Open space o stanze separate, pro e contro prima di abbattere le pareti

Luce, convivialità e percezione dello spazio da una parte; rumori, odori e ordine perenne dall'altra: cosa valutare prima della demolizione

Foto di Chiara Guarino

Chiara Guarino

Service e product designer

Designer del prodotto con un occhio allenato a cogliere dettagli, finiture e armonie tra estetica e funzionalità. Crede che la bellezza stia nelle relazioni ben calibrate tra le cose.

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Quando si pensa di ristrutturare casa, la prima tentazione di molti è quasi sempre quella di abbattere ogni muro non portante in vista. Il concetto di open space, lo spazio aperto e fluido, ha dominato il mondo dell’interior design per oltre due decenni. Ispirati dai loft industriali newyorkesi degli anni Settanta e dalla necessità di massimizzare la luce naturale nei contesti urbani, abbiamo imparato a disprezzare i corridoi e a sognare immense zone giorno dove cucina, sala da pranzo e salotto convivono senza soluzione di continuità.

Le dinamiche della vita domestica, però, stanno cambiando. Gli anni in cui abbiamo trasformato le case in uffici, palestre e aule scolastiche improvvisate hanno riportato in primo piano un’esigenza rimasta a lungo in secondo piano, la privacy.

I vantaggi dell’open space

L’impatto scenografico dell’open space è innegabile, e il vantaggio principale è la luce naturale senza ostacoli. Senza muri a bloccare i raggi del sole, la luce che entra dalle finestre può inondare l’intero piano e illuminare anche quegli angoli che in una disposizione classica resterebbero ciechi e bui. Il guadagno è estetico, ma tocca anche l’umore di chi ci vive e la bolletta energetica.

Il secondo vantaggio riguarda la convivialità. Chi cucina non è più relegato in una stanza separata, isolato dagli ospiti o dal resto della famiglia: preparare la cena diventa un atto sociale.

Zona giorno aperta con due divani, tavolo da pranzo e isola cucina attrezzata
Pexels
Chi cucina resta in contatto con il resto della stanza, e la preparazione della cena diventa un momento condiviso

Cambia poi la percezione dello spazio. Unendo due o tre stanze piccole in un unico grande ambiente la metratura totale resta identica, ma la percezione psicologica si moltiplica. È un trucco visivo prezioso nei piccoli appartamenti di città, dove eliminare le pareti divisorie può trasformare un trilocale angusto in un loft arioso.

Un grande spazio vuoto, infine, funziona come una tela bianca. Permette di giocare con divani modulari di grandi dimensioni, tappeti oversize e isole cucina scultoree che in stanze chiuse non troverebbero fisicamente posto.

Gli svantaggi

Vivere in un catalogo di design non è sempre pratico, e l’assenza di confini fisici porta con sé sfide quotidiane. In primis i suoni: senza pareti ad assorbire le onde sonore il rumore viaggia libero, i suoni si sovrappongono e si crea un potenziale caos acustico che rende difficile rilassarsi o concentrarsi.

Discorso simile per gli odori. Per quanto potente sia la cappa aspirante di ultima generazione, cucinare pietanze corpose, fritture o pesce in un open space significa condividere quegli odori con i cuscini del divano e le tende del salotto.

In un ambiente unico, poi, non c’è una porta da chiudere per nascondere i piatti da lavare o gli oggetti sparsi sul divano prima dell’arrivo di ospiti inattesi. L’open space richiede un ordine costante, perché ogni elemento fuori posto compromette l’estetica dell’intera zona giorno.

Open space con divano in pelle, tavolo da pranzo, isola cucina e scala con ringhiera metallica
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Un ambiente unico va tenuto in ordine di continuo, perché nulla può essere nascosto dietro una porta

Resta infine l’efficienza termica. Gli ambienti molto ampi e aperti sono fisiologicamente più difficili e costosi da climatizzare in modo uniforme rispetto a stanze piccole e chiuse, sia in riscaldamento sia in raffrescamento.

Le stanze separate

Il fascino della pianta tradizionale sta vivendo un ritorno. Il bisogno di ritagliarsi uno spazio personale, lontano dal trambusto domestico, ha restituito dignità formale ed estetica alle pareti, e in una casa con stanze chiuse ogni membro della famiglia può godere di un proprio spazio di quiete. Chi non vuole aprire un cantiere può ottenere lo stesso risultato dividendo gli ambienti senza costruire.

Con l’affermarsi dello smart working, avere una stanza o uno studio da chiudere fisicamente a fine giornata è diventato essenziale per separare il tempo del dovere da quello del riposo domestico.

Porta scorrevole in legno azzurro su binario a vista che separa la zona pranzo da una stanza attigua
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Una scorrevole su binario chiude l’ambiente a fine giornata senza rinunciare del tutto alla continuità

D’altro canto troppe pareti divisorie, specie in case di metratura limitata, possono far sembrare l’appartamento un labirinto di scatole chiuse, riducono la fluidità dei movimenti e danno un senso di costrizione. E i muri bloccano la luce: i lunghi corridoi ciechi o i disimpegni privi di finestre, tipici delle case tradizionali, richiedono un’illuminazione artificiale costante anche in pieno giorno.

Cosa verificare prima di demolire

Prima di procedere con la demolizione delle pareti conviene affidarsi a un professionista qualificato, perché gli aspetti tecnici e burocratici da valutare sono diversi. Va verificata la stabilità strutturale dell’edificio, dato che l’abbattimento di muri portanti richiede interventi complessi e costosi sotto la supervisione di un ingegnere.

Serve poi riprogettare l’impiantistica idraulica, elettrica e del gas nascosta nelle murature. Sul piano normativo, la modifica degli spazi interni impone l’approvazione di pratiche edilizie specifiche e il rispetto dei requisiti igienico-sanitari e aero-illuminanti stabiliti dalla legge.