Un bambino chiede ai passanti di accendergli una sigaretta, l’esperimento sociale contro lo smog commuove

Dietro un video diventato un appello collettivo, si nasconde una realtà preoccupante: l’aria inquinata minaccia la salute dei più piccoli

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Redazione

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Un bambino chiede ai passanti di accendergli una sigaretta. Ovviamente le persone si rifiutano perché sanno che fumare fa male, figuriamoci a un ragazzino. Poi lui mostra un cartello con poche parole: «Mi aiutate a smettere?».

Il messaggio è semplice e difficile da ignorare: mentre gli adulti proteggono un bambino dai pericoli del fumo, spesso non riescono a proteggerlo dall’aria inquinata che respira ogni giorno. È questa contraddizione a rendere l’esperimento sociale così incisivo e a trasformare il video, ideato da Gibbo&Lori e prodotto da The BigMama nell’ambito della campagna di Cittadini per l’Aria, in un appello alle amministrazioni italiane, chiamate a mettere la salute dei cittadini, soprattutto dei più piccoli, al primo posto.

Piccoli polmoni, un’aria che nessuno ha scelto

Anche se quel bambino non ha mai toccato una sigaretta, ogni giorno respira un’aria che gli fa male. Dietro la finzione del video ci sono numeri reali che fanno paura. Ancor prima dell’accensione dei riscaldamenti, attivi a Milano dal 15 ottobre, tra il 29 settembre e l’8 ottobre è stata registrata una media di PM2.5 pari a 24,2 microgrammi per metro cubo, ben oltre i 15 che l’Oms raccomanda di non superare per più di tre o quattro giorni all’anno. In quattro di quei dieci giorni è stato oltrepassato anche il limite di 25 microgrammi previsto dalla nuova direttiva europea per il 2030.

Il primo responsabile di questa situazione è il traffico, che secondo l’inventario delle emissioni di Arpa Lombardia è la prima fonte di emissioni dirette di ossidi di azoto, di PM10 e di PM2,5 nel Comune di Milano. Ma la situazione non riguarda solo il capoluogo lombardo, anzi è comune a molte città italiane: Palermo, Napoli e Torino sono tra quelle che hanno superato il limite giornaliero di legge per il PM10.

A pagare il prezzo più alto sono proprio i bambini, quelli che ogni mattina accompagniamo a scuola tenendoli per mano. «Respirano più velocemente degli adulti e vivono più vicini al suolo, dove alcuni inquinanti possono raggiungere le concentrazioni più alte, come ci ricorda l’Oms», spiega Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria. L’esposizione allo smog durante lo sviluppo del sistema nervoso e immunitario può provocare danni permanenti. L’aria che accompagna i bambini nel tragitto verso la scuola o durante un pomeriggio al parco non è quindi un dettaglio, ma una questione di salute.

Cambiare è possibile ma serve coraggio

Ridurre l’inquinamento da traffico è possibile e Londra lo dimostra: qui qualcuno ha avuto il coraggio di scegliere e oggi l’aria che i londinesi respirano è più pulita. Grazie a un insieme di misure, tra cui la zona a emissioni ultra-basse, la Capitale britannica ha visto calare in modo sensibile gli inquinanti e, secondo l’Imperial College London, sono diminuiti anche i decessi attribuibili all’inquinamento.

Uno studio pubblicato su The Lancet Public Health ha associato, inoltre, l’introduzione della zona a una crescita più sana dei polmoni dei bambini: dietro ogni miglioramento ci sono bambini che corrono, giocano e respirano meglio.

In Italia, intanto, si va in direzione opposta. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che rinvia ancora il divieto di circolazione per i diesel Euro 5 in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. «Una scelta assurda», commenta Gerometta, che ricorda come per la terza volta venga rimandato il divieto per veicoli risalenti al Dieselgate, proprio nelle aree più inquinate della Pianura Padana.

Intorno all’appello, però, si è stretta una comunità che non ha nessuna intenzione di arrendersi. Volti noti come Caterina Balivo, Flaminia Scarpigliati e Benedetta Scuderi hanno scelto di sostenerlo, insieme a centinaia di pagine Instagram. Tutti chiedono misure più stringenti di quelle presenti nella bozza di recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria: meno auto in città, trasporto pubblico efficiente, strade sicure per chi va a piedi e in bicicletta, zone protette intorno alle scuole, perché ogni genitore possa accompagnare i propri figli senza paura.