Un canto d’amore intenso e struggente: l’ultima lettera di Aldo Moro alla moglie

"Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno"

Ci sono amori gentili, puri e autentici, che si sono preservati nel tempo, nonostante le tragiche vicende che hanno posto fine alla loro stessa esistenza. Come quello che legava Aldo Moro e sua moglie Eleonora Chiavarelli, restata nei pensieri e nel cuore dell’uomo, seppur lontana ormai fisicamente da lui.

Durante i lunghissimi e tremendi giorni di prigionia del presidente della Democrazia Cristiana, in tutto 55, Moro scrisse diverse lettere. Una di queste dedicate proprio a sua moglie. Un ultimo saluto profetico, un addio preannunciato e doveroso a quella che era l’amore della sua vita, la sua compagna, la madre dei suoi quattro figli: Maria Fida, Anna, Agnese e Giovanni.

Sono passati tanti anni dalla morte di Aldo Moro, rapito il 16 marzo del 1978 e ucciso il 9 maggio dello stesso giorno. Un evento che sconvolse l’Italia intera e che spezzò un legame d’amore che non era destinato a terminare, non così presto.

In quei 55 giorni di prigionia nei pressi del covo via Camillo Montalcini a Roma, Aldo Moro scrisse tantissime lettere, al centro delle quali c’era proprio lei, sua moglie Eleonora, sempre al centro dei suoi pensieri. “Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione” – scrive in quell’ultima missiva l’allora presidente della Democrazia Cristiana – “Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli”.

Una lettera struggente che porta alla luce la rassegnazione di un uomo che sa che non potrà tornare dalla sua famiglia, riabbracciare i suoi bambini, sfiorare la donna che ama. Un uomo solo e abbandonato che è stato sbattuto prepotentemente in quello che possiamo definire il momento più buio della storia della nostra Repubblica.

Mia dolcissima Noretta,
dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione.

Scrive Aldo Moro in quella che è stata l’ultima lettera recapitata alla moglie Eleonora, che lui chiamava Noretta, il 5 maggio del 1978. Solo 4 giorni prima della sua morte.

Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli.
Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato.

Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.

Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.
Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienimi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni.
Sono tanto grato per quello che hanno fatto.
Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo

“Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue” – Conclude Aldo Moro in quel foglio bianco al quale ha scelto di affidare i suoi ultimi pensieri. Una poesia contemporanea, romantica e struggente, dedicata all’amore per la moglie e per i figliPrega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti. 

Aldo Moro

Aldo Moro

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