita da un sentimento profondo e da avventure vissute insieme, come il sequestro in Sardegna alla fine degli anni Settanta.

Era il 1974 quando i due si incontrarono per la prima volta in uno studio di registrazione. Fu amore a prima vista e poco dopo De André lasciò la moglie Enrica Rignon, detta Puni, per vivere liberamente la relazione con Dori. In seguito sarebbero arrivati il sequestro, ma anche la lunghissima convivenza e le nozze. Un rapporto solido e meraviglioso, ma soprattutto un sentimento che nemmeno la morte di Faber ha spento.

  • Quei giorni perduti a rincorrere il vento
    a chiederci un bacio e volerne altri cento. (Amore che vieni, amore che vai)
  • Io dedico questa canzone ad ogni donna pensata come amore in un attimo di libertà a quella conosciuta appena non c’era tempo e valeva la pena di perderci un secolo in più. (Le passanti)
  • Poi, d’improvviso, mi sciolse le mani
    e le mie braccia divennero ali,
    quando mi chiese: “Conosci l’estate?”
    io, per un giorno, per un momento,
    corsi a vedere il colore del vento. (Il sogno di Maria)
  • Mentre lui le insegnava a fare l’amore
    lei gli insegnava ad amare.
  • L’autunno negli occhi, l’estate nel cuore, la voglia di dare, l’istinto di avere, e tu… tu lo chiami amore e non sai che cos’è, e tu… tu lo chiami amore e non ti spieghi il perché. (Terzo intermezzo)
  • Guardate il sorriso, guardate il colore come giocan sul viso di chi cerca l’amore! Ma lo stesso sorriso, lo stesso colore dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore? (Un chimico)
  • Quando in anticipo sul tuo stupore
    verranno a chiederti del nostro amore
    a quella gente consumata nel farsi dar retta
    un amore così lungo tu non darglielo in fretta. (Verranno a chiederti del nostro amore)
  • Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai amore che vieni, amore che vai. (Amore che vieni, amore che vai)
  • Meglio essersi lasciati che non essersi mai incontrati.
  • Primavera non bussa, lei entra sicura
    come il fumo lei penetra in ogni fessura
    ha le labbra di carne, i capelli di grano
    che paura, che voglia che ti prenda per mano.
    Che paura, che voglia che porti lontano. (Un chimico)
  • E ora sorridimi perché
    presto la notte finirà
    con le sue stelle arrugginite
    in fondo al mare. (Verdi pascoli)
  • E l’amore ha l’amore
    come solo argomento
    e il tumulto del cielo
    ha sbagliato momento. (Dolcenera)
  • Ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
    e il mio cuore le restò sulle labbra. (Canzone di un malato di cuore)
  • Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
    amore che vieni, amore che vai. (Amore che vieni, amore che vai)
  • Ama e ridi se amor risponde
    piangi forte se non ti sente.
    Dai diamanti non nasce niente,
    dal letame nascono i fiori. (Via del campo)
  • Da chimico un giorno avevo il potere
    di sposare gli elementi e di farli reagire,
    ma gli uomini mai mi riuscì di capire
    perché si combinassero attraverso l’amore.
    Affidando ad un gioco la gioia e il dolore. (Un chimico)
  • E se tu tornerai
    t’amerò come sempre ti amai,
    come un bel sogno inutile
    che si scorda al mattino. (Per i tuoi larghi occhi)
  • Ninetta mia, crepare di Maggio
    ci vuole tanto troppo coraggio.
    Ninetta bella, dritto all’inferno
    avrei preferito andarci in inverno. (La guerra di Piero)
  • Come fa questo amore che dall’ansia di perdersi ha avuto in un giorno la certezza di aversi. (Dolcenera)
  • senza di te non so più dove andare
    come una mosca cieca che non può più volare…
    Dio del cielo se, mi vorrai amare
    scendi dalle stelle e vienimi a cercare.
    Dio del cielo io ti aspetterò
    nel cielo e sulla terra io ti cercherò. (Spirtual)
  • Ma non ti servirà il ricordo non ti servirà che per piangere il tuo rifiuto, del mio amore che non tornerà.
    (Valzer per un amore)
  • Caro amore
    così un uomo piange
    caro amore
    al sole, al vento e ai verdi anni
    che cantando se ne vanno
    dopo il mattino di maggio
    quando sono venuti
    e quando scalzi
    e con gli occhi ridenti
    sulla sabbia scrivevamo contenti
    le più ingenue parole. (Caro amore)

Frasi De André sul tempo

Il tempo che passa, inesorabile, la paura della morte e del futuro: Fabrizio De André non si è tirato mai indietro, scegliendo di parlare di temi importanti e delicati. Sempre con grande schiettezza e sincerità, dimostrando il suo talento e la straordinaria arte.

