Gianpaolo Baggio, salvato dalla determinazione, dal coraggio e dalla speranza

Gianpaolo Baggio è vivo e sta bene. A salvarlo non è stata la fortuna, ma la speranza e la determinazione di Amadio Pittoni e della squadra dei Vigili del Fuoco

Alcuni dicono che aggrapparsi alla speranza non sempre serve perché spesso questa ci allontana dalla realtà trasportandoci nel vortice dell’illusione e della delusione. E in effetti abbiamo imparato sulla nostra pelle che non sempre quella virtù, piccola ma immensa, ci ha restituito quello che davvero desideravamo.

Ma la verità è che la speranza non è sinonimo di illusione o di ottimismo, ma di coraggio. Lo stesso coraggio che ha permesso a Gianpaolo Baggio di camminare, ridere e sognare ancora. Di vivere.

Il suo nome, probabilmente, lo conoscete già perché nelle ultime ore sta rimbalzando sui social e sui giornali, e prima ancora si leggeva tra i numerosi appelli di aiuto. Sì perché l’uomo, 31enne di Torreano, era scomparso da oltre una settimana dopo essersi addentrato nelle montagne friulane, sopra Pulfero, per un’escursione.

La scomparsa e il ritrovamento

Era il 25 giugno quando si sono perse le tracce di Gianpaolo Baggio. Giorno dopo giorno, per oltre una settimana, i Vigili del Fuoco, insieme al Soccorso alpino e ai volontari della Protezione Civile hanno fatto ricerche su ricerche, attraversando sentieri e ripidi pendii. Sorvolando la zona con gli elicotteri e i droni. Ma più passava il tempo, più la speranza di ritrovarlo vivo si affievoliva.

E se da una parte sembrava ormai certo che l’uomo non sarebbe sopravvissuto, dall’altra c’era ancora chi continuava a sperare. Gianpaolo, che nonostante le condizioni critiche attendeva la salvezza, e i Vigili del Fuoco che non si sono arresi.

Nonostante le numerose perlustrazioni già effettuate, la squadra di ricerca, capeggiata da Amadio Pittoni, ha riesaminato le mappe e si è messa in moto. Durante l’ennesima ispezione tra le montagne friulane in elicottero, i soccorritori hanno avvistato un puntino blu: era il caso di Gianpaolo.

L’escursionista si trovava sulla ferrata Palma, non lontano dal sentiero principale. A causa di una scivolata era caduto tra le rocce della montagna e lì era restato senza viveri, acqua e telefono cellulare. Ma la speranza della salvezza lo ha tenuto in vita e in quei giorni di isolamento si è idratato con l’acqua di un ruscello vicino e con il fango.

Chi ha salvato Gianpaolo Baggio

Quella di Gianpaolo Baggio è una storia incredibile con un lieto fine che tutti aspettavamo. Ma nel suo caso non si è trattato di fortuna o di un destino già scritto, perché a salvare l’escursionista disperso sono stati la speranza e la determinazione. Il coraggio di credere che tutto sarebbe andato bene.

Quello dei Vigili del Fuoco, che non hanno smesso di continuare le ricerche, quando ormai si credeva che l’uomo fosse morto. E quella di Amadio Pittoni, caposquadra e Responsabile delle Operazioni di Soccorso, che non ha pensato di fermarsi neanche per un istante.

Al quinto giorno, infatti, gli era stato consigliato di fermarsi perché le probabilità che Gianpaolo fosse ancora vivo erano quasi nulle. Ma è stato lui, insieme ai suoi colleghi, a scegliere di continuare. È stato sempre lui che, studiando le mappe dell’escursionista ha voluto ripercorrere ancora quei sentieri perché sperava di ritrovarlo. E non si sbagliava.

Dopo averlo individuato si è calato tra quelle rocce per raggiungere Gianpaolo Baggio e portarlo in salvo. “Spero che dopo questa vicenda la prossima volta nessuno mi dica più di “lasciare al destino” uno scomparso” – ha dichiarato Pittoni – “Di fronte alla sorte di un essere umano non c’è fatica, non ci sono costi”.