Che Vittorio Sgarbi abbia fatto dell’arte una presenza costante della sua vita non è certo una sorpresa. Basta però entrare nella sua casa romana per capire fino a che punto questa passione abbia conquistato anche gli spazi più privati. L’appartamento nel cuore della Capitale è infatti molto più di una semplice abitazione: tra migliaia di libri, dipinti, sculture e arredi d’epoca, ogni stanza custodisce qualcosa da osservare, proprio come in un museo.
Un ambiente decisamente personale, lontano dalle case essenziali e perfettamente ordinate che siamo abituati a vedere sulle riviste di arredamento. Qui sono le opere, i volumi e gli oggetti raccolti negli anni a dettare le regole e a trasformare la visita in un’esplorazione nel mondo del critico d’arte.
Vittorio Sgarbi, la casa è invasa da oltre 10mila libri
Il primo elemento che colpisce è la biblioteca, anche se chiamarla così è quasi riduttivo. Vittorio Sgarbi possiede infatti più di 10mila libri, sistemati in ogni spazio disponibile. Le librerie non bastano e i volumi finiscono per comparire anche negli angoli meno prevedibili, creando quell’effetto di accumulo che rende la casa immediatamente riconoscibile.
Del resto, per il critico l’arte non è qualcosa da separare dalla quotidianità. Dipinti, sculture, fotografie e pezzi d’antiquariato convivono con divani, tavoli e oggetti di uso comune. Tra le opere presenti ci sono lavori riconducibili alla collezione Cavallini Sgarbi, legata anche alla figura della madre Rina Cavallini, oltre a tele di artisti molto diversi tra loro.
Nelle stanze trovano posto, tra gli altri, una Santa Lucia di Ribera, il ritratto di Olga firmato da Franz von Stuck e Il crollo di Alberto De Stefani. Non mancano poi immagini sacre, ritratti e soggetti femminili, in un percorso che cambia continuamente da una stanza all’altra.
Dalla cupola di Borromini alla scultura più irriverente
Tra tutti i dettagli della casa, ce n’è uno che non appartiene alla collezione di Sgarbi ma riesce comunque a rubare la scena. Dalle finestre e dalla terrazza si può ammirare da vicino la cupola di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro di Francesco Borromini. Una presenza scenografica che sembra quasi entrare nell’appartamento e che, per un appassionato d’arte come lui, vale quanto un quadro appeso alla parete.
Il gusto di Sgarbi, però, non si ferma certo alla solennità del Barocco. In camera da letto compare anche una scultura fallica napoletana del Settecento dal contenuto decisamente esplicito, che il critico ha raccontato più volte con la consueta ironia. Accanto, una grande tela del 1926 firmata da Fabbricatore contribuisce a rendere anche questa stanza perfettamente coerente con il resto della casa.
Vittorio Sgarbi, una casa costruita a quattro mani con Sabrina Colle
A dare forma agli ambienti ha contribuito anche Sabrina Colle, compagna storica di Sgarbi. È stata lei a seguire molte scelte legate alla casa, dagli arredi ai tessuti, mentre il critico si è occupato soprattutto di ciò che conosce meglio: le opere.
In fondo, questo appartamento sembra seguire una sola regola: lasciare spazio a tutto ciò che il politico ama e ha scelto di conservare negli anni. I libri si mescolano ai quadri, le sculture agli arredi e ogni stanza finisce per avere un carattere diverso. Più che una casa da tenere perfettamente in ordine, è un luogo da attraversare e osservare, quasi fosse una collezione privata ancora in movimento.