Renzo Piano: “Costruisco luoghi di pace. I ponti non devono crollare, uniscono”

Ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", Renzo Piano ricorda la tragedia del Ponte Morandi del 14 agosto 2018

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Martina Dessì

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Un taccuino che esce dalla tasca, qualche tratto a matita e poi di nuovo al suo posto. Renzo Piano ha imparato questo gesto da un amico scrittore, molti anni fa, e da allora le sue idee prendono forma così, in silenzio, prima di trasformarsi in musei, auditorium, grattacieli. Anche il Ponte Genova San Giorgio, il viadotto che oggi attraversa la valle del Polcevera nel punto in cui sorgeva il Ponte Morandi, è nato da uno schizzo. A Che tempo che fa, l’architetto genovese ripercorre quella storia attraverso la tragedia che ha ferito la sua città, l’idea di architettura come strumento di pace e il legame con Italo Calvino.

Ponte Genova San Giorgio, come è fatto il viadotto di Renzo Piano

Il 14 agosto 2018 il cedimento del viadotto sul Polcevera, progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi e aperto nel 1967, causò 43 vittime. Piano interpreta quel disastro come il risultato dell’incuria e dell’inerzia di chi avrebbe dovuto vigilare. Per un progettista, sottolinea, l’eventualità che un ponte ceda resta inaccettabile.

Pochi giorni dopo l’architetto offrì gratuitamente alla città il progetto del nuovo Ponte Genova San Giorgio, inaugurato il 3 agosto 2020. I numeri raccontano bene l’opera: 1.067 metri di lunghezza, 19 campate e 18 pile in cemento armato a sezione ellittica, forma scelta per lasciar filtrare più luce verso il fondovalle. L’impalcato in acciaio richiama la chiglia di una nave e 18 antenne luminose alte 28 metri ne evocano gli alberi. I pannelli fotovoltaici coprono quasi tutto il fabbisogno energetico, mentre robot e sensori tengono sotto controllo la struttura.

Piano ricorda il cantiere come un’esperienza corale con circa mille persone, tra operai e operaie, al lavoro senza interruzioni per un anno intero. La costruzione procedeva su due fronti paralleli. Sul posto si realizzavano le parti in calcestruzzo, nei cantieri navali di Fincantieri prendevano forma gli elementi metallici. Una scelta che lega l’opera all’identità della città e ai versi di Giorgio Caproni, il poeta che ha raccontato Genova come una materia fatta di metallo e vento. Il principio di fondo resta limpido. I muri separano, i ponti mettono in relazione persone e territori.

Renzo Piano e l’architettura come luogo di pace: la lezione di Italo Calvino

Per Piano progettare significa creare luoghi di pace, spazi pubblici che ospitino l’incontro: piazze, auditorium, musei, ponti. Si definisce pacifista e collega questa convinzione all’infanzia, trascorsa sui banchi delle elementari negli anni della ricostruzione postbellica. Da quella stagione deriva una definizione di felicità molto concreta che corrispondeva alla fine di un conflitto.

Il legame con Italo Calvino, ligure come lui, aggiunge un tassello al suo metodo di lavoro. L’autore delle Lezioni americane, che alla leggerezza dedicò una delle sue riflessioni più celebri, aveva l’abitudine di fissare le idee su piccoli fogli tenuti in tasca, con estrema discrezione. Piano ha fatto propria quella pratica: un taccuino sempre a portata di mano, dove annotare intuizioni e schizzi destinati a diventare progetti. Una disciplina che ritorna nella leggerezza di molte sue architetture, a partire proprio dal ponte di Genova.

Chi è Renzo Piano: dal Centre Pompidou al Premio Pritzker

Nato a Genova nel 1937 in una famiglia di costruttori, Renzo Piano si laurea al Politecnico di Milano nel 1964. La notorietà internazionale arriva nel 1977 con il Centre Pompidou di Parigi, firmato con Richard Rogers: un edificio che porta all’esterno impianti, scale mobili e strutture, trasformando la tecnica in linguaggio architettonico.

Nel 1981 fonda il Renzo Piano Building Workshop, con studi a Parigi e Genova, da cui nascono progetti come l’Auditorium Parco della Musica di Roma, lo Shard di Londra, il Whitney Museum di New York e la riqualificazione del Porto Antico genovese. Nel 1998 riceve il Premio Pritzker, il massimo riconoscimento per un architetto. Dal 2013 è senatore a vita e destina il compenso al gruppo G124, giovani professionisti impegnati nella rigenerazione delle periferie.