  • Passano gli anni, i mesi,
    e se li conti anche i minuti,
    è triste trovarsi adulti
    senza essere cresciuti. (Un giudice)
  • Sicuramente ho paura della morte. Non tanto la mia che in ogni caso, quando arriverà, se mi darà il tempo di accorgermene, mi farà provare la mia buona dose di paura, quanto la morte che ci sta intorno, lo scarso attaccamento alla vita che noto in molti nostri simili che si ammazzano per dei motivi sicuramente molto più futili di quanto non sia il valore della vita. Io ho paura di quello che non capisco, e questo proprio non mi riesce di capirlo.
  • Vola il tempo, lo sai che vola e va forse non ce ne accorgiamo ma più ancora del tempo che non ha età siamo noi che ce ne andiamo. (Valzer per un amore)
  • Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O Anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

Frasi De André sulla libertà

La libertà è qualcosa di essenziale per Fabrizio De André, che ha dedicato tantissimi versi e riflessioni a un concetto così importante e universale. Le frasi sulla libertà di De André fanno riflettere ed emozionare come poche.

  • Per me, una persona eccezionale è quella che si interroga sempre, laddove gli altri vanno avanti come pecore.
  • Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie.
  • Moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
    ma di morte lenta. (Morire per delle idee)
  • La fedeltà, in fondo, che cos’è? Non è altro che un grande prurito con il divieto assoluto di grattarsi.
  • La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà.
  • Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
    col suo marchio speciale di speciale disperazione. (Smisurata preghiera)
  • Non si risenta la gente per bene
    se non mi adatto a portar le catene. (Il fannullone)
  • Le vere domande e le vere risposte non sono fatte di parole: sono fatte di azioni, di gesti, di atti, di opere in cui possono anche essere compresse le parole. Eppure ogni cosa fatta in qualche modo la si paga in ansia, in insuccesso e, se tutto va bene, in nostalgia.
  • Essere se stessi è una virtù esclusiva dei bambini, dei matti e dei solitari.

Frasi De André su Genova

Il legame fra Fabrizio De André e Genova fu sempre forte e controverso. Il cantautore ha parlato spesso, in interviste e canzoni, del legame con la città. Nato nel quartiere di Pegli, in via De Nicolay 12, Faber era figlio di una coppia di piemontesi arrivati in Liguria dopo la nascita di Mauro, il loro primogenito. Nelle sue canzoni l’artista ha spesso raccontato episodi degli anni trascorsi a Genova con gli amici di sempre, fra cui Paolo Villaggio, le serate nelle bettole sul porto e l’amore per la musica.

  • Genova è anche gli amici che da lontano ti vedono crescere e invecchiare, per esempio i pescatori, che hanno la faccia solcata da rughe che sembrano sorrisi e, qualsiasi cosa tu gli confidi, l’hanno già saputa dal mare.
  • Vengo da Amburgo, vengo da Francoforte, vengo dalla Sardegna ma vengo soprattutto da Genova. Genova, che tutte le volte che ti ci trovi fuori ti rendi conto che è una città soprattutto da rimpiangere. Nel senso che ci nasci e ci vivi fino a vent’anni – dove un nostro amico poeta diceva che si arde di inconsapevolezza – poi a vent’anni cerchi di trovare lavoro e […] ti rendi conto che è difficile lavorarci. Allora te ne vai. E dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla.
  • Non posso scrivere del Genoa perché sono troppo coinvolto. L’inno non lo faccio perché non amo le marce e perché niente può superare i cori della Gradinata Nord. Semmai al Genoa avrei scritto una canzone d’amore, ma non lo faccio perché per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo.