A Possagno, sulle colline trevigiane ai piedi del massiccio del Grappa, a soli 80Km da Venezia, c’è un edificio dal gusto neoclassico e dalla storia interessante. È il tempio di Canova, vestito di candido marmo, tra colonne doriche e una maestosa scalinata.
Il rimando ai fasti della Grecia classica si nota guardando la facciata, mentre la cupola richiama con altrettanta evidenza la grande architettura romana. Ma sebbene il Tempio Canoviano sembri un’opera di epoche lontane, in realtà ha visto la luce solo nell’Ottocento.
A darle i natali il mitico Antonio Canova, un uomo che, più che limitarsi a scolpire la bellezza, aveva fatto del mondo antico il proprio ideale estetico. Non siamo quindi davanti a una semplice chiesa neoclassica, ma a una sorta di manifesto architettonico dell’artista.
Il punto è che Canova non riuscì mai a vedere l’opera ultimata. Lo scultore morì a Venezia il 13 ottobre 1822, quando il cantiere era ancora in corso, mentre l’inaugurazione è datata 1830, diventando anche il luogo dove sono conservate le spoglie del suo ideatore.
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Perché Canova fece costruire il Tempio di Possagno

La storia del tempio, o chiesa arcipretale della Santissima Trinità, parte da un desiderio personale. Nel 1818 Canova decise di non volere solo contribuire al restauro del vecchio edificio parrocchiale di Possagno, ma di finanziare la costruzione di uno nuovo.
L’artista scelse di sostenere la maggior parte delle spese di tasca sua, chiedendo invece al personale locale di contribuire con materiali e manodopera. Il progetto era in cantiere già da tempo, ma fu accelerato da una vicenda nota che lo riguarda.
Di fatti, dopo il rifiuto dei canonici di San Pietro di collocare nella basilica la statua della Religione da lui scolpita, l’artista destinò alla nuova chiesa di Possagno il denaro che aveva previsto per quell’opera.
Il tempio doveva essere un omaggio di Canova alla sua terra. L’artista era nato qui nel 1757 e, nonostante il suo lavoro lo tenesse spesso lontano e la sua vita orbitasse soprattutto tra Venezia e Roma, non smise di finanziare iniziative a favore della comunità.
Quando fu costruito il Tempio Canoviano
La prima pietra fu posata l’11 luglio 1819, alla presenza dello stesso Canova. La progettazione, che porta la sua firma, passò attraverso varie fasi, tra il 1804 e il 1818, avvalendosi anche della collaborazione e dei suggerimenti di professionisti veneziani.
Il Comune di Possagno indica il progetto come opera di Canova, con disegni di Pietro Bosio e suggerimenti dell’architetto Antonio Selva. Ma per capire le attribuzioni dell’intera opera progettuale è necessario fare alcune precisazioni.
A livello storico, Treccani effettua una ricostruzione puntuale dei consigli architettonici: nel 1819, dopo la morte di Selva, Canova chiese un parere all’architetto Antonio Diedo sul progetto iniziale.
Fu lui a formulare alcune osservazioni critiche, ma le sue varianti non furono mai accolte nella realizzazione definitiva. Alla morte di Canova, nel 1822, fu il fratellastro Giovanni Battista Sartori, suo erede universale, a portare avanti l’impresa.
Il Tempio fu inaugurato nel 1830, ma alcune fonti istituzionali riportano il completamento solo nel 1832, due ulteriori anni che segnarono le definitive tappe di ultimazione dell’edificio e delle sue sistemazioni.
Qual è lo stile architettonico del Tempio di Canova

Il Tempio è uno dei più importanti esempi di architettura neoclassica del Veneto. La sua peculiarità risiede soprattutto nella combinazione di riferimenti all’antichità greca, romana e alla tradizione cristiana, riuniti in una composizione rigorosa.
L’elemento più spettacolare è il pronao: un portico monumentale con doppia fila di otto colonne doriche, esplicito richiamo al Partenone di Atene. Il colonnato sostiene un frontone classico, nel quale Canova aveva previsto metope con scene bibliche.
L’artista ne realizzò sette, senza tuttavia portare a compimento l’intero programma decorativo. Alle spalle del pronao compare il corpo centrale cilindrico, coperto da una grande cupola, che richiama invece il Pantheon romano.
È proprio questa sovrapposizione di modelli a rendere il Tempio così interessante: il Partenone e il Pantheon non sono copiati alla lettera, ma diventano invece una sintesi ideale dell’architettura classica, temperata con il gusto personale di Canova.
Il terzo elemento è l’abside dell’altare maggiore, rialzata rispetto allo spazio centrale. Dall’interpretazione proposta dal Comune di Possagno, le tre parti possono essere lette come una successione simbolica: Grecia, Roma e cristianesimo, quest’ultimo inteso come compimento della storia precedente.
Tempio Canoviano: i maestosi interni

Se l’esterno colpisce per il rigore geometrico, l’interno tende ad ammorbidire e smussare “gli spigoli visivi”, grazie alla presenza di pitture e sculture, in un equilibrio vicino alla sensibilità neoclassica di Canova.
Al centro si apre lo spazio circolare dominato dalla cupola, mentre l’altare maggiore conserva la grande Deposizione di Cristo, dipinta da Canova per la precedente chiesa parrocchiale di Possagno.
Il dipinto fu realizzato alla fine del Settecento e dopo ritoccato dall’artista nel 1810 e nel 1821. La pala reca anche una significativa iscrizione che testimonia il legame personale dell’autore con il paese.
Il Tempio custodisce anche opere provenienti dalla precedente chiesa e interventi realizzati dopo la morte dello scultore. Tra questi la Pietà, modellata da Canova nel 1820 e tradotta in bronzo dopo la sua morte. Un’altra presenza fondamentale è quella della sua sepoltura.
Qui il progetto architettonico diventa anche un monumento allo stesso Canova, unendo l’amore dell’artista per la sua comunità e la sua memoria. La tomba si trova infatti all’interno dell’edificio, accanto a quella del fratellastro Giovanni Battista Sartori-Canova.
Tempio di Possagno e Gypsotheca: l’anima di Canova

Il valore del Tempio Canoviano, come accennato, sta nella sua doppia natura. Da una parte è una chiesa, nata per rispondere a un’esigenza concreta della comunità, dall’altra è un ricordo tangibile dell’artista, le cui spoglie sono accolte nella sua ultima opera progettuale.
Non è casuale che la facciata guardi all’orizzonte con la solennità di un tempio antico e che, entrando, si passi dal linguaggio greco del pronao alla spazialità romana della rotonda, fino all’abside cristiana.
L’intero edificio traduce in architettura quell’idea di bellezza ideale che Canova aveva perseguito nella scultura. E c’è un ultimo dettaglio che rende Possagno quasi una piccola capitale canoviana.
A poche centinaia di metri dal Tempio si trova la Gypsotheca, dove furono trasferiti, dopo la morte dell’artista, i modelli in gesso provenienti dal suo studio romano per volontà di Sartori.
Il paese conserva così non soltanto il monumento progettato da Canova, ma anche una parte fondamentale del suo processo creativo. Un modo per leggere i primi abbozzi di idee dello scultore, che sarebbero divenuti poi le meravigliose opere che tutto il mondo ama.