Sharon Stone, l’ultimo regalo del nipotino River: “Ha salvato tre persone”

L'attrice torna a parlare del lutto che ha colpito la sua famiglia: la morte del nipotino, morto lo scorso agosto

Niente può alleviare il dolore per la perdita di una persona cara, specie quando questa perdita riguarda un bambino. Così, per Sharon Stone, la sofferenza per la morte del nipotino River, strappato via alla sua famiglia a solo un anno a causa di un’insufficienza multiorgano è ancora lancinante. Ma c’è una cosa che in questi giorni ha portato un minimo di consolazione ed è la stessa attrice a rivelarlo in un’intervista a People.

Niente ha aiutato la nostra famiglia a sopportare la tragica morte di River come la donazione dei suoi organi. Il fatto che abbia salvato la vita a tre persone, due bambini e un uomo di 45 anni, ci ha dato un po’ di pace.

River è morto lo scorso 30 agosto, dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale. La diva si trovava a Venezia per partecipare alla sfilata di Dolce & Gabbana e alla Mostra Internazionale del Cinema, ma è dovuta partire all’improvviso per volare negli Stati Uniti e stare vicina al fratello, alla moglie e al suo nipotino. “Ci serve un miracolo” aveva scritto su Instagram chiedendo ai suoi fan di pregare per il piccolo.

Purtroppo, però, non c’è stato niente da fare ed è stata la stessa Sharon a comunicare la triste morte del piccolo sempre sui social con un video che lo ritraeva mentre giocava e si divertiva, come qualunque bambino di un anno e mezzo.

“Era il nostro piccolo burlone, il nostro bambino acquatico, il nostro piccolo buongustaio, ora River è diventato anche un eroe. Morendo, il nostro bambino ha dato un contributo a questo mondo molto più grande di quanto la maggior parte di noi possa mai sperare di dare”, hanno scritto i genitori Patrick e Tasha sulla pagina del Center for Organ Recovery and Education.

E Sharon Stone ha voluto fare un appello e riportare la sua esperienza per raccontare come la donazione abbia in qualche modo affievolito quel dolore viscerale: “Può accadere una tragedia nella propria vita, nella propria famiglia. Per la nostra famiglia questa opportunità di essere donatori di organi è stata una salvezza. Non tutti la pensano allo stesso modo su questo tema. Però a noi ha dato un po’ di pace“.

 

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