Stefania la mamma DJ che lotta per il diritto allo studio a distanza

Stefania ha 38 anni, una bambina di pochi mesi, e da un anno studia per laurearsi. Il Covid le ha tolto la stabilità economica e lei si è reinventata.

Irene Vella Giornalista televisiva Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

Stefania ha 38 anni, una bambina di tre mesi, Ginevra, e da un anno e mezzo ha ripreso a studiare per laurearsi. Il Covid è entrato a gamba tesa nella sua vita, togliendole nel giro di poco entrambi i lavori che svolgeva, ma, come tutte le donne, non ha perso tempo, cercando una soluzione che le restituisse l’indipendenza economica e la gioia di sentirsi realizzata. La sua passione nasce con la musica, seguendo le orme del padre, all’età di 18 anni, dopo una gavetta tra radio e discoteche, nel 2004 comincia ad essere apprezzata anche all’estero, arrivando a suonare in festival in tutta Europa, Australia, Canada, Messico e America, diventando DJ Stephanie. Un percorso lavorativo fatto di emozioni che le permette di girare il mondo portando la sua musica e la sua energia.

Arriva ad aprire una sua etichetta discografica per dar spazio anche ad altre ragazze, cercando anche di essere un esempio per chi la segue,  perché astemia e lontana dalle droghe. Un lavoro che occupa i suoi weekend, mentre durante la settimana si dedica alla professione di educatrice nido e docente della scuola dell’infanzia, purtroppo sempre da supplente perché non possiede la laurea in “scienze della formazione primaria”. Con l’avvento della pandemia le serate vengono cancellate e le lezioni sospese, ma dopo aver chiuso la porta della classe in lacrime, capisce che i bambini sono il suo futuro, si iscrive all’università, scopre di essere incinta e decide che deve farcela, anche per sua figlia. Questa è la sua storia.

Stefania quanto è difficile conciliare il ruolo di mamma e studente?
Difficile è dir poco. Ho partorito a fine aprile, la stanchezza fisica e psichica, i cambiamenti,  l’emozione più bella che una donna può provare, nuove responsabilità, una miriade di emozioni si intrecciano l’una con l’altra. Ma io non sono solo una mamma, sono la compagna del padre di mia figlia, ho una casa da seguire, le lavatrici dei tanti body da fare, stirare, cucinare e in più ho una gattina. Con questa nuova vita non potevo mettere da parte il percorso universitario che avevo intrapreso e con la possibilità di dare gli esami online nel primo e secondo appello mi sono buttata. Tra una poppata e l’altra, calcolando che i neonati i primi due mesi sono sempre attaccati al seno, e durante le sue dormite, invece di riposarmi studiavo e sempre con lei al mio fianco, studiavo anche di notte, quando lei dormiva. Tanti sono stati i momenti di sconforto e di lacrime, perché l’Università ha i suoi costi e ho una famiglia. Guardavo lei e le dicevo “studierò e diventerò una maestra a tutti gli effetti: te lo prometto” Le ultime due settimane di giugno mi sono recata dai miei genitori, e con il loro aiuto sono riuscita a dare ben 7 esami. Durante la gravidanza sono riuscita a seguire le lezioni da casa, i laboratori, e dare 5 esami al settimo mese. Tutto questo sarebbe stato impossibile se fosse stato solo ed esclusivamente in presenza. Non avrei mai guidato per 400km con il pancione, calcolando i rischi della strada e la stanchezza.

So che a questo proposito hai lanciato una petizione che ha raccolto molte firme, che cosa chiedi? 
Dopo aver vissuto sulla mia pelle la modalità a distanza e dopo aver conosciuto tante ma veramente tante mamme (ci siamo fatte forza e aiutate a studiare l’una con l’altra), ma anche studenti con difficoltà a muoversi, chi per salute, chi perché abita fuori regione come me, ma anche lavoratori, ho capito quanto sia stata utile e il giovamento che in questa difficile pandemia ha portato. Chiedo che le università sposino la didattica in presenza e on line a scelta dello studente. Naturalmente parlo per il mondo universitario, perché sono consapevole di quanto sia stato difficile per i bambini, adolescenti e i genitori stessi essere in DAD.

Quali sono le categorie che vengono più colpite dal ritorno in presenza?
Genitori: se sei in DAD, svolgi l’esame ma quando hai finito sei a casa tua, con i figli. Studenti lavoratori: una richiesta di un permesso di poche ore  per poi rientrare al lavoro. Studenti con bisogni speciali e per chi abita lontano o fuori regione. Gli studenti che vogliono vivere la vita universitaria in presenza non mancheranno mai

Come mai secondo te le università non vogliono lasciare la doppia possibilità di seguire online o in presenza?
Mi sono posta spesso questa domanda, anche perché, cosa cambia portare avanti entrambe le modalità, calcolando che dopo un anno e mezzo docenti e studenti hanno preso dimestichezza con la tecnologia? Anzi ci stiamo adeguando al futuro. In varie fasi della pandemia, prima che le regioni si trovassero in zona arancione o rossa, vi era la possibilità di seguire in presenza o a distanza. E per quanto concerne gli esami, al momento della prenotazione vi era la possibilità di scelta in presenza o online. Un investimento c’è stato per attivare queste piattaforme, quindi perché non proseguire? Forse per un un discorso economico, visto che la città dove si trovano gli atenei potrebbero avere delle perdite finanziarie. Ma come ho detto non mancheranno mai gli studenti che vogliono vivere la vita universitaria in città. Se avessi 20 anni lo farei anch’io. La cosa bella di questo percorso è che sto conoscendo tante persone, di varie età e provenienza, preoccupate dal ritorno al 100% in presenza, soprattutto per il timore del rischio contagio.

Cosa sogni per il tuo futuro e per quello di tua figlia? 
Per il mio futuro e quello di mia figlia sogno di poterle dare i giusti mezzi di sostentamento, non solo dal punto di vista economico, che ci consentano una vita umile, ma serena. E soprattutto che lei impari a distinguere il bene dal male, che impari il valore del rispetto e della cultura, aspetti che si intrecciano e strumento per destreggiarsi fra le difficoltà della vita. La deejay non l’avrei fatta per sempre, mentre lavorare per i bambini è ciò che faccio e perseguo da anni. Perché se suonare di fronte a una grande platea era bellissimo e mi manca, non è niente di paragonabile alla gioia di diventare mamma e di studiare per un futuro migliore che mi permetta di acquisire un ruolo più incisivo, ufficiale e competente al servizio dei più piccoli. Mi sento realizzata nel raggiungere un traguardo a cui avevo già aspirato, ma la determinazione e la consapevolezza che sto mettendo attualmente fa la differenza. La soddisfazione più grande sarà scattare una foto con mia figlia in braccio, il giorno della mia laurea, perché l’avremmo costruita insieme.

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