Marta Novello, salvati e corri per la vita

Marta il 22 marzo, mentre correva, è stata colpita con 20 coltellate da un ragazzino di 15 anni, alla base del gesto sembra ci sia un tentativo di rapina.

Irene Vella Giornalista televisiva

Sono le 17 del 22 marzo 2021 quando Marta Novello, una ragazza di 26 anni è sulla Marignana, una strada di campagna di Mogliano Veneto. Indossa la divisa d’ordinanza per ogni runner che si rispetti, tuta, sneakers, smartwatch per il conteggio dei chilometri e il cellulare, perché non si sa mai, e un sorriso enorme, merito della musica a palla, delle endorfine della corsa e del vento tra i capelli. Ecco io sono due giorni che non riesco a non pensare a nient’altro che a lei, a questa ragazza dagli occhi luminosi, che nel giro di pochi minuti ha visto trasformare il suo appuntamento quotidiano in mezzo alla natura, in una lotta fra la vita e la morte, perché Marta due giorni fa proprio su quel sentiero ha incontrato il suo aggressore, a due passi da casa, in un tragitto conosciuto e frequentato da podisti e ciclisti, ma anche solo da chi voglia staccare per respirare un po’ d’aria buona in mezzo ai campi, quando il sole era ancora alto in cielo.

Venti fendenti che la colpiscono, otto di questi perforano i polmoni, gli altri la feriscono al viso, al collo e sulle mani, alzate sicuramente per difendersi, e poi un volo nel fossato, insieme all’assalitore. La ragazza urla, cerca aiuto, poi esanime e ricoperta di sangue perde i sensi. Per fortuna le sue grida arrivano all’orecchio di due operai che lavorano in cantiere adiacente, che avvisano i carabinieri, e riescono a estrarla viva ma esausta dall’acqua, insieme a lei un ragazzino, è un attimo, il tempo di capire che quello è l’autore dello scempio, così lo bloccano e rimangono in attesa delle forze dell’ordine e dell’ambulanza.

Le condizioni di Marta appaiono subito gravissime, arriva così un elicottero che la trasporta all’ospedale di Treviso, dove viene sottoposta a una delicata operazione, e dove si trova tutt’ora. La tragedia nella tragedia è che l’autore del tentato omicidio è un adolescente, alto 1,85 ma di appena quindici anni, è italiano cresciuto dalla madre e dai nonni, dopo che il padre, di origini nordafricane, lo ha abbandonato subito dopo la nascita e che adesso, nel giro di pochi minuti, si è rovinato la vita.

In una stanza del carcere minorile chiede notizie al suo avvocato sullo stato di salute della giovane, preoccupato e scosso per l’accaduto. Il sindaco in una dichiarazione alla stampa lo etichetta come uno dei bulletti del paese, incurante delle regole, noto alle forze di polizia perché insofferente al distanziamento sociale, indicando l’utilizzo di sostanze stupefacenti come causa scatenante dell’aggressione, anche se questa parrebbe solo una voce di paese, eppure il signor Davide Bertolato non esita a darlo quasi per certo, anche se l’unica cosa sicura di questa tragedia è il fatto che in questo momento Marta combatte tra la vita e la morte. Viene da chiedersi se queste affermazioni sarebbero state fatte anche nel caso in cui questo ragazzino non avesse avuto la pelle nera, visto che la famiglia non è mai stata seguita da esistenti sociali, perché non ce n’è mai stato bisogno, ma queste sono mie considerazioni personali, che lasciano sicuramente il tempo che trovano.

Quello che fa male in questa situazione è come sia possibile che questo quindicenne si sia trasformato in assassino, in una manciata di minuti, che sia uscito di casa già con un coltello da cucina, intenzionato a fare del male, se avesse scelto la sua preda in precedenza, visto che abitavano poco distanti l’uno dall’altra, e quali fossero le sue reali intenzioni, perché rimane davvero difficile credere che la causa dell’aggressione fosse “solamente” quella della rapina. I runner non hanno mai dietro portafogli o borse, l’unico oggetto di valore poteva essere lo smartphone, ma davvero si può arrivare a decidere di colpire con venti coltellate una sconosciuta solo per rubarle il telefonino?

Le domande che mi faccio sono quelle di una mamma di un adolescente, esistono dei campanelli di allarme per capire quando un malessere può trasformare tuo figlio in un presunto assassino? E di una donna, che va a camminare sull’argine del fiume, anche al tramonto, senza pensare che potrebbe capitare qualcosa di brutto, perché le cose brutte accadono sempre agli altri, e poi in una sera di marzo, quando la primavera fa capolino dai prugni in fiore e le giornate si allungano, un ragazzino di quindici anni trasforma quella passeggiata in una lotta tra la vita e la morte. E così ancora una volta ci sarà la paura a accompagnarci quando decidiamo di uscire da sole per fare due passi. Sapete ieri sera cosa mi ha detto una delle mie migliori amiche? “Io quella strada l’ho percorsa un sacco di volte, staccavo il cellulare e correvo per due ore, se penso a quello che è successo a Marta mi vengono i brividi.”

Già perché la verità è che noi donne non siamo davvero libere di decidere di andare a camminare in mezzo ai campi, di farlo magari al tramonto, perché la paura che un malintenzionato possa uscire dal nulla c’è sempre, perché ti viene insegnato così, stai attenta, vai dove ci sono altre persone, non rimanere da sola, siamo abituate a prevenire l’aggressione. Questa è la triste e cruda realtà. Poi accade che una volta ti lasci andare, segui la musica, canti e corri, mentre il vento ti accarezza i capelli e un ragazzino di 15 anni decide di trasformarsi in assassino, ti rincorre con la bicicletta mentre tu non senti i suoi passi perché sta suonando la tua canzone preferita, e ti colpisca alle spalle, come fosse un videogioco di guerra, come se tu fossi uno zombie trasformato, come se tu non fossi carne viva. Solo per esserti dimenticata di avere paura. E allora Marta adesso facci un regalo, salvati e vivi. In nome e per la libertà di tutte noi.

 

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