Dai filari del Clos de Vougeot il castello compare basso e compatto, poggiato sulla parte alta della vigna. Da vicino si distinguono la facciata in pietra chiara, le due torri quadrate con le coperture a punta, i tetti spioventi e il portale ad arco al centro. Intorno, per una cinquantina di ettari, ci sono soltanto viti e muri di pietra.
Le origini dello Château du Clos de Vougeot sono legate al vino: i primi edifici, cioè le cantine e i locali per la torchiatura, li hanno costruiti i monaci cistercensi nel Medioevo. La residenza è arrivata qualche secolo dopo, quando un abate di Cîteaux ha deciso di farsi costruire una dimora proprio accanto alle cantine.
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Dove si trova lo Château du Clos de Vougeot
A Vougeot, nel dipartimento della Côte-d’Or, lungo la Route des Grands Crus che collega Digione a Beaune: questo tratto di Borgogna è la Côte de Nuits, e Vougeot è uno dei paesi più piccoli della costa viticola, stretto fra Chambolle-Musigny e Vosne-Romanée: buona parte del suo territorio coincide con il Clos.
La parola clos, in francese, indica un terreno chiuso. Qui la chiusura è letterale, perché un muro in pietra circonda i circa 50 ettari di vigna. I monaci lo hanno innalzato nel Medioevo per segnare e difendere le loro terre, e quel recinto coincide ancora oggi con i confini del Grand Cru. Il castello si trova all’interno delle mura, nella parte più alta del vigneto.
La storia, dai monaci cistercensi alla dimora rinascimentale
La storia comincia a Cîteaux, l’abbazia fondata alla fine dell’XI secolo nella pianura poco lontana. All’inizio del XII secolo i monaci cistercensi hanno ricevuto in dono, e in parte acquistato, i primi appezzamenti di vigna, e sul posto hanno costruito gli edifici per lavorare l’uva e conservare il vino. Era la classica architettura severa: muri spessi e grandi volumi, pensata per il lavoro.
Il passaggio decisivo arriva nel 1551. Dom Jean Loisier, quarantottesimo abate di Cîteaux, fa costruire accanto al cellier una residenza in stile rinascimentale destinata a sé stesso: è la parte che oggi chiamiamo castello.

Con la Rivoluzione il clos è stato confiscato e venduto come bene nazionale, e nel corso dell’Ottocento gli edifici hanno attraversato un lungo periodo di abbandono. Nel 1889 il castello è stato acquistato da Léonce Bocquet, negoziante di vini di Savigny-lès-Beaune, che ha avviato un vasto restauro e ci ha investito una fortuna, fino a sfiorare la rovina; alla sua morte è stato sepolto all’interno della proprietà.
Molto dell’aspetto attuale della dimora si deve a quel cantiere di fine Ottocento. Il riconoscimento ufficiale è arrivato nel 1949, con la classificazione dell’intero complesso tra i monumenti storici di Francia.
L’architettura del castello tra pietra, torri e cortili
Dal piazzale si presenta come una dimora signorile. La pietra chiara dà all’insieme un tono luminoso, le due torri quadrate sono coronate da coperture appuntite e i tetti, molto inclinati, scendono ripidi sui volumi della casa. Le finestre sono divise da montanti e traverse in pietra, le classiche finestre a crociera dell’architettura civile francese del Rinascimento. Al centro della facciata, l’ingresso ad arco introduce agli spazi interni.
Oltre il portale, il complesso si organizza attorno ai cortili. La residenza rinascimentale si affaccia sulla cour d’honneur, il cortile d’onore, mentre la parte medievale si raccoglie attorno a una corte più piccola: la cuverie la circonda su quattro lati, con un impianto che ricorda quello di un chiostro.
Gli interni da visitare: antiche cantine, torchi e travi di legno
La visita ordinaria si concentra sugli antichi edifici di produzione. La parte residenziale rinascimentale non è interamente compresa nel percorso. Nella torre nord-est si trova una cappella decorata con stemmi dipinti, interessata dal restauro del 2024 e aperta eccezionalmente durante le Giornate del Patrimonio.
Si comincia quindi dalla cuverie, l’ambiente in cui l’uva veniva pigiata e torchiata. Le gallerie girano attorno alla piccola corte, e sotto le travi trovano posto i quattro enormi torchi in quercia, testimonianza dell’antica attività vinicola dei monaci. Sono torchi a cabestano: un argano girato a forza di braccia faceva scendere una pressa gigantesca sulle vinacce. Accanto si allinea una doppia fila di tini.

Il cellier del XII secolo è un ambiente vastissimo e mezzo interrato, costruito per ospitare circa duemila botti. Otto grandi pilastri di pietra reggono una carpenteria di travi di quercia vecchie di secoli, e lo spazio, lungo e regolare, conserva ancora la misura di un magazzino monastico. Oggi è la sala delle grandi cerimonie.
Al piano superiore, sopra il cellier, c’è il dormitorio dei fratelli conversi. I conversi erano religiosi laici legati alla comunità cistercense, che si occupavano delle attività pratiche, dalla vigna ai magazzini, mentre i monaci si dedicavano soprattutto alla preghiera. Il soffitto è una grande carpenteria lignea del XIV secolo, una selva di travi di quercia che copre l’intera sala e che da sola giustifica la salita.
Il castello oggi, tra tradizioni del vino e curiosità gastronomiche
Il castello ha smesso da tempo di produrre vino, ma il vigneto intorno continua a dare Grand Cru rossi da Pinot Noir, divisi oggi fra circa ottanta proprietari e oltre un centinaio di parcelle: un mosaico di etichette diverse dentro lo stesso muro.
Dal 1944 il Clos è la sede della Confrérie des Chevaliers du Tastevin, la confraternita nata nel 1934 per promuovere i vini di Borgogna. Nel grande cellier si tengono i suoi capitoli, con l’investitura dei nuovi cavalieri e banchetti che riuniscono centinaia di ospiti.
Il castello è legato anche ai Climats della Borgogna, iscritti nella lista UNESCO nel 2015. E poi c’è la cucina. Il piatto simbolo della casa è l’uovo in meurette, uova in camicia servite in una salsa al vino rosso, e nel 2019 il castello ha ospitato il primo Campionato mondiale dedicato a questa ricetta, con tredici chef in gara.