C’è un fiore che a fine giugno trasforma terrazzi e bordure in piccoli spettacoli d’estate, e lo fa con una forma che è impossibile non notare: una sfera, sospesa in cima a uno stelo lungo, composta da decine di fiorellini. È l’agapanto. Lo chiamano “giglio africano”, e non è una pianta difficile: chiede sole, un terreno che non trattenga l’acqua e poco altro.
Indice
Cos’è l’agapanto: le caratteristiche
L’agapanto, nome botanico Agapanthus, è una perenne che arriva da lontano: la sua terra d’origine è l’Africa meridionale. Da lì porta con sé un’eleganza un po’ esotica e l’amore per la luce.
Le foglie sono nastriformi, lunghe, di un verde pieno; dal centro del ciuffo si alzano steli rigidi che terminano in quelle infiorescenze tondeggianti a ombrella, composte da tantissimi piccoli fiori tubolari. Blu, azzurro, viola, oppure bianco candido nelle varietà più luminose. La gamma di colori è una delle ragioni per cui piace così tanto.
Quanto diventa grande? Dipende molto dalla varietà. La Royal Horticultural Society indica altezze che vanno da una sessantina di centimetri fino a quasi un metro e ottanta nelle forme più imponenti; esistono però varietà nane decisamente più compatte, particolarmente indicate per chi non ha molto spazio. Ed è anche questa caratteristica a renderlo versatile: fiorisce in piena terra come in vaso, ed è perfetto nelle bordure, nei giardini di gusto mediterraneo e sui terrazzi, dove basta un po’ di colore per trasformarlo in un piccolo angolo garden fuori dal nostro salotto. Ci raccomandiamo di usare i guanti durante i momenti di giardinaggio dedicati all’agapanto, in quanto leggermente irritante.
Dove posizionare l’agapanto per farlo fiorire bene
Vogliamo l’agapanto carico di fiori? Allora la prima decisione è la più importante di tutte, e riguarda la luce. La posizione migliore è quella esposta: in pieno sole dà il meglio di sé e regala le fioriture più generose. Tollera una mezz’ombra leggera, soprattutto nelle regioni più calde dove il sole di luglio tende a essere davvero intenso, ma attenzione, perché qui scatta il classico errore.
Se la teniamo in un angolo poco illuminato, reagisce facendo foglie, foglie e ancora foglie, e dei fiori nemmeno l’ombra. Tante foglie non vogliono dire per forza che la pianta sia felice: spesso, semplicemente, ha bisogno di più luce. Sul balcone o sul terrazzo scegliamo quindi il punto più soleggiato che abbiamo, riparato dai ristagni d’acqua e al sicuro dai freddi più intensi. In giardino, invece, dà il suo meglio nelle bordure e nelle aiuole, accostato magari ad altre piante che amano il caldo e il sole.
Il terreno ideale
Sul terreno l’agapanto si adatta a parecchi tipi di suolo, ma su una cosa non transige affatto: il drenaggio. Il terreno perfetto è fertile, morbido, ricco di sostanza organica ma senza trattenere l’acqua, perché non sopporta una terra pesante, fredda, zuppa, in cui l’acqua resta ferma intorno alle radici (cosa a cui prestare attenzione in inverno). Per chi lo coltiva in vaso il consiglio è semplice: scegliamo un contenitore abbastanza profondo, con buoni fori di scolo sul fondo, e se il substrato tende a compattarsi mescoliamo del materiale drenante.
Quale concime usare
Durante la stagione vegetativa l’agapanto può essere concimato, in particolare quando è coltivato in vaso e ha quindi a disposizione meno terra da cui attingere. La scelta migliore ricade su un concime per piante fiorite, o comunque ricco di potassio: è proprio quest’ultimo a sostenere la fioritura.
Attenzione invece all’azoto. Un eccesso di azoto fa esattamente quello che non vogliamo: tante belle foglie verdi e pochissimi fiori. Quindi possiamo iniziare a concimare in primavera e proseguire durante la crescita e la fioritura, per poi ridurre molto o sospendere del tutto con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, quando la pianta rallenta e si prende il suo meritato riposo.
Come irrigare l’agapanto
Nella prima fase, subito dopo la messa a dimora e per tutta la stagione di crescita, vuole acqua con una certa regolarità. Vale ancora di più se è in vaso, dove la terra asciuga in fretta, in particolare nelle giornate di gran caldo. Una volta che si è stabilizzato e ha messo radici solide, però, diventa molto più autonomo e sopporta bene anche periodi un po’ più asciutti.
Non significa, però, che dobbiamo lasciarlo al suo destino: durante la fioritura e nei momenti di siccità prolungata è meglio non lasciarlo mai completamente a secco, altrimenti rischiamo di accorciare lo spettacolo. La regola, come sempre, è quella del buonsenso: prima di innaffiare, un dito nella terra. Se è asciutta, diamo acqua; se è ancora umida, aspettiamo. E un occhio sempre al sottovaso: l’acqua che ristagna lì sotto è una delle cause più frequenti di marciume alle radici.
Quanto dura la fioritura dell’agapanto
In genere fiorisce da metà estate fino all’inizio dell’autunno, parliamo indicativamente di una finestra tra giugno-luglio e settembre, con tutte le variazioni del caso legate al clima, alla varietà e alla zona in cui viviamo. Generalmente però è una fioritura lunga, distesa proprio da metà estate a inizio autunno.
Un piccolo gesto per tenerlo ordinato e in forma: man mano che gli steli sfioriscono, eliminiamoli. A meno che non vogliamo lasciarli di proposito, perché hanno un loro fascino decorativo e in certi vasi fanno la loro figura.
Perché l’agapanto non fiorisce
E arriviamo alla domanda che tutte temiamo: perché non fiorisce? Le cause possibili sono diverse, ma spesso è proprio per mancanza di luce: una posizione troppo ombreggiata non è indicata per lui. Poi c’è l’eccesso di azoto nel concime, altro grande responsabile delle foglie senza fioritura.
A volte invece è semplicemente questione di tempo o forse lo stress da siccità nel momento sbagliato, un inverno troppo freddo e rigido, un terreno costantemente bagnato. Alla fine, l’agapanto ha bisogno di sole, un nutrimento equilibrato e l’acqua dosata con criterio; se curato con cura, difficilmente delude.