L’infanzia rubata

Un padre tenta di vendere ad un turista il figlio di tre anni: vuoi fare sesso con lui? L'orrore va in onda sulle spiagge di Ostia

Irene Vella Giornalista televisiva

Domenica 26 luglio sulle spiagge di Ostia è andato in onda il teatro dell’orrore. Un ragazzo di ventitré anni ha provato a vendere un bambino di tre anni ai turisti per abusarne sessualmente, all’ultimo che è poi quello che ha avvisato le forze dell’ordine, ha detto esplicitamente “Vuoi fare sesso con lui?“. All’inizio, lo ammetto sono stata vittima dei miei stessi pregiudizi, ho pensato a una bufala ben orchestrata, una di quelle che esce costantemente d’estate, quando l’asticella del caldo comincia a salire e le notizie da proporre scarseggiano. “Donna rom con gonnellone tenta di rapire bambina bionda davanti alla madre, che la salva mentre le stava tagliando i capelli…”

Dite la verità quante volte l’avete sentita questa storia? Io mi ricordo anche la variante del supermercato, quando avevo i figli piccolissimi e c’era sempre qualcuno a dirmi di stare attenta, di non lasciarli incustoditi nemmeno per un minuto, perché in giro c’era sempre un orco in agguato, meglio se rom, rumeno, e con la gonna grande per nasconderli meglio, ed io alla fine un po’ ci ho creduto. Mi sono sempre detta che in ogni storia c’è sempre un fondo di verità, e qualcosa di simile doveva essere accaduto, e più di una volta, se a raccontarla faceva così paura, ed era così credibile.

In realtà le leggende metropolitane nascono e si fondono proprio sulle paure più recondite, e quella del rapimento dei propri figli penso sia il terrore più grande di ogni madre. Sempre più facile dare la colpa agli estranei, quando spesso sparizioni, morti e torture avvengono tra le quattro mura di casa, o al massimo a opera di persone comunque vicino alla famiglia.

Ma in questo caso la storia raccontata corrisponde alla realtà, e a metterci il carico da novanta il fatto che questo ragazzo fosse il padre naturale di questo povero bimbo, che fosse un italiano di etnia rom è solo il contorno, non certo il fulcro della situazione. Ho guardato il video dell’arresto per capire le giustificazioni di quest’uomo indegno, ma nulla ho visto solo l’orrore, l’orrore di un disgraziato fatto, sporco, in mutande perso nei meandri delle sue visioni, a cui dispiaceva solo essere stato catturato.

Ha rischiato il linciaggio sulla spiaggia di Ostia per avere a più riprese tentato di vendere i favori sessuali di suo figlio minorenne (foto Ansa/Telenews)

Per un attimo ho distolto l’occhio da quei frame e mi sono immaginata questo bambino, abbandonato dal padre in mezzo alla strada per salvarsi dall’arresto, denutrito, disidratato, sporco. Disperato. E solo. Lo hanno trovato così gli agenti mentre piangeva e urlava con tutta la sua voce e le sue ultime poche forze rimaste. Lo hanno prelevato e pare che sia dovuta intervenire un’agente donna, perché il piccolo si ritirava di fronte a tutte le figure maschili, terrorizzato. Adesso è in ospedale, affidato ai servizi sociali, e pare che non rientrerà a breve nel suo contesto famigliare. Ed è lì che veramente mi è preso un dolore fisico anche solo all’idea che questo bambino possa rivedere qualcuno della sua cerchia. La madre si è presentata al commissariato chiedendo di vedere suo figlio, dichiarandosi sotto shock e all’oscuro di tutto.

Questa ragazza ha diciotto anni. Vuol dire che è diventata mamma a quindici anni, diamole pure l’attenuante di essere cresciuta in un contesto disagiato, ma tu davvero vuoi farmi credere che non ti sei mai accorta di nulla? È quindi questa la normalità? Mandare tuo figlio nudo insieme a tuo marito completamente fatto sul lungomare di Ostia a chiedere l’elemosina? Un bambino di tre anni non diventa denutrito in un giorno. Un bambino di tre anni che non parla, almeno che non abbia qualche patologia, che è terrorizzato davanti agli uomini, indica una serie di traumi subiti, che saranno riscontrati dai medici, magari successivamente.

Quello che mi chiedo però è altro. Mi chiedo da mamma prima che da giornalista come sia possibile che nel 2020 esistano ancora situazioni di disagio così grandi in cui uno Stato non possa intervenire togliendo la patria potestà, perché un bambino di tre anni non si riduce così da solo. Un bambino di quell’età non si nutre da solo, non ha facoltà di difendersi dagli abusi, da una famiglia che non si merita di essere chiamata tale. Queste non sono persone. Sono mostri. Chi sa e fa finta di non vedere, chi sente il pianto e si gira dall’altra parte, chi conosce l’orrore e chiude gli occhi, non è migliore di chi compie il gesto, diventa complice.

Mi vengono in mente le maestre del bambino ucciso a botte dal patrigno a Cardito, che hanno taciuto per paura, e che nelle intercettazioni telefoniche ridevano dei lividi, o delle menzogne della stessa madre che pur di tenersi un amore malato ha sacrificato un figlio. Se il turista avesse accettato l’offerta del padre e avesse violentato il bambino? Se si fosse girato dall’altra parte, perché tanto era una cosa che non lo riguardava da vicino? Possibile che non ci sia modo di salvarli? Che non ci possa essere qualche azione preventiva da poter fare prima di arrivare alla morte o all’abuso?

Conosco una donna che ha avuto in affido due bambine quando avevano tre e cinque anni, allontanate dalla famiglia d’origine perché abusate, mi ha detto che i traumi subiti non le hanno mai lasciate, nemmeno il giorno in cui hanno potuto adottarle. Sono dolori che non ti lasciano mai, sono ferite curate con il sale. Quale sarà il futuro di questo bambino che non riesce a parlare? Cosa accadrà se non verranno riscontrati traumi fisici evidenti? Verrà riconsegnato ai suoi aguzzini? Quanto rimarrà in carcere il padre prima di tornare a farsi e tentare di vendere magari l’altro figlio?

Penso a padri che si sono visti togliere la patria potestà per accuse infamanti e false, a padri che nelle separazioni hanno perso il diritto a vedere i figli crescere, colpevoli solo di aver esaurito l’amore nei confronti delle loro madri. Ma se l’amore per il/la compagno/a può finire, quello verso i figli non può finire mai. E allora mi chiedo come sia possibile in un caso eclatante come questo anche solo pensare di far incontrare il bambino con la madre, a chi può essere utile? Per traumatizzarlo ancora di più? Chiudete gli occhi e immaginatevi questo piccolo angelo, vestito solo con delle mutandine, sporco, disidratato, denutrito in mezzo ad un asfalto bollente abbandonato dal padre che solo pochi minuti prima ha provato a farlo abusare sessualmente, che piange terrorizzato. Adesso riapriteli. E se fosse vostro figlio? Non giratevi più dall’altra parte. Nessun bambino è perduto se ha qualcuno che crede in lui.

Salviamoli.

